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venerdì 7 settembre 2018

I mercati non brindano al job report Usa. Si teme Fed più falco


A circa un'ora e mezza dall'avvio degli scambi a Wall Street, i tre indici principali procedono in maniera contrastata, ma in recupero dai minimi intraday segnati fino ad ora. 
Prova a risalire la china il Nasdaq Composite che avanza dello 0,32% dopo le vendite delle ultime sedute, mentre l'S&P500 ora si trova sulla parità, seguito dal Dow Jones che cede lo 0,13%.

Restano deboli le Borse europee che dopo un'accelerazione al ribasso nel primo pomeriggio, stanno recuperando posizioni, con il Cac40 che tenta di spingersi in positivo, seguito dal Dax30 e dal Ftse100 che perdono lo 0,1% e lo 0,7%, mentre a Piazza Affari il Ftse Mib viene fotografato intorno ai 20.400 punti, con un ribasso dello 0,54%.


A condizionare l'andamento delle Borse nelle ultime ore ha contribuito senza dubbio il report sull'occupazione Usa che, malgrado le buone notizie, non ha forntio alcun aiuto ai mercati. 
Nel mese di agosto il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti non ha riservato sorprese e si è attestato al 3,9%, invariato rispetto alla lettura precedente e in linea con le stime del mercato.

Buone notizie dal numero di nuovi occupati nel settore non agricolo che il mese scorso è stato pari a 201mila unità, in rialzo rispetto all'indicazione di luglio rivista verso il basso da 157mila a 147mila unità. Il dato ha battuto le aspettative del mercato che si era preparato ad un incremento meno marcato a 187mila unità.


Da segnalare che anche la rilevazione di giugno è stata rivisto al ribasso da 248mila a 208mila unità.
Quanto alla retribuzione media oraria, ad agosto si è avuto un rialzo dello 0,37%, rispetto allo 0,2% di luglio e al di sopra dello 0,3% atteso dagli analisti.  
Su base annua i salari medi orari hanno registrato un incremento del 2,9%, il maggiore degli ultimi 9 anni e precisamente da giugno 2009, rispetto al 2,7% del mese precedente.

Nel complesso il report sul mercato del lavoro ha fornito positive indicazioni e ha confermato il suo buono stato di salute, se si pensa che anche ad agosto i non farm pay-rolls sono cresciuti intorno alle 200mila unità, superando le attese in un mese in cui storicamente la stagionalità ha avuto il suo peso in passato, con indicazioni spesso deludenti.


A stupire è stata senza dubbio la retribuzione media oraria, come evidenziato da Vincenzo Longo, strategist di IG, che definisce non entusiasmanti i dati sui posti di lavoro ad agosto, viste le variazioni dei mesi precedenti, ma al contempo rimarca che i salari sono saliti ai massimi da giugno 2009.

Secondo l'esperto questa indicazione aumenta la probabilità di un quarto rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed quest'anno, dopo quello atteso il 26 settembre prossimo, che appare ormai scontato.  
A frenare il mercato oggi e a impedire allo stesso di brindare al report sull'occupazione è proprio il timore che la Banca Centrale americana possa mostrarsi più aggressiva del previsto sul fronte del rialzo del costo del denaro.


A tal proposito gli analisti di Bank of America-Merril Lynch proprio oggi hanno fatto sapere di attendersi non solo altri due incremento dei tassi da qui a fine 2018, ma anche ulteriori tre strette monetaria nel corso del prossimo anno. 
La banca americana avverte che il mercato del lavoro a stelle e strisce potrebbe essere arrivato al punto in cui la riduzione della capacità inutilizzata ha finalmente iniziato a mettere pressioni rilevanti sui salari.

A vedere una Fed più falco è anche Sergio Capaldi, senior economist di Intesa Sanpaolo, che ai microfoni di Class Cnbc oggi ha dichiarato che la crescita dei salari registrata ad agosto è un segnale che suggerisce la necessità di una politica monetaria più restrittiva.


La sua idea è che il dato odierno lasci pochi alibi alla Fed per non restringere ulteriormente il credito e questo dovrebbe contribuire a rafforzare l'attesa di un quarto rialzo dei tassi di interesse a dicembre, dopo quello in arrivo prima della fine di questo mese.  
Tanto basta per frenare in qualche modo gli indici azionari e dare al contempo una piccola spinta al dollaro che prosegue in rialzo oggi tanto nei confronti dello yen quanto dell'euro, con conseguenze calo del petrolio e dell'oro, correlati negativamente al biglietto verde.
Fonte: News Trend Online

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