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giovedì 27 settembre 2018

Ftse Mib ancora sotto pressione: le paure dei mercati


Nel giorno della riunione decisiva sul Def Piazza Affari regge male la pressione e alle 13.50 arriva a perdere l'1,09% (21.409 punti) sullo sfondo di un'Europa anch'essa indebolita non solo per le sorti del governo italiano ma anche per il progressivo aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve che ieri sera ha confermato il rialzo del costo del dollaro di un quarto di punto, portando il range tra 2% e 2,25%.

La situazione in Europa

Nel Vecchio Continente il Dax infatti arrivava a -0,15% e il Cac40 a -0,06%, unica eccezione Londra con un rialzo dello 0,33%.

Per quanto riguarda lo spread Btp/Bund alle 13.42 superava i 240 punti base mentre il rendimento del Btp decennale si avvicinava pericolosamente al 3% fermandosi al 2,97%. Sotto pressione anche l'euro dollaro con la moneta unica in perdita di fronte alle voci che prospettano uno slittamento del Def non alle 16 come previsto ma alle 18 a causa dei dissaporin interni all'esecutivo: scivola il livello di 1,17 sul biglietto verde

Il settore bancario

Male il settore bancario tanto che i peggiori 4 titoli del Ftse Mib, poco prima delle 13.30 erano tutti istituti finanziari (da ricordare che le banche italiane detengono circa il 18% delle obbligazioni sovrane del paese): la peggiore di tutti è stata Ubi Banca con un -3,55% seguita da Unicredit (protagonista di una serie di indiscrezioni circa un possibile piano di fusione con Lloyds Bank , Abn Amro e ING dopo il fallito tentativo con Commerzbank e lo stand by su Societe Generale) che allo stesso momento segnava un passivo del 2,95% mentre Intesa Sapaolo seguiva a ruota con -2,8%.
Come detto il nodo cruciale è rappresentato dalla politica con la riunione preparatoria allargata tra Di Maio, Salvini, Tria, Conte e i tecnici nell'attesa dell'incontro del Consiglio dei Ministri fissato per oggi pomeriggio alle 16.

La riunione 

Una riunione decisiva e che dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) limare le forti divergenze presenti tra le parti.

Al centro del contendere, la nota di aggiornamento al Def. Da un lato il M5S e in gran parte anche la Lega che sarebbero favorevoli ad uno sforamento di quel 2% sul deficit/pil sull'esempio della Francia e del suo piano di rilancio dell'economia basato su un disavanzo del prodotto interno lordo fissato al 2,8% per la fine dell'anno.
I transalpini, però, sarebbero avvantaggiati da un debito pubblico meno estremo di quello italiano così come anche da titoli di stato più sicuri oltre ad una maggiore chiarezza nelle riforme e nei provvedimenti presentati all'Unione europea, chiarezza che ha permesso al primo ministro francese Emanuel Macron di portare a casa il benestare dell'Ue.

Diversa è la posizione del ministro dell'Economia Giovanni Tria il quale ricorda come sia necessario, oltre all'innegabile rilancio dell'Italia, anche conservare la fiducia dei mercati e degli investitori proponendo cifre credibili. Il rappresentante del Dicastero è agli occhi di Bruxelles anche il baluardo delle forze moderatrici ed è anche per questo motivo che i mercati si sono allarmati di fronte alle voci di sue possibili dimissioni.

Le difficoltà

La quadratura del cerchio, infatti, appare più che ardua: il Movimento, per voce del vice primo ministro Luigi Di Maio, ha già fatto sapere di non essere disposto a votare nessun Documento privo di alcuni specifici provvedimenti come il reddito di cittadinanza e la riforma della Legge Fornero.

Da parte della Lega, come se ciò non bastasse, è arrivata la conferma che Tria, se non disposto a seguire le indicazioni del governo, potrebbe libero di lasciare il posto. In altre parole: dimissioni. Una prospettiva che lo stesso Tria ha ritenuto possibile qualora fosse costretto a dover porre la sua firma su un documento da lui ritenuto non sostenibile.
Nonsolo, ma sempre il ministro ha tenuto a presicare che le dimissioni sono state da lui evitate solo perchè avrebbero comportato troppi rischi per la nazione. Uno scenario, quello dell'addio di Tria e di dimissioni chieste dal M5S, che viene smentito da Di Maio stesso ma che conferma anche come persino sulla sorte del ministro ci siano dissensi interni.

Gli scenari temuti dal mercato


A questo si aggiunga anche l'ira della Bce la quale ha comunicato che le intemperanze del apolitica itlianaa avrebbero fatto aumentare lo spread non solo sui titoli di stato tricolore ma anche quelli di altre nazioni, causando perciò il tanto temuto (e finora negato) effetto domino.
Nel frattempo è caos sulle cifre del possibile Piano: l'1,6% diventato poi 2 si è successivamente trasformato addirittura nel 2,4% cifra che permetterebbe ai grillini di includere anche reddito e la pensione di cittadinanza ma che, nel frattempo, costringerebbe il differenziale tra i titoli di stato itlaiani e quelli tedeschi a salire,seconod quanto previsto da Bloomberg, oltre i 300 punti.

Il rischio volatilità è particolarmente alto soprattutto se si pensa ai diversi fondi che hanno preso posizione sui titoli di stato italani in prospettiva di una manovra rispettosa dei limiti fissatidall'Unione. Nonsolo, ma un deficit/Pil oltre il 2,3% porterebbe a un declassamento quasi certo del debito itlaiano con quel rating junk pericolosamente sempre più vicino. 
Fonte: News Trend Online

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