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giovedì 27 settembre 2018

La Fed tira dritto: sale il dollaro


Riunione della Fed: non-evento

By Arnaud Masset
Jerome Powell non ha agitato le acque durante l’ultima riunione del FOMC. Come ampiamente previsto, i banchieri hanno alzato di 25 punti base, portandola al 2%-2,25%, la fascia obiettivo per il tasso sui fondi federali; si tratta del terzo rialzo nell’anno in corso.
Vale la pena notare che la frase “L’impostazione della politica monetaria rimane accomodante” è stata rimossa dal comunicato, il che segnala che la Fed si allontana sempre di più dal denaro facile. Scommettiamo che Trump non ne sarà felice. Inoltre, dallo scorso ottobre, gli attivi di bilancio della Fed sono diminuiti di più del 5,5%, o di $235 miliardi, e scesi a $4,01 mila miliardi, livello minimo dal mese di aprile del 2014.
Ad ogni modo, l’aspetto più interessante della riunione di ieri è stato l’aggiornamento delle proiezioni medie.

La prima cosa che abbiamo notato è che i banchieri hanno rivisto in sostanziale rialzo la crescita del PIL reale per l’anno in corso, al +3,1% rispetto al 2,8% previsto a giugno. Tuttavia, nel lungo termine il ritmo della crescita dovrebbe subire un rallentamento, al 2,5% nel 2019 (stima precedente: 2,4%) e al 2% nel 2020 (invariata).
Sul fronte dell’inflazione, il quadro resta sostanzialmente invariato; le aspettative sui tassi non sono state ritoccate e mostrano che la Fed dovrebbe fare una pausa nel suo ciclo di rialzi all’inizio del 2021.
Gli sviluppi sul forex suggeriscono che gli investitori non sanno come posizionarsi.

Gran parte delle coppie di valute ha avuto un moto brusco dopo la riunione, ma la maggior parte è risultata invariata alla fine della giornata. Gli investitori adesso attendono già la prossima riunione della BCE, che si terrà il 25 ottobre, e la riunione della Fed di dicembre.
Nel frattempo, la storia della guerra commerciale e i tweet casuali di Trump rimarranno il catalizzatore principale e creeranno volatilità nel breve termine.

Canada: tic, tac, tic, tac

By Vincent Mivelaz
L’ottimismo intorno al dollaro canadese sta venendo meno, man mano che si avvicina la scadenza dei negoziati commerciali fra gli USA e il Canada.

Il presidente USA Donald Trump ha confermato il suo malcontento, rifiutando la richiesta d’incontro del primo ministro Justin Trudeau. Trump ha confermato la sua intenzione di applicare dazi pesanti sulle auto canadesi, dato che i negoziati si sono arenati su vari temi. Già domani l’amministrazione Trump pubblicherà l’accordo commerciale bilaterale con il Messico, che mette a rischio un accordo trilaterale.
Per ora il loonie dovrebbe scendere contro il biglietto verde, che scambia sopra 1,3050 ed è previsto in rialzo in vista dell’avvicinarsi della scadenza.
Il rappresentante del commercio statunitense, Robert Lighthizer, ha detto che i negoziati con il Canada dovrebbero proseguire dopo la scadenza di settembre.

Ciò potrebbe portare a due accordi commerciali bilaterali piuttosto che a un unico accordo trilaterale. Il patto fra gli USA e il Messico dovrebbe essere firmato dal presidente messicano Enrique Pena Nieto, che lascerà l’incarico il 1° dicembre di quest’anno. L’America e il Canada continuano a essere divisi da divergenze sui prodotti caseari canadesi, sui dazi statunitensi su acciaio e alluminio, sulla tutela dei contenuti dei media canadesi e sull’ampliamento della risoluzione di controversie commerciali.
Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online

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