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mercoledì 19 settembre 2018

Dopo i dazi prevale il sollievo


Il tipico comportamento dei mercati, che scontano in anticipo le aspettative e le archiviano quando diventano notizie, si è ripetuto anche nella vicenda dei dazi.
L’attesa per l’introduzione dei dazi contro la Cina da parte di Trump su altri 200 mld$ di importazioni cinesi aveva fatto fibrillare un po’ i mercati azionari nella seduta di lunedì, ma ieri, quando è diventata  un fatto, ha lasciato spazio all’immediato recupero dei mercati, come se nulla fosse successo.
A dire il vero le borse europee ci hanno messo un po’ a convincersi a cambiare umore, passando nell’incertezza tutta la mattinata ed il primo pomeriggio, come se volessero verificare se la buona reazione alla notizia, che si era vista sui mercati asiatici, sarebbe stata confermata dal comportamento delle borse USA.

Constatato che anche in USA la paura dei dazi era dietro le spalle, hanno potuto distendersi e chiudere in positivo la seduta.
Gli indici USA hanno snobbato la mossa di Trump ed hanno recuperato con l’indice SP500 tutto quel che hanno perso lunedì, e buona parte anche sul tecnologico Nasdaq100.
Curiosamente, ancora una volta, gli investitori si mostrano assai meno preoccupati dell’establishment istituzionale per le conseguenze della guerra commerciale, come se continuassero a credere che tutto quel che capita faccia parte di un unico grande bluff nella partita di poker che Trump sta giocando con l’avversario.
I motivi a sostegno di questa tesi non mancano:
  • l’aliquota della tariffa introdotta sui 200 mld$ di importazioni cinesi è più bassa delle attese (10% contro il 25% ipotizzato) e verrà alzata solo nel 2019  se i negoziati non produrranno frutti;
  • sono stati esclusi alcuni prodotti tecnologici per non danneggiare troppo Apple;
  • è stato ribadito dall’Amministrazione USA che l’intenzione è negoziare una soluzione diplomatica con la Cina che consenta di rimuoverli;
  • la reazione cinese è stata piuttosto misurata ed attenta a non chiudere completamente la porta del negoziato.

    Infatti è stata introdotta una ritorsione del 10% su 60 mld$ di importazioni USA, che scatteranno in contemporanea con l’avvio dei dazi in USA, ma non è stata annullata la partecipazione ai negoziati e si è ribadita anche da parte della Cina l’idea che una soluzione negoziale sarebbe preferibile.
Sembra perciò prevalere l’ipotesi che Trump abbia fatto questa manfrina per poi trovare un accordo proprio al culmine della campagna elettorale per le elezioni Midterm e lucrare il consenso degli elettori.

E’ vero che gli accordi si fanno in due e bisognerà verificare la disponibilità negoziale cinese. Però le prime contromosse di Pechino lasciano intendere che una via d’uscita onorevole non sarebbe disprezzata dalla leadership cinese.
Se fosse così i mercati USA dovrebbero riuscire a riportarsi sui massimi dell’anno e probabilmente a segnare nuovi record.
E, cosa non secondaria, gli indici cinesi e quelli dei vari paesi emergenti, che hanno sofferto le prime fasi della guerra commerciale, potrebbero rifiatare significativamente. 
Un ulteriore sostegno a questa chiave di lettura la fornisce il comportamento dei mercati asiatici, che ieri hanno reagito alla notizia con sollievo, anziché con timore.

L’indice Nikkei giapponese ha messo a segno un breakout dell’area 23.000 punti, che da maggio faceva da resistenza, ed anche oggi hanno proseguito di slancio la salita verso l’obiettivo di 24.000. Ancor più significativo è stato il comportamento dell’indice cinese di Shanghai, che dai minimi dell’apertura di ieri a 2.644, inferiori del -20% rispetto ai valori di inizio anno, ha messo a segno un rimbalzo che prosegue anche nella seduta odierna ed ha già recuperato quasi 100 punti, cioè circa il 4%.
Diciamo pertanto che se la notizia sui dazi USA doveva mettere in fuga gli investitori, almeno per ora questo non è successo.

Anzi.
La positività che si respira oggi dovrebbe consentire anche agli indici europei di proseguire il recupero in atto, sebbene l’azionario europeo si confermi come il più incerto nel mondo finanziario occidentale. Dovrebbe salire aprire in rialzo anche il nostro Ftse-Mib (+0,55% ieri), che ha confermato il superamento dei 21.000 punti ed ha ora, come obiettivo da raggiungere, la chiusura di un gap ribassista, lasciato aperto il 10 agosto scorso a 21.580.
Se la battaglia sommersa di Lega e 5 Stelle per abbattere le difese di Tria agli equilibri di bilancio non farà troppo rumore, l’impresa sembra fattibile.
Intanto segnalo che l’avvicinarsi della riunione FED, che si chiuderà mercoledì prossimo con un rialzo dei tassi previsto dal 90% degli esperti, sta mettendo un po’ di pepe sui rendimenti dei Treasury decennali americani, che hanno ormai sfondato di 5 punti base il mitico tetto del 3%, alimentati anche dalle aspettative inflazionistiche che i dazi potrebbero portare.

La notizia è poco significativa nel breve, ma non proprio positiva in ottica di medio - lungo periodo, e rappresenta il rovescio della medaglia di una economia USA che mostra muscoli drogati dai regali fiscali di Trump.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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