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lunedì 10 settembre 2018

Le tensioni commerciali potrebbero durare ancora anni


Mentre il mondo si avvicina al decimo anniversario del crac di Lehman Brothers, quella che allora era la seconda più grande banca di investimento e che per giunta aveva ricevuto ottimi rating fino a qualche ora prima del crollo, a tenere banco è ancora la guerra commerciale Usa-Cina.

Anche il Giappone chiamato in causa

Una guerra che ha non solo ha creato ben più di una tensione ma che potrebbe trascinarsi più a lungo di quanto finora si è creduto e, cosa ancora peggiore, espandersi ad altre nazioni.

La prima “vittima sacrificale”, infatti, potrebbe essere il Giappone (surplus commerciale di quasi 70 miliardi di dollari per lo più sul settore automobilistico). Una scelta, quest'ultima, vista come illogica dal momento che Tokyo non applica nessun dazio sulle importazioni di autoveicoli a stelle e strisce.
Non solo, ma le parole di Trump arrivano nel preciso istante in cui il Giappone registra la crescita economica più rapida dal 2016 nel secondo trimestre: il PIL di Tokyo, infatti, è cresciuto nel secondo trimestre (aprile-giugno) del 3% su base annua, battendo le attese degi economisti che non andavano oltre un già ottimistico 2,6%.

La view degli anaisti

In tutto questo le ultime notizie parlano, già da venerdì, di una possibile nuova tranche di $ 200 miliardi di dazi su beni cinesi.

Una notizia che si insinua nella più ampia strategia di propaganda politica che vede le elezioni di medio termine che si terranno a novembre, come nuovo banco di prova per l'amministrazione repubblicana, travolta da scandali e perennemente sotto la continua minaccia di un impeachment.
Derek Scissors, di American Enterprise Institute, non ha dubbi:
"Penso che potremmo vedere altri due anni di gravi tensioni nel rapporto commerciale tra Stati Uniti e Cina, anche perché quello che vogliono gli Stati Uniti sono cambiamenti radicali nel modo della Cina di rapportarsi al commercio con Washington e anche nelle dinamiche economiche interne della Cina stessa”
Gli fa eco Stephen Roach, economista e senior fellow della Yale University, che teme nel breve una forte escalation della situazione.

Attualmente, infatti, Donald Trump è messo alle strette da una serie di problemi che vanno dalla pubblicazione delle ultime rivelazioni circa un movimento interno alla Casa Bianca di fronda che tende a sabotare molte delle sue decisioni, giudicate pericolose, da parte del suo stesso staff, fino alle possibili conseguenze della inchiesta sul Russiagate che potrebbe portarlo, qualora ci fossero clamorosi sviluppi, alla messa in stato d'accusa.

Mosse eclatanti

Per questo motivo, secondo gli osservatori, è costretto a dover prendere provvedimenti forti che però possano trovare anche un appoggio da parte dell'opinione pubblica.

In altre parole, come spesso accade in politica, ha bisogno di un nemico.
E la guerra commerciale gli permette di puntare il dito, di volta in volta, contro la Cina, il Giappone, l'Europa, il Messico etc, portandoli a nuove negoziazioni sui vari trattati commerciali, fatti poi passare come vere vittorie politiche.
Il primo esempio è la firma dell'intesa con il Messico per la nascita di un nuovo NAFTA, il patto di libero scambio nel Nord America, intesa che, successivamente, avrebbe dovuto chiamare in causa anche il Canada come terzo membro del contratto. Attualmente, però, la delegazione di Ottawa non sembra essere un avversario facile per gli emissari di Trump, il che potrebbe portare ad un allargarsi delle tensioni con oltre 100 nazioni nel mondo.
Fonte: News Trend Online

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