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giovedì 6 settembre 2018

Legge di bilancio 2019: tutto quello che i mercati temono


Piazza Affari si presenta al giro di boa delle 12.55, con un+0,2% sullo sfondo di un Vecchio Continente che allo stesso momento viaggiava con un Ftse100 a -0,2%, un Cac40 a +0,16% e un Dax a +0,2%.

Calma (quasi) piatta

A quanto pare sembra che l'Europa preferisca restare cauta sulla scia dei timori che già ieri hanno frenato Wall Street, con il Nasdaq in calo, e, in nottata, hanno dato qualche pensiero alle borse asiatiche, quasi tutte in calo a causa delle incertezze sul fronte degli emergenti.

Qualche preoccupazione in più la sta dando il Canada che, a differenza di quanto si attendeva Washington, preferisce affrontare con un approccio cauto i colloqui per gli accordi commerciali riguardanti la nuova intesa che dovrebbe sostituire il vecchio NAFTA, e già firmata dal Messico.
Intanto anche gli emergenti non stanno dando una mano, anche se l'Argentina cerca di ottenere l'appoggio degli usa (fiduciosi in una soluzione del problema) e del FMI con lo stanziamento anticipato della tranche da 50 miliardi di dollari del piano di aiuti concordato a maggio.
In tutto questo lo spread Bund-Btp è arrivato a 250 punti, mentre tra i protagonisti a Piazza Affari si segnalano Enel e Atlantia, insieme a Buzzi Unicem.

In quest'ultimo caso a dare la spinta è stato l'accordo siglato per l'acquisizione del 50% di Bcpar, a sua voltain mano al Grupo Ricardo Brennand. Non vanno bene le cose per STM, invece, che risente della pesantezza sui tecnologici in arrivo da oltreoceano. Ma sullo sfondo resta sempre la questione politica, soprattutto ora dopo le ultime dichiarazioni dei vertici dell'esecutivo.

I timori per l'Italia 

I piani economici e finanziari dell'Italia sono al centro dell'attenzione dei mercati in queste ore.

Ieri, infatti, si sono succedute rassicurazioni sul fatto che, alla fine, il governo non presenterà nessun bilancio che possa andare contro le direttive europee e non sforerà, dunque, il 3% del deficit-Pil, come invece temuto inizialmente, soprattutto da Bruxelles. Le ultime parole di Di Maio vorrebbero infatti un piano coraggioso ma che permetta di mantenere i conti in ordine, purtroppo lo stesso vice primo ministro ha anche dichiarato che, di fronte alla scelta che potrebbe porsi tra le esigenze dei cittadini e la volontà delle agenzie di rating, la scelta cadrebbe inevitabilmente per i primi.

Il dilemma del 3%

Al centro della diatriba, le disposizioni della Commissione europea secondo le quali la spesa pubblica non deve superare il 3 percento del prodotto interno lordo (PIL) di un paese membro, parametri difficili da mantenere non solo se si pensa che il Pil Italiano offre pochi margini di manovra, ma soprattutto se si guarda alle ultime vicende di cronaca (crollo del Ponte Morandi a Genova e gestione dei flussi migratori) e delle necessarie opere di revisione e messa in sicurezza delle infrastrutture.

A questo sia ggiungano anche i timori derivanti dagli avvertimenti inviati dalle varie agenzie di rating, Fitch in primis, secondo le quali proprio gli impegni di spesa del governo rappresenterebbero un punto interrogativo potenzialente pericoloso: Fitch ha infatti confermato il rating italiano a BBB ma ha preferito tagliare l'outlook da stabile a negativo.

I costi e le previsioni

L'allentamento fiscale propugnato dall'esecutivo, secondo la view dell'agenzia, rischierebbe di esporre il debito pubblico, già di per sé elefantiaco, a shock estremi.

Margini di manovra molto risicati, dunque, per riuscire a far approvare la flat tax ( imposta tra il 15 e 20 percento) e la riforma delle pensioni con l'abolizione della legge "Fornero" che potrebbero costare dagli 80 ai 100 miliardi di euro.
in tutto questo anche Salvini ha dichiarato che le proposte all'interno della Legge di Bilancio riguarderanno famiglie e imprese, per la precisione smantellamento della legge Fornero, i primi passi per la creazione della flat tax, la pace fiscale, la semplificazione della burocrazia per imprese e titolari di partita IVA cui si aggiungono anche l'eliminazione delle accise più vecchie sulla benzina e un'ampia opera di ristrutturazione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture
Il Parlamento dovrà approvare la bozza della legge di bilancio per poi inviarla, al più tardi verso la metà di ottobre alla Commissione Europea la quale, da parte sua, ha il potere di respingere le misure presentate.

Per quanto riguarda le previsioni si va da un deficit/Pil che sarà fissato in una forbice tra l'1,5% e il 2% per il 2019.

Le banche

Al di là delle ipotesi, però, resta la quasi certezza di una prossima volatilità sul mercato italiano anche perché più che l'attuale programma del governo M5S e Lega, il vero problema dell'Italia resta una crescita stentata che ormai dura da oltre un ventennio e che la stessa Commissione europea non si aspetta vada oltre l'1,3% per il 2018.

Altri punti deboli sono la mancanza di una competitività a livello internazionale e la costante presenza di una disoccupazione che sfiora l'11%. Non sembrano andare meglio le cose sul fronte bancario: nonostante le diverse azioni intraprese dal precedente governo per a pulizia dei bilanci dei vari istituti di credito e il rafforzamento, in generale, dei più piccoli, resta alta l'esposizione delle banche ai titoli di stato e il peso dei prestiti non performanti.
In quest'ultimo caso sono le stime di Fitch a parlare: le sofferenze sarebbero passate da un massimo di 203 miliardi di euro ad aprile 2017 agli attuali 174 di agosto, cifra notevole ma che è il primo calo in 10 anni.
Fonte: News Trend Online

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