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mercoledì 5 settembre 2018

E’ già svolta?


Quella vissuta ieri è stata una giornata di borsa d’altri tempi, che ci ha riportato ad un passato non lontano (i primi mesi di quest’anno), di cui per tutta l’estate abbiamo avuto solo nostalgici ricordi.
In presenza di mercati azionari mondiali incerti (gli indici USA, con seduta lievemente negativa al rientro dopo il ponte del Labour Day) o negativi (quelli europei, in calo di circa un punto percentuale) la nostra Piazzaffari si è messa in mostra con un clamoroso +1% sull’indice Ftse-Mib.
Non eravamo più abituati a vedere il nostro indice in piacevole e positiva controtendenza.

La normalità, da maggio fino a ieri, ci ha presentato la nostra borsa come la peggiore d’Europa e tra le peggiori del mondo, dato che la perdita per l’indice delle blue chips italiane, nel quadrimestre maggio-agosto è stata del -15,5%, quasi 4 volte il calo di Eurostoxx50 e quasi 8 volte il ribasso dell’indice tedesco Dax.
Non parliamo poi dell’indice americano SP500, che nel quadrimestre è addirittura cresciuto del +9,6%.
Una seduta come quella di ieri per molti operatori deve essere stata una sorpresa almeno in parte inaspettata. Però alcuni indicatori grafici, come ho segnalato nel commento di ieri, avevano preannunciato già lunedì la possibilità di un rimbalzo per il nostro indice, che era entrato in area di eccesso di ribasso sui principali indicatori di momentum.
Il fatto che si raggiungano eccessi ribassisti sui grafici non dà alcuna certezza che avvenga il rimbalzo.

Ne aumenta solo le probabilità. Ma molte volte il mercato rimane in eccesso ribassista per parecchio tempo prima di reagire al peso delle vendite. Inoltre, se il rimbalzo avviene, l’uscita dall’eccesso non fornisce alcuna indicazione sull’entità del recupero. In altre parole, non sappiamo dove il rimbalzo vorrà arrivare, né, tantomeno, se riuscirà ad invertire in positivo la tendenza del mercato, che al momento resta ribassista.
Più facile è individuare, in questo caso, quale può essere stato il meccanismo che lo ha provocato.
Siccome abbiamo caratterizzato da tempo la situazione del mercato italiano come pesantemente condizionata dalla fiducia che gli investitori nutrono sulla volontà e capacità dell’attuale governo di mantenere gli impegni con l’Unione Europea e i conti in ordine, la causa dei movimenti va sempre individuata nella politica.
Praticamente tutta l’estate è stata spesa da parte dei due galletti governativi a provocare l’UE e dare l’impressione di fregarsene delle compatibilità finanziarie.

Per loro l’unica cosa che sembrava contare era mantenere gli impegni presi con gli elettori. Non li sfiorava nemmeno lontanamente l’idea che queste promesse elettorali fossero un tantino incompatibili con le risorse disponibili.
Il mercato ha impiegato l’estate a far capire ai due sovranetti quel che il Ministro Prof.
Tria (Dio l’abbia in gloria!) ha ripetuto loro in tutte le salse, ricevendo in cambio quello sguardo di commiserazione che a scuola gli studenti più sgamati dedicano ai secchioni, tanto sgobboni e precisini quanto impacciati  nell’arte di arrangiarsi.
Gli investitori preferiscono prestare i loro soldi ai secchioni, perché si sentono molto più tranquilli.

E vedere che nel governo il pallino in mano lo tengono i due studentelli che pretendono da Europa e mercati il 6 politico senza fare i compiti, li ha convinti a togliere qualche soldo dal piatto italiano. Così lo spread BTP-Bund è più che raddoppiato, avvicinandosi a quota 300; la curva dei rendimenti che paga il governo sui soldi presi a prestito è salita mediamente di un punto e mezzo, con un maggior costo per le casse dello stato tra i 4 e i 5 miliardi l’anno, secondo le stime di Cottarelli; le banche italiane sono state falcidiate dalle vendite e l’indice azionario è sprofondato.
Le “ripetizioni” estive di contabilità di bilancio impartite dai mercati, ieri hanno cominciato a dare (forse…) qualche primo risultato.

Il vertice che hanno tenuto le teste d’uovo della Lega sulla strategia da seguire per contrattare la manovra d’autunno sono state molto diverse dall’arroganza usata da Salvini per tutta l’estate. Certo, non è mancato il tweet quotidiano contro l’Europa, questa volta colpevole di essere severa con l’Italia e tollerante con Spagna e Francia (avete già visto una classe dove non ci siano studenti che si lamentano delle ingiustizie subite dai professori?).
Ma le dichiarazioni rilasciate da Salvini dopo il vertice leghista hanno puntato a rassicurare i mercati che il tetto del 3% di deficit non verrà sfondato e che le promesse elettorali non saranno rispettate tutte subito, ma nell’arco della legislatura.

Per il 2019 la Lega insisterà sulla “quota 100” pensionistica per abbattere la riforma Fornero e per introdurre un antipastino di flat tax solo per qualcuno (famiglie o partite IVA, si vedrà). Verrà portato avanti il condono, anche per recuperare risorse, e sarà tolta solo qualche accisa storica sulla benzina, e non tutte quelle promesse.
Sostanzialmente si tratta di un deciso ridimensionamento di pretese, rispetto al tutto e subito  sventolato nella eterna campagna elettorale salviniana, che forse ieri si è conclusa.
Resta da vedere che cosa risponderà Di Maio, che è decisamente in difficoltà a presentare il reddito di cittadinanza e che finora non ha ancora dato alcun segno di aver compreso la lezione di Tria e dei mercati sull’importanza di restare nei limiti di deficit stabiliti da Fiscal Compact con la commissione UE.
La coperta finanziaria è molto corta e solo un deciso annacquamento delle promesse elettorali consentirà di rispettarli.
E’ decisamente presto per esultare sul “ravvedimento” dei due galletti, che temono di diventare pollastri non appena alzino il piede dall’acceleratore delle promesse.
Ma intanto il primo vistoso passo indietro di Salvini è bastato a convincere qualche ribassista a chiudere le posizioni, e lo spread ha respirato, tornando sotto i 270 punti.

Il Ftse-Mib procede verso la resistenza  di 20.850 punti, che dista poco più di un punto percentuale dalla chiusura di ieri a 20.601.
Oggi non sarà semplice arrivarci, anche perché il contesto generale non è brillante, dato che i mercati internazionali sono poco propensi all’euforia e temono l’avvitamento di parecchi paesi emergenti, in primis Argentina, vicina alla ripetizione del default del 2002, e Turchia.
La geopolitica non aiuta, dato che, se la situazione esplosiva in Libia sembra possa rientrare almeno provvisoriamente, in Siria sta per partire l’assalto finale di Assad e degli alleati russi ed iraniani all’ultima sacca di resistenza dei ribelli ancora in piedi, che gli USA intendono tutelare.

Nuove frizioni USA-Russia sono dietro l’angolo.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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