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martedì 18 settembre 2018

La CIna è ancora la migliore delle economie emergenti


I dazi da 200 miliardi su merci cinesi sono stati decisi ed entreranno in vigore il 24 settembre, ma invece del 25% come inizialmente preventivato sono scesi al 10%. Non solo, ma l'entrata a pieno regime del 25% delle tariffe è stata posticipata all'anno nuovo.

Solo schermaglie.
Per ora

Tutto questo è stato recepito dai mercati come una volontà da parte dei diretti interessati (Usa e Cina) di prendere tempo per appianare le divergenze. Parallelamente, però, Pechino non ha certo allentato la mossa ed ha già annunciato le sue ritorsioni: nessun particolare su numeri e scadenze (anche questo visto come un fattore positivo per i mercati) ma resta comunque alta la tensione considerando l'accusa mossa dai vertici cinesi a Washington, colpevole di aver riportato l'incertezza nei già difficili rapporti diplomatici tra le due nazioni.
Ma nulla di tutto questo, però, scalfisce al fiducia degli analisti sulle potenzialità del Dragone come miglior mercato emergente nel futuro.

La conferma arriva da Catherine Cai, presidente del ramo di investment banking sulla Cina di UBS.

La Cina al top degli emergenti

Sebbene da inizio anno i mercati azionari cinesi siano crollati di oltre il 20% è opinione comune che la reazione del mercato sia stata esagerata, anche perché le ultime notizie riguardanti i 200 miliardi di dazi imposti nelle scorse ore da Washington, erano un fatto ampiamente atteso e quindi ampiamente scontato dai mercati.
"Continuiamo a pensare che, tra tutti i mercati emergenti, la Cina rappresenti ancora il mercato più attraente"
Anche perché a prescindere da quel 20% di calo dettato per lo più dalla volatilità derivante dalla guerra commerciale, l'impatto dei dazi sull'economia cinese sarà alquanto relativo e la nazione del Dragone, forte anche della sua immensa liquidità e delle molte politiche proattive adottate (allentamento della politica monetaria su tutte), è oltremodo preparata a gestirlo al meglio.

Made in China 2025


Non bisogna infatti dimenticare che si tratta della prima potenza economica mondiale per Pil, a sua volta al centro di un lungo e complesso processo di riforme economiche e sociali che hanno lo scopo di trasformare il sistema produttivo, svincolando la azione dalla dipendenza dell'export e creando una forte domanda interna.

Il progetto Made in China 2025, lanciato nel 2015, non solo vuole cambiare i numeri della “fabbrica del mondo” ma anche le caratteristiche e la qualità dell'economia: la produzione a basso costo, infatti, dovrà lasciare il posto ad un'altra produttività caratterizzata a un alto valore aggiunto, da un forte settore di ricerca e innovazione e alla presenza di tecnologie produttive avanzate.
Quello che invece dovrebbe preoccupare maggiormente è il quadro generale, o per meglio dire, le conseguenze che la guerra dei dazi avrà sul resto dell'economia mondiale.

Forse un po' meno preparato della Cina.
Fonte: News Trend Online

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