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lunedì 10 settembre 2018

Continua la fase di risk aversion


Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che non si placa la fase di moderata risk aversion che sta interessando gli indici globali. Dopo aver fatto da traino per un lungo periodo, la tecnologia è alla base della recente discesa del mercato azionario USA, mostrando una marcata sottoperformance.
Non si arresta neppure la negatività che circonda l’azionario cinese, minacciato sempre dall’imposizione di nuovi dazi su 200 mld di $ di importazioni USA dalla Cina. A tal proposito è appena terminato il periodo di consultazioni su queste nuove tariffe, e si attende da un momento all’altro l’attivazione delle stesse (Trump ha dichiarato di voler accelerare i tempi): questo costituisce esattamente ciò che il mercato non gradisce, ovvero rimanere nel campo dell’incertezza e dell’aleatorietà delle decisioni.
La borsa di Shanghai ha toccato nuovi minimi, mostrando delle valutazioni che ora appaiono decisamente interessanti: le trimestrali hanno confermato la crescita attesa degli utili, mentre la continua discesa delle quotazioni ha portato i multipli su valori che non si vedevano da oltre quattro anni (il rapporto Price/Earnings si attesta in area 10x).

Di certo non ha aiutato la crisi generale del comparto emergente e per vedere una stabilizzazione del settore probabilmente sarà necessario attendere qualche progresso sul fronte dei negoziati USA-Cina ed un arresto dei deflussi dall’area.
La debolezza è comunque estesa a tutti gli indici asiatici, mentre la pressione sulle valute è sintetizzabile dai minimi degli ultimi 20Y raggiunti dalla rupia indiana.

Area euro: prosegue la divergenza

Come osservato per l’Asia anche il comportamento dei mercati azionari europei è stato negativo.

I dati particolarmente deludenti su ordinativi all’industria e produzione industriale di luglio in Germania hanno contribuito ad indebolire l’azionario continentale. Alcune indiscrezioni supportive di una soft Brexit hanno ridato vigore alla sterlina e paiono non esservi smentite ufficiali al momento, cosa che ha permesso alla valuta di consolidare i guadagni successivi alla comparsa della notizia.
Sempre sul fronte macroeconomico spicca la forte sorpresa positiva scaturita dalla pubblicazione dell’ISM non manifatturiero di agosto negli USA, con l’indice che ha recuperato quasi interamente la fortissima flessione del mese precedente.

Hanno colpito nel dettaglio alcuni sotto-indici molto significativi, con quelli su new orders e business activity addirittura sopra 60. Insieme alla positiva rilevazione dell’ISM manifatturiero di due giorni prima il quadro macro americano si presenta in discreta salute e disegna una buona entrata nell’ultimo trimestre dell’anno.
A questo punto la sottoperformance estiva (da giugno) dell’Eurostoxx 50 nei confronti dell’S&P 500 è arrivata a circa il 10% (in termini locali) e l’azionario europeo si trova su di una soglia di ipervenduto di breve termine: vi sono i presupposti per un tentativo di recupero da una situazione così sbilanciata.

Migliora il sentiment verso l’Italia

Il repentino cambio di atteggiamento del Governo italiano sulla manovra fiscale e la nuova linea moderata sui conti pubblici inaugurata da Salvini e poco dopo sposata da Di Maio hanno favorito una serie di ricoperture sui BTP che hanno permesso un netto recupero del mercato governativo italiano e del settore bancario.

Lo spread con il Bund, dopo aver toccato i massimi a 300 si è riportato in area 250/260 punti base, mentre il rendimento dei titoli di stato a breve termine (due anni) ha visto una discesa di oltre 60 bp a 0.86%, riportando un po’ di calma e fiducia sul mercato.
Sono state determinanti le dichiarazioni di Salvini che hanno mirato ad un accantonamento della linea “tutto subito”, a favore di una spalmatura delle misure di politica economica “lungo l’arco dell’intera legislatura”, nel rispetto comunque dei vincoli di budget e degli impegni presi in sede europea.

Il convincimento è ora orientato su di una legge di bilancio che preveda un deficit non distante dal 2% (forse addirittura inferiore), che permetta di mantenere stabile la traiettoria del debito pubblico, che tra l’altro deve fare i conti con un marcato rallentamento della crescita per il 2018 (ora stimato all’1.1%) rispetto a quanto incorporato nelle precedenti stime (la versione precedente della legge di bilancio stimava una crescita all’1.5%).
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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