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lunedì 10 settembre 2018

Lunedì stabile

 
Lunedì di avversione al rischio
By Peter Rosenstreich
Un lunedì qualsiasi, con il mercato incline all’avversione al rischio. In vista della riunione della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) di giovedì, gli investitori si prendono il tempo necessario per rivedere le loro strategie. I mercati azionari asiatici sono ampiamente negativi, a conferma del macro-quadro negativo. Le discussioni sul punto d’inversione dei mercati azionari trovano sempre più ascolto. In linea di massima, noi crediamo che il destino delle borse sarà determinato più dalle condizioni finanziarie che dal ciclo economico. La crescita economica finora ha cavalcato un’onda caratterizzata da politica monetaria accomodante e stimoli fiscali, che hanno consentito agli investitori di sorvolare sugli sviluppi macroeconomici negativi, facendo salire i prezzi degli asset in territorio chiaramente da bolla. Ma, in vista del restringimento programmato delle condizioni finanziarie / di credito, del rallentamento della Cina e delle tensioni commerciali, ora lo stress geopolitico sta avendo ripercussioni sulla psiche degli investitori. Per non parlare della strategia assennata che prevede di incassare gli utili prima che una correzione più ampia spazzi via 9 mesi di duro lavoro. È difficile immaginare uno scenario alternativo, diverso da una correzione significativa delle borse. Sebbene una lenta deflazione sia preferibile a uno scoppio (non si possono non ricordare i precedenti della Fed nel far scoppiare le bolle). JPY e CHF continuano a salire, sottolineando le apprensioni degli investitori. Sia (Shanghai: 600009.SS - notizie) l’USD/CHF che l’USD/JPY si stanno avvicinando al supporto di fascia. I rendimenti dei bond USA in rialzo e il rapporto più forte sul mercato occupazionale assicureranno la richiesta di USD, nonostante le minacce di Trump di ulteriori dazi sulle importazioni dalla Cina. Il 26 settembre la Fed alzerà verosimilmente i tassi e discuterà di un ulteriore rialzo a dicembre, probabilità che attualmente viene data al 70%.
Crisi degli emergenti… improbabile
By Peter Rosenstreich
Le valute dei mercati emergenti (ME) rimangono sotto pressione malgrado la pesante svalutazione dell’ultimo mese. Gli investitori si sono concentrati sulle consistenze in debito estero per selezionare vincitori e vinti. Nei ME il debito estero è salito significativamente negli ultimi anni, dopo un lungo periodo di flessione. Poiché si prevede che i costi di finanziamento cresceranno ancora, Turchia e Argentina si trovano in una situazione molto delicata. Anche la posizione di Messico, Russia e Sudafrica, seppur meno critica, è preoccupante. È tuttavia inverosimile che la situazione metta in moto una spirale verso una vera crisi valutaria. Prevediamo che la diffusa volatilità nei paesi emergenti continuerà a diminuire, offrendo un’opportunità di breve termine per posizioni corte sulla volatilità.

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