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venerdì 28 settembre 2018

Di Maio sconfigge Tria. Oggi esame spread


Mentre i mercati europei, e poi quelli americani, si sono affaccendati a digerire il dopo-FED, con una partenza europea in deciso calo, per colpa del comunicato FED, decisamente più severo di quanto i mercati si attendessero e restio a subire le pressioni di Trump per moderare la politica di rialzo progressivo dei tassi.
Poi però il clima è via via migliorato, tanto da far tornare Eurostoxx50 e Dax tedesco in positivo, grazie anche ai dati sull’inflazione tedesca ben al di sopra delle attese, che rivelano una tenuta della crescita in Eurozona. Anche Wall Street ha riconsiderato le parole della FED ed ha tentato di recuperare le perdite accusate il giorno prima subito dopo il “momento FED”.
Piazzaffari anche ieri ha fatto storia a sé, passando la seduta sull’ottovolante pilotato da Di Maio.
La lunga e tesa trattativa con Tria sul numero da inserire nel DEF alla voce Deficit/PIL ha dapprima causato un aumento di dello spread fino a quota 250 ed un violento calo del Ftse-Mib di circa 2 punti percentuali, trascinato giù da perdite su quasi tutti i bancari oltre il -3%.

Dopo le bellicose affermazioni del giovane leader 5Stelle il mercato temeva che al momento di prendere la decisione sul deficit la coalizione sovranista avrebbe avuto la meglio sulla fermezza di Tria e preteso lo sfondamento della linea del Piave del 2%.
Ma la paura si è lentamente smussata, man mano che arrivavano indiscrezioni sulla trattativa e  prendeva piede l’ipotesi del rinvio di un giorno della presentazione del DEF, per appianare le divergenze.
La giornata si è chiusa con lo spread rientrato a 239 ed il Ftse-Mib che ha contenuto i danni a -0,62%, recuperando due terzi del calo mattutino.
Ma dopo la chiusura delle borse europee la situazione è precipitata e, all’ora di cena, è arrivata la notizia della capitolazione di Tria, che ha concesso i 10 miliardi richiesti da Di Maio per il reddito di cittadinanza ed accettato un deficit al 2,4% del PIL.

E, come se non bastasse, è stato indicato il medesimo livello di deficit anche per i due anni seguenti. I 5 Stelle hanno festeggiato l’accettazione del loro mondo rovesciato esultando dal balcone di Palazzo Chigi.  
Si dice che solo le preghiere di Mattarella siano riuscite ad evitare le dimissioni del Ministro dell’Economia, evidentemente amareggiato dal non poter rispettare gli impegni di mantenere il deficit al di sotto del 2%, presi esplicitamente con la Commissione UE ed implicitamente con i mercati.
Che cosa significa 2,4%? Uno schiaffo alla Commissione UE.

Innanzitutto si pretende dalla UE nuova flessibilità per circa 25 miliardi, dopo che negli anni di Renzi e Gentiloni si è già ottenuto quasi 40 miliardi di flessibilità e dopo che la Commissione era orientata a non concederne altra per il 2019. Tria dovrà andare a Bruxelles ad intavolare una trattativa probabilmente destinata a fallire, per evitare che questa volta la Commissione faccia partire contro l’Italia la procedura di infrazione per deficit eccessivo prevista dai trattati europei.
2,4% significa anche che, se non si realizzerà il miracolo di una crescita del PIL molto superiore al ritmo tendenziale espresso attualmente, il nostro rapporto Debito/PIL tornerà a salire, anziché scendere come imposto dal fiscal compact.

E questo rialzo provocherebbe una seconda procedura di infrazione a nostro carico.
Ma, al di là di quel che farà la Commissione UE, che è frastornata dai rigurgiti sovranisti in tutta Europa e potrebbe anche avere un atteggiamento più morbido del previsto per paura di alimentare altra ribellione contro l’Unione Europea alla vigilia delle lezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, che si terranno in primavera, quel che oggi sarà interessante osservare è la reazione dei mercati, ed in particolare il comportamento degli investitori stranieri, che si ritrovano a valutare la sconfitta di Tria.

Quello che veniva considerato la diga del buon senso contro l’economia della crescita a sbafo dei sovranisti, ha ceduto di schianto. Se Tria avesse presentato le dimissioni oggi avremmo visto un’ecatombe su spread e Ftse-Mib. Ma l’aver mantenuto la sua scrivania di via XX settembre, per rispetto alla richiesta di Mattarella, non elimina la sostanza della questione, anche se evita l’avvitamento della crisi di governo.
Il governo del cambiamento non si preoccupa dei mercati e di Bruxelles e tira dritto per la sua strada, che prevede ad ogni costo il mantenimento delle promesse elettorali, o almeno di una parte, attingendo al patrimonio delle generazioni future, che pagheranno il debito con interessi sempre più alti.
La “manovra del popolo” come l’ha chiamata Di Maio, che “abolirà la povertà”, come Berlusconi promise “sconfiggerò il cancro”, intanto abolisce il principio di responsabilità amministrativa e quello Costituzionale che prevede che ogni legge di spesa indichi le coperture. 
Vedremo oggi come i mercati ci giudicheranno.

La punizione sullo spread dovrebbe arrivare. Resta da vedere di che entità. Se non sarà dura significa che anche i mercati stanno diventando sovranisti.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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