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lunedì 3 settembre 2018

Italia-Cina, Geraci (Mise): non svendiamo asset

Roma, 3 set. (askanews) - "Non c'è nessuna ondata di nazionalizzazioni in arrivo. La Cina sa investire bene nelle infrastrutture. Noi dobbiamo stare attenti a non svendere i nostri asset, ma al contempo è opportuno cooperare con i cinesi. Nessuno vuole andare dal governo cinese con il cappello in mano". Così in un'intervista a Formiche.net il sottosegretario al Mise Michele Geraci da Pechino, dove si trova in missione a capo della task force del ministero per attrarre investimenti in Italia.
"Chiarisco che noi non abbiamo intenzione di vendere nulla. Anzi, io ho presentato un piano di screening degli investimenti con lo scopo di limitare l'M&A. Vogliamo proteggere le industrie italiane da questo tipo di acquisizioni che non sempre portano benefici economici immediati al Paese ", ha spiegato Geraci parlando di una partecipazione italiana al progetto One Belt One Road. "Dobbiamo invece favorire gli investimenti brown field e green field, cioè quelli che aumentano la capacità produttiva del Paese. Non vendiamo il porto, facciamo sì che gli investimenti dei cinesi si sostanzino per esempio nella costruzione di un molo nuovo"
 Il sottosegretario ha riferito che i cinesi sono molto interessati al porto di Trieste:" Noi non vogliamo un semplice scambio di azionariato, ma un'immissione di nuovo capitale che finisce direttamente nell'azienda, amplia la capacità produttiva e crea nuovi posti di lavoro. In Cina c'è molto interesse per il porto di Trieste, ma anche per Genova, Venezia, Taranto. I cinesi vogliono capire quale possa essere il terminale della Via della Seta. Sta a noi decidere se accettare la loro proposta". L'Italia non corre il pericolo di una "debt trap" di Pechino, ha spiegato Geraci: " L'Italia fa parte del G7, perché si crei una debt trap servirebbero investimenti da un triliardo. Non c'è questo rischio in Italia".
Geraci ha infine spiegato perché Italia e Cina devono cooperare alla nuova Via della Seta in Africa: "Credo sia il dovere di un Paese avanzato come il nostro non tanto accogliere chi fugge dal continente africano, quanto fare in modo che gli africani decidano di non abbandonare le proprie terre. È l'unica soluzione win-win per tutti. Per riuscirci serve prima stabilizzare l'economia e la situazione politica dei Paesi di origine. La Cina ha i capitali per dare questo input iniziale. Noi dobbiamo favorire questo processo. Altrimenti non faremo altro che agevolare la fuga di cervelli dall'Africa e creare ulteriori gap di sviluppo per decenni a venire".

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