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venerdì 21 settembre 2018

Macché dazi, record!


Chi temeva che la guerra commerciale avrebbe fermato il bull market dei mercati americani ieri è stato seccamente preso in giro dal doppio record storico realizzato in contemporanea dagli indici Dow Jones (+0,97% a 25.662) e SP500 (+0,85% a 2.932,5). Sono invece rimasti un po’ indietro il settore high tech, rappresentato dall’indice Nasdaq100, ed anche il Russell 2000, che comprende le medie e piccole capitalizzazioni.
Questo indici, soprattutto il Nasdaq100, nelle precedenti incornate rialziste del toro aveva sempre guidato l’assalto. Ieri sono saliti anch’essi, ma non al punto da riuscire ad abbattere i propri massimi storici.
L’appuntamento potrebbe essere solo rimandato, ma, se la coralità del rialzo non venisse ripristinata presto, avremmo un segnale di divergenza nell’ampiezza del mercato, che porterebbe dubbi sulla solidità del bull market.
Sono certamente ipotesi ancora da verificare, e magari cautele eccessive, giustificate forse solo dalla necessità di moderare gli entusiasmi che suscita l’osservazione dell’incredibile ed apparentemente esagerata corsa dei listini USA, che sembra non voler finire mai.
Il traino rialzista sugli indici europei è stata la naturale conseguenza della muscolosità USA, ed ha consentito ad Eurostoxx50,  l’indice globale dell’azionario dell’Eurozona, di mettere a segno un +1,08%, nona seduta positiva consecutiva, e raggiungere quota 3.405, al di sopra del livello psicologico di 3.400 punti della trendline discendente che unisce i massimi di fine luglio e di fine agosto.

Se il segnale oggi non verrà smentito e si manterrà anche sui grafici settimanali, rappresenterà una prima manifestazione di volontà di invertire il trend ribassista di breve periodo, partito nel maggio scorso. In Europa pare che si cominci a valutare che, fino a quando la guerra commerciale coinvolgerà soltanto USA e Cina, si aprono prospettive di aumento di esportazioni per i paesi terzi, che potrebbero andare, almeno in parte, a sostituire con le loro esportazioni in USA e Cina i prodotti colpiti dai dazi.
La positività generalizzata ha contagiato, per quanto possibile, anche il nostro Ftse-Mib, che però è salito nettamente meno degli altri indici europei a causa delle solite dichiarazioni belliche contro il ministro Tria da parte di Di Maio, che sta forzando la mano per ottenere il pacco di miliardi necessario per il reddito di cittadinanza.

Ieri ha ripetuto ancora che i paletti europei sul deficit sono meno importanti delle promesse elettorali, e che se non si trovano le risorse per rispettarle il governo deve andare a casa.
E’ segno che il braccio di ferro sui conti pubblici continua e si intensifica, poiché il tempo stinge e l’incontro di boxe non potrà superare la data del 27 settembre, quando verrà presentata al Parlamento la Nota di Aggiornamento al DEF, che conterrà l’indicazione delle stime di crescita e dei saldi di bilancio (deficit e debito) per il 2019, che dovranno essere rispettati nella Legge di Bilancio che verrà presentata in Parlamento entro il 20 ottobre.

Ma prima, entro il 15 ottobre, il Governo dovrà inviare una Bozza di Bilancio (Draft Bdgetary Plan) alla Commissione UE, con tutte le entrate e le uscite previste su tutti i capitoli principali della manovra. Sarà questo documento ad essere valutato entro il 30 novembre dalla Commissione UE e le sue osservazioni dovranno essere considerate dal Parlamento nell’approvazione della Legge di Bilancio, che deve avvenire entro fine anno.
Come si può osservare dalla complessa calendarizzazione dell’iter, le occasioni di frizione con la UE e gli assalti alla diligenza in Parlamento non mancheranno nei prossimi mesi.
Ma l’appuntamento del 27 settembre è quello chiave, perché i saldi da rispettare verranno fissati lì e diventeranno la base intorno a cui ruoterà la legge di bilancio.

E saranno questi saldi ad essere giudicati da Bruxelles e soprattutto dai mercati, che non gradirebbero affatto un ritorno significativo alla crescita del rapporto debito/PIL nel 2019 e negli anni successivi. 
I mercati attendono, pazienti, che ai proclami si sostituiscano i numeri e che questi vengano scritti sulla carta intestata del Ministero dell’Economia.
Poi ognuno (Governo, Commissione Ue, mercati ed anche, perché no?, gli elettori) giocherà la sua partita. E si dovrà assumere le proprie responsabilità.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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