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giovedì 13 settembre 2018

Dazi: Usa-Cina tornano a parlarsi per richiesta di Trump


La notizia ufficiale sarebbe quella di un possibile ritorno alle trattative da parte di Pechino e Washington per espressa richiesta di quest'ultima.
Perchè? 
Ma le interpretazioni su quella che è, in effetti, una mossa a sorpresa, sono tante, soprattutto considerando che il presidente Usa, Donald Trump non è certo intimorito dalla sua stessa volontà di far partire dazi per altri 267 miliardi di dollari contro merci cinesi.

Il che fa pensare che la volontà della delegazione a stelle e strisce non sia altro che un escamotage per prendere tempo. Oppure per riuscire a strappare condizioni favorevoli agli Usa, in vista delle elezioni di novembre che potrebbero portare ad un cambio della composizione del Congresso con un passaggio ai democratici del Senato, il rampo del parlamento in cui i repubblicani hanno un margine di vantaggio praticamente risicato.
Ad ogni modo non sembra che questi colloqui possano essere particolarmente positivi visto che le tensioni commerciali sono viste dalla maggior parte degli analisti come destinate a perdurare ancora a lungo.

A prescindere da chi sarà a guida degli Usa nel prossimo futuro.

La guerra commerciale resterà a lungo

Questa, in sintesi, l'idea di Tyler Cowen della George Mason della University.
Infatti sebbene lo stile di Trump sia giudicato ampiamente anticonvenzionale è innegabile che i suoi attacchi al sistema di scambi internazionale riflettano una diffusa frustrazione e un profondo disagio effettivamente presente all'interno della società, in particolar modo per quanto riguarda la capacità di gestione, da parte delle autorità politiche, dell'invasione delle merci cinesi e della delocalizzazione attuata dalla maggior parte delle multinazionali.
Il problema, però, è che la rabbia che ne è scaturita ha creato la rottura dei rapporti internazionali, o ha rischiato di farlo in più occasioni, e questo è un problema che rischia di essere potenzialmente ben più grave delle tensioni commerciali.
Per questo motivo coloro che legano la guerra commerciale alla presenza di Trump alla Casa Bianca, secondo l'economista, sbagliano: tra due anni potrebbe infatti cambiare l'inquilino ma difficilmente verrebbero cabcellati con un colpo di spugna tutte le questioni che sono state nel frattempo sollevate dailla sua campagna elettorale in poi.
Quelle tensioni, infatti, sono qui per restare e il mondo dovrà inesorabilmente prepararsi ad un nuovo paradigma del commercio globale.

L'approccio di Trump

L'impatto più immediato sia sul breve che sul lungo termine, sarà la consapevolezza che il mondo rimarrà bloccato a lungo in una diffidenza reciproca e che le due prime potenze mondiali non collaboreranno più ancora a lungo.

Per quanto riguarda, invece, solo la Cina, è da sottolineare il fatto che nonostante l'entrata della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio la sua economia non sia diventata più liberale come molti avevano sperato. Un fattore non indifferente se si pensa che il futuro potrebbe vedere un intensificarsi delle strette tariffarie, opzione sulla quale sia repubblicani che democratici si trovano d'accordo.
Secondo la visione di Cowen, la novità rappresentata dall'approccio di Trump è stato il fatto che, in qualità di immobiliarista e uomo di spettacolo, la sua strategia, peraltro univoca, è partita da un punto centrale: il prezzo, proprio come si fa nelle trattative dei settori nei quali ha sempre operato.

Non solo, ma ha potuto anche sfruttare una stagnazione quarantennale sui salari, stagnazione che solo ora sembra dare cenni di movimento. Un fattore che potrebbe però cambiare, sebbene non definitivamente, le carte in tavola, potrebbero essere le prossime elezioni di medio termine, con la maggioranza di uno di due rami del parlamento ai democratici.
Fonte: News Trend Online

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