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martedì 18 settembre 2018

Draghi: banche europee più deboli di quelle Usa


Il ministro dell'Economia Giovanni Tria al Bloomberg European Capital Markets Forum di Milano ha ribadito i tre pilastri della strategia economica del governo Conte e cioè investimenti pubblici, lotta alla povertà e taglio alle tasse, fatti salvi, ovviamente, i paletti voluti dall'Ue.

I numeri di Tria

Tradotto in numeri, è almeno del 3% del pil contro l'attuale livello fermo al 2%, la soglia minima di investimenti pubblici per permettere qualche possibilità di crescita alla nazione e superare il gap dell'1% che divide Roma dal resto delle capitali europee, ovviamente sullo sfondo di una serie di riforme da attuare in maniera progressiva.

Per quanto riguarda il carico fiscale, il rappresentante del dicastero ha sottoineato che oltre alla flat tax la priorità sarà una riduzione sistematica del carico fiscale sulla classe media. Intanto Piazza Affari continua a mostrarsi debole: alle 13.20 infatti il Ftse Mib era impantanato in un passivo dello 0,14%(21.082 punti), frenato anche dai timori non tanto dei dazi (realtà ormai scontata dai mercati) quanto dalle parole di Mario Draghi che ha confermato la necessità per il sistema bancario europeo di continuare sulla strada del rafforzamento.

Le parole di Draghi

Mercato frammentato e necessità di ridurre ancora i non performing loans.

Questo in estrema sintesi, il quadro fatto dal governatore della Bce Mario Draghi sul settore bancario del Vecchio Continente. A 10 anni dalla crisi che nacque negli Usa ma che sta facendo sentire le sue conseguenze per lo più in Europa, il numero uno dell'istituto europeo, parlando alla Acpr Conference sulla supervisione finanziaria, ha ricordato che nonostante l'arrivo di un supervisore unico e un aumento delle regole (con relativa uniformità internazionale), il mercato dei prestiti è ancora frammentato.

I numeri lo confermano con quell'86% di prestiti a privati che è stato dall'interno delle singole nazioni e con quella percentuale di prestiti transnazionali ai minimi storici. Non solo ma sempre da Draghi è arrivato un confronto con la realtà americana che, come detto, a suo tempo fu la prima responsabile dello scoppio della crisi dei subprime ma, paradossalmente, è stata anche la prima realtà a rialzarsi.
Risultato: mentre in Europa il carico di Npl risulta in calo di circa un terzo rispetto al massimo storico, rimane comunque ancora troppo alto se paragonato con la situazione delle stesse banche Usa le quali, inoltre, risultano anche più resistenti in caso di shock locali.
Ed è proprio contro la Bce che si scaglia il CEO di Allianz Oliver Bäte che commentando la politica monetaria "ultra-loose" voluta da Draghi, ha confermato che se da un lato il denaro a costo zero si è rivelato salvifico per i governi sovraindebitati, dall'altro è stato senza dubbio un danno enorme per i risparmiatori.

Le critiche alla Bce

Non solo perché ha abbattuto i tassi di interesse ma anche perché, vista la crisi in atto negli anni passati, ha facilitato i prestiti facili, aumentando il rischio di non poterli più ripagare.

Tutto questo non si è andato ad inserire in una più ampia strategia che risolvesse i reali fattori critici: stando alla sua view, i veri problemi che nel 2008 portarono allo scoperto tutte le fragilità della zona euro e del sistema finanziario europeo, non sono stati affrontati e tantomeno risolti.
Il risultato è stato che ancora oggi, mentre la Bce sta lentamente prospettando il suo cambio di rotta, c'è una cattiva gestione del capitale da parte della Bce che crea così una pessima allocazione del denaro. In realtà il Vecchio Continente avrebbe bisogno di una serie di provvedimenti coordinati tra loro, provvedimenti che comportano anche maggiori investimenti, in particolare nelle infrastrutture e nell'istruzione, soprattutto per aumentare la competitività a livello internazionale.
Ai problemi economici, però, si aggiungono anche quelli sociali: dal 2015, infatti, l'Europa è stata scossa da una crisi dell'immigrazione che ha visto aumentare il consenso dei partiti populisti, anti-immigrati e euroscettici che hanno così potuto conquistare la presenza nei vari parlamenti nazionali.

Mentre in Europa si litiga per questo, nessuno, secondo Bäte, si accorge dell'aumento del divario tecnologico che c'è con gli Usa e con la Cina. Un problema che non è solo economico: una mancata competitività, infatti, porta a un calo della ricchezza e ad un peggioramento sistematico della sostenibilità del sistema pensionistico dei giovani che oggi sono giovani precari e domani saranno anziani poveri.
Fonte: News Trend Online

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