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venerdì 28 settembre 2018

Italia: il peggio deve ancora venire? Previsioni su azioni e BTP


A poco più di un'ora dalla chiusura delle contrattazioni, la seduta odierna si conferma estremamente negativa per gli asset italiani. A Piazza Affari il bilancio del Ftse Mib è sempre più pesante, con un affondo del 4,28% a ridosso dei 20.600 punti, mentre lo spread BTP-Bund si spinge in avanti oltre i 279 punti base, con un rally di circa il 16%.

A seminare il panico è stata la nota di aggiornamento del Def nella quale è indicato un rapporto deficit-PIL del 2,4%, triplicato rispetto a quello del Governo precedente. 
Come spiegato dagli analisti di Morgan Stanley, le proiezioni sul deficit per il prossimo triennio rappresentato un saldo negativo superiore alle attese e con le indicazioni arrivate ieri dal Governo i rischi sono elevati e l'incertezza in aumento.


La banca americana segnala che con un deficit invariato per tre anni, sarà più difficile tenere il debito italiano su una traiettoria discendente, motivo per cui consigliano di rimanere molto cauti sul futuro percorso dello stesso. 
Se da una parte pare positiva per l'economia la spinta agli investimenti pubblici, dall'altra c'è meno enfasi su altre politiche a favore della crescita, come la riduzione del carico fiscale.

A detta di Morgan Stanley la parte più dura per l'Italia inizia ora, considerando che il rischio di sforamenti nei conti pubblici è alto viste la frenata in atto della crescita e l'incertezza su alcune misure di copertura come la cosiddetta "pace fiscale". 
Con la presentazione del Def ieri quindi le tensioni non sono affatto finite, anzi potrebbero essere solo all'inizio, visto che la strada che condurrà alla legge di bilancio 2019 sarà ancora molto lunga.

E' questa l'idea degli strategist di MPS Capital Services i quali fanno notare che il primo passo sarà la presentazione il 15 ottobre del documento programmatico di bilancio alla Commissione europea. Quest'ultima dovrà esprimere un primo parere entro il 30 novembre per poi dare un giudizio definitivo nella prima del prossimo anno.

Lungo questo percorso si snoderanno così le preoccupazioni del mercato che secondo gli addetti ai lavori continuerà a mostrare un andamento volatile tanto sul fronte azionario quanto su quello obbligazionario.
Gli analisti di Mizuho ad esempio ritengono possibile il raggiungimento da parte dello spread BTP-Bund della soglia dei 300 punti base nell'arco delle prossime due settimane.

Gli esperti credono che difficilmente verrà superato questo livello, visto che il Ministro Tria è rimasto alla guida del suo dicastero. 
Le tensioni continueranno pertanto a dominare la scena nel breve e su questo concordano anche gli analisti di Unicredit, i quali ritengono che il rapporto deficit-PIL al 2,4% annunciato dal Governo non fosse prezzata dal mercato.
La previsione è quindi di ulteriore volatilità, con i BTP ancora sotto forte pressione, anche se Unicredit segnala che un freno all'aumento dello spread dovrebbe arrivare dal fatto che molti investitori stranieri avevano già ridotto la loro esposizione all'Italia durante il mese scorso.
Unicredit prevede che la pressione più intensa sul fronte obbligazionario si avrà sulla parte a breve termine della curva dei tassi.

Gli analisti spiegano che l'entità dell'appiattimento di quest'ultima dipenderà da quanto sarà duro il confronto sul bilancio con la Commissione UE. 
Una curva molto piatta, avvertono gli analisti, indicherà che il mercato è tornato a prezzare un rischio di ridenominazione sull'Italia, ossia di un'uscita dall'euro.

Una crisi immediata potrebbe anche essere scongiurata, come spiegato dagli analisti di Berenberg, i quali però avvertono che la stessa resta un incidente pronto ad accadere. 
Il broker crede che il nostro Paese si stia mettendo in una posizione precaria e visto che i fondamentali macro sono fragili, può bastare davvero poco per innescare un consistente sell-off sull'obbligazionario.


Un simile scenario avrebbe ricadute negative sui titoli bancari, in quanto si restringerebbero le condizioni del credito e ciò ostacolerebbe ancor più la crescita. 
Massima cautela dunque nel breve anche su Piazza Affari, come predicato dagli analisti di Equita SIM che in una nota diffusa questa mattina hanno fatto sapere che restano prudenti nella loro asset allocation.

La SIM milanese crede che nel breve potremmo assistere ad un periodo di incertezza a Piazza Affari, dove il Ftse Mib ad oggi tratta ad uno sconto del 25% sul rapporto prezzo-utili rispetto allo Stoxx600, un livello superiore alla media storica degli ultimi sette anni, pari al 13%.
Fonte: News Trend Online

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