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martedì 11 settembre 2018

ENI scende: broker divisi sul titolo. Comprare o vendere ora?


La flessione accusata oggi da Piazza Affari coinvolge tra gli altri anche ENI che torna a perdere terreno dopo aver dato vita ad un rimbalzo di poco inferiore all'1% ieri, in seguito a tre sedute consecutive in flessione. Le vendite sono tornate a fare capolino sul titolo che negli ultimi minuti viene scambiato a 15,712 euro, con un ribasso dello 0,87% e oltre 4,3 milioni di azioni transitate sul mercato fino ad ora, contro la media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a oltre 9 milioni di pezzi.

ENI frenato da recente calo greggio: a view di Berenberg

ENI è frenato dalla recente discesa del petrolio che non più tardi di ieri ha ceduto quasi mezzo punto percentuale e sta provando a risalire la china oggi, ma con scarsa convinzione, visto che le quotazioni viaggia a ridosso dei 67,6 dollari, con un frazionale progresso dello 0,18%.
A condizionare l'andamento odierno di ENI contribuiscono anche le indicazioni di alcune banche d'affari che si sono espresse in modo diverse sul titolo.
Gli analisti di Berenberg hanno deciso di avviare la copertura su ENI con una raccomandazione "hold" e un prezzo obiettivo a 18 euro.

Nell'ambito di un report il broker segnala che diversi fattori stanno spingendo il free cash flow del settore oil sui massimi dal 2006-2007. Il riferimento è ai costi più contenuti, alla produzione in aumento e all'incremento dei prezzi delle materie prime.

Una bocciatura da Barclays

Ben diversa l'analisi di Barclays che proprio oggi ha deciso di bocciare il titolo con un cambio di strategia da "equalweight" a "underweight", con un target price invariato a 19 euro.


La bocciatura del titolo, che ora è definito caro rispetto ai competitors, è da ricondurre alla migliore performance negli ultimi 12 mesi non solo borsistica, ma anche industriale.
Il broker segnala che ENI ha realizzato un'impressionante crescita nell'upstream, come dimostrato da Zohr.
Per gli analisti c'è ancora spazio di rialzo a livello assoluto per il titolo, anche se ora ci si muove verso un contesto in cui altri titoli con una maggiore esposizione al downstream saranno più favoriti.  
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Equita resta bullish su ENI dopo due notizie positive

A scommettere su ENI è invece Equita SIM che non più tardi di ieri ha ribadito la raccomandazione "buy", con un fair value a 18,5 euro.

La conferma giunge dopo che il gruppo ha già raggiunto il target produttivo previsto per fine anno nel giacimento Zohr in Egitto. 
Lo ha reso noto la stessa ENI lo scorso week-end, segnalando di aver raggiunto una produzione di 2 miliardi di piedi cubi al giorno, ossia 365mila barili di olio equivalente al giorno, di cui 110mila di sua competenza.
Lo scorso 20 giugno, in occasione della cessione di un 10% a Mubadala, ENI aveva fatto sapere che la produzione del campo era pari a 1,1 miliardi di piedi cubi al giorno e l'obiettivo successivo per il campo e? quello di raggiungere i 2,7 miliardi 2019.
Gli analisti di Equita SIM ricordano che il giacimento Zohr rappresenta la piu? grande scoperta di gas mai realizzata in Egitto e nel Mar Mediterraneo e ance alla luce di ciò, la notizia relativa al raggiungimento del target produttivo previsto per fine anno, secondo gli esperti ha risvolti marginalmente positivo per il titolo.
Il raggiungimento del primo target e? avvenuto a meno di 10 mesi dall’avvio di produzione, confermando le capacita? di esecuzione di Eni in un campo cosi? grande.
La SIM milanese fa notare che il successo esplorativo del gruppo in Egitto e? ineguagliato, visto che oggi risulta di gran lunga il principale produttore del Paese con volumi equity pari a circa 340mila barili di olio equivalente al giorno.
Infine, secondo gli analisti di Equita SIM c'è un'altra notizia che può avere implicazioni leggermente positive per ENI.

Il riferimento è alle ultime novità dal Messico, dove il presidente entrante ha annunciato piani per allocare fondi nella prossima legge di bilancio per l’estrazione di petrolio, al fine di aumentare la produzione in calo. 
Prima delle elezioni c'era timori in merito a potenziali politiche per frenare l'apertura del mercato petrolifero messicano.
Fonte: News Trend Online

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