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martedì 25 settembre 2018

DEF: incognita deficit/PIL. Come reagiranno Piazza Affari e BTP?


La seduta odierna è stata vissuta in maniera speculare a quella della vigilia a Piazza Affari, dove il Ftse Mib ha messo a segno un rialzo più corposo del ribasso di ieri. L'indice delle blue chips infatti ha terminato gli scambi sui massimi intraday a 21.668 punti, con un progresso dell'1,54%, mettendo a segno la migliore performance in Europa.
Il rialzo dell'azionario è stato favorito anche dal venir meno di alcune tensioni sul fronte obbligazionario.
Lo spread BTP-Bund, pur essendosi allontanato dai minimi intraday toccati poco sotto i 230 punti base, si è fermato a 234,5 punti base, con un ribasso di circa il 2,7%, mentre il rendimento del BTP decennale viene fotografato al 2,89%, in flessione di quasi l'1% rispetto a ieri.

Mercati in attesa della nota sul Def: focus su deficit-PIL

Rispetto alle scorse settimane gli asset italiani mostrano indubbiamente un atteggiamento più sereno, attendendo con fiducia le novità che arriveranno a breve dal fronte politico.
Entro giovedì prossimo dovrà essere pubblicata la nota di aggiornamento al Def, le cui indicazioni avranno sicuramente un impatto non da poco sul mercato, in senso positivo o negativo.
Tutto ruota intorno al rapporto deficit-PIL, in attesa di capire se quest'ultimo sarà su livelli accettabili o se al contrario sarà spinto in alto in misura insostenibile agli occhi degli investitori. 

Gli ultimi rumors parlano di un deficit all'1,9%: la view di Citigroup

Il ritrovato ottimismo odierno, non solo a Piazza Affari, ma anche sul fronte obbligazionario, secondo gli strategist di Mps Capital Services è da ricondurre ad alcune indiscrezioni secondo cui il Governo avrebbe raggiunto un compromesso per portare il deficit/PIL all'1,9% e non oltre la soglia del 2% come ipotizzato nei giorni scorsi da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle.
Gli strategist di Citigroup ritengono che con una conferma delle indiscrezioni relativa ad una manovra con un deficit dell'1,9% del PIL, questo livello potrà essere letto come un rilassamento molto modesto della disciplina di bilancio.

Questa ipotesi sarebbe in linea con le stime della banca americana, i cui analisti parlano altresì di un livello accettabile per il mercato. 

UBP mette in guardia da eventuali delusioni

Per gli esperti di Union Bancarie Privee, al momento i titoli di Stato italiano sembrano scontare uno scenario relativamente favorevole al mercato in termini di deficit previsto per il 2019.
Gli analisti però avvertono che qualsiasi delusione in arrivo dal Governo non sarà presa bene dal mercato.

Le stime di Commerzbank e UBS e le reazioni attese sul mercato

Commerbank crede che la legge di stabilità dovrebbe prevedere un deficit compreso tra il 2% e il 2,5% e queste stime troveranno riscontro nella realtà, si dovrebbe assistere ad una riduzione delle tensioni con l'Unione europea e del nervosismo degli investitori.
Gli analisti fanno notare che un rapporto deficit-PIL tra il 2% e il 2,5% sarebbe ben lontano dalle promesse del Governo precedente che parlava dello 0,8% nel 2019, ma la distanza dalla soglia limite del 3% sarebbe sufficiente a dare al mercato un segnale di distensione.
Non diversa la posizione dei colleghi di UBS secondo cui un deficit/PIL tra il 2% e il 3% basterebbe a placare i timori del mercato.

Un'indicazione al di sotto del 2% sarebbe invece una grande sorpresa capace di dare vita ad un vivace rally non solo di Piazza Affari ma anche dei corsi obbligazionari.

Swuissquote: con deficit-PIL sotto il 2% partirà il rally di Piazza Affari

Una previsione che trova d'accordo gli analisti di Swissquote i quali segnalano che le ultime stime indicano un rapporto deficit-PIL vicino al 2% che, per quanto lontano dal limite del 3% posto dall'Unione europea, aumenterebbe la spesa in deficit da 29 a 38,7 miliardi di euro.
Considerando che il debito italiano rappresenta il 24% del totale di tutti gli Stati dell'Unione, si intuisce facilmente la forte perplessità dell'Europa sulla manovra di bilancio del nostro Paese.
Swissquote ritiene che fino a quando sarà rispettata la soglia del 3%, si avrà un impatto limitato sull'euro, mentre tutto ciò che dovesse rientrare al di sotto del 2% farebbe scattare gli acquisti su Piazza Affari e sui titoli obbligazionari. 
Fonte: News Trend Online

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