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giovedì 13 settembre 2018

M. Stanley: il Mercato Ribassista è già iniziato. E durerà anni


Gli investitori che hanno tratto profitto per anni dalla lunghissima fase di 'mercato rialzista' dell'azionario, che dura ormai dall'ultima grande crisi finanziaria, dovranno abituarsi d'ora in poi e per diversi anni a ben più magri risultati. 

Morgan Stanley: S&P entra nel mercato orso

E' l'avvertimento lanciato in una nuova nota da Michael Wilson, strategist per l'equity USA di Morgan Stanley, convinto che il 2018 segnerà l'inizio del declino del Bull Market cominciato nel marzo del 2009 e l'ingresso in una fase di lateralità "che potrebbe durare parecchi anni".

I target per l'S&P 500

Nel dettaglio, l'analista disegna uno scenario in due tempi secondo cui l'S&P 500 si attesterà a metà giugno 2019 a 2.750 punti, sotto i livelli attuali, per poi restare bloccato per "parecchi anni" all'interno di un trading range limitato, posto tra 2.400 e 3.000 punti: tale previsione di lungo periodo implica per l'indice benchmark, che ha chiuso la seduta di ieri poco sotto i 2.889 punti, un potenziale declino di quasi il 17% nella parte bassa della forbice, mentre in caso di raggiungimento del target più elevato lascia margine per guadagni di meno del 4%.

Le cause

La causa scatenante di un tale "mercato orso", che per Wilson si può tra l'altro considerare, a dispetto dei nuovi record di fine agosto, "già cominciato con il picco delle valutazioni a dicembre e con il picco del sentiment a gennaio”, è principalmente la rimozione delle politiche accomodanti delle banche centrali di tutto il mondo.
In conseguenza della fine dell'era del denaro facile, infatti, il focus degli investitori si sposterà progressivamente verso l'innalzamento dei costi di rifinanziamento, mentre passerà in secondo piano il tema degli utili aziendali, cresciuti a livelli record ancora nel secondo trimestre di quest'anno (+25% secondo dati FactSet) ma destinati a rallentare nel 2019.

I focolai di crisi

“Un minore supporto di liquidità da parte delle banche centrali, mentre ci si avvicina alla fine di un ciclo economico, dovrebbe condurre ad un aumento della volatilità, dal momento che gli asset di rischio e i mercati perdono in una certa misura la loro capacità di assobire gli choc.

La nostra call non indica un ampio e simultaneo riprezzamento degli asset di rischio, ma un bear market che colpisce differenti classi di asset e settori in momenti diversi,” chiarisce inoltre Wilson. Che cita tra le aree del mercato in cui la crisi si manifesterà "prima e con più forza" il Bitcoin, obbligazionario ed azionario dei mercati emergenti, titoli di stato italiani, spread, metalli di base, e inoltre comparti come costruzioni di case e società aeree. 

Uno strategist poco ottimista

Il nuovo report conferma una posizione di cautela adottata già da tempo dallo strategist: a maggio, Wilson aveva segnalato che le aspettative sui rendimenti futuri dell'azionario erano ai minimi degli ultimi 11 anni, mentre a luglio pronosticava che il mercato avrebbe registrato presto una nuova correzione, ritenendo che il rally seguito al tonfo di febbraio-marzo mostrasse ormai segni di "esaurimento".
Ad inizio agosto, infine, aveva scritto che il bull market azionario è ormai "agli sgoccioli”, evidenziando tra l'altro uno spostamento dei ribassisti verso i settori - tecnologici su tutti - che hanno fornito un contributo determinante alla scalata degli indici.

La cautela di Wall Street

Morgan Stanley, ha ricordato commentando la nuova nota il sito finanziario MarketWatch (gruppo Wall Street Journal), non è comunque l'unico broker che ha recentemente fornito previsioni poco incoraggianti sugli effetti delle nuove politiche delle banche centrali.
La scorsa settimana, gli analisti di Stifel hanno definito "sicuro" l'inizio di un bear market nel corso dei prossimi 12 mesi, mentre J.P.

Morgan ha annunciato una "grande crisi di liquidità" che sarà causata dalla rimozione delle politiche accomodanti: la tempistica di un tale scenario, ha scritto la banca, “sarà in larga parte determinata dal ritmo della normalizzazione (delle politiche monetarie) delle banche centrali, dalle dinamiche del ciclo di business, e da vari eventi idiosincratici come ad esempio l'escalation della guerra commerciale scatenata dall'attuale amministrazione USA”.


Fonte: News Trend Online

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