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lunedì 10 settembre 2018

Bond oggi: puntare sui Btp adesso o aspettare gli esentasse?


Negli ambienti bancari il progetto è noto da tempo ma solo negli ultimi giorni se n’è cominciato a parlare alla luce del sole. I Cir – Conti individuali di risparmio – potrebbero essere la novità che rivoluzionerà l’approccio ai titoli di Stato dal 2019 in poi.
Cosa sarebbero? Conti deposito specifici, riservati a Btp e altre tipologie di bond governativi italiani, accessibili solo a investitori privati, con notevoli benefici fiscali. I rendimenti sarebbero infatti esenti dall’imposta del 12,5% e prevedrebbero un credito d’imposta all’ingresso del 3,5%.

Esenti anche tasse su donazioni e successioni, a condizione che il relativo patrimonio resti poi vincolato per 18 mesi. Previsto il divieto di vendite allo scoperto. Ogni conto potrebbe accumulare da 30.000 a 900.000 euro l’anno e tutti gli intermediari sarebbero autorizzati a offrire la tipologia ai propri clienti, con precise limitazioni di costo. 

Un’idea brillante ma…

Il progetto, che è ancora ipotetico e che dovrebbe entrare a far parte della prossima legge di Stabilità, ha tuttavia un limite finora non evidenziato: riguarderebbe solo le nuove emissioni, proposte dal 2019.

Dati gli attuali tassi di interesse non si possono quindi prevedere - almeno inizialmente - rendimenti cedolari significativi, il che costituirebbe un aspetto penalizzante nei primi anni. Un altro dubbio riguarda eventuali dinieghi da parte dell’Unione europea, che potrebbe vedere nei Cir una forma di protezione per il debito tricolore.
Di fatto la struttura sarebbe una specie di gabbia in cui si investirebbe escludendo transazioni intermedie, allo scopo di stabilizzare non solo le quotazioni ma ovviamente anche lo spread.

Domande inevitabili

Ammesso che il progetto diventi operativo potrebbero sorgere due quesiti: uno relativo alla convenienza o meno di acquistare oggi Btp tassati rispetto a investimenti dal prossimo anno esenti da imposte? La risposta è sì, perché con molte probabilità i redimenti fra alcuni mesi saranno minori rispetto agli attuali.

Un secondo interrogativo consiste nel fatto se si creeranno due mercati, uno riferito ai “vecchi” Btp e compagni e uno relativo ai “nuovi” emessi dal 2019 in poi? Anche in questo caso il responso è sì, nel senso che si determinerebbero due tipologie di compravendite, una libera e una vincolata, il che potrebbe alimentare maggiore volatilità sulla prima.
Una simile svolta non sarebbe negativa, seppur non si escluda che parte delle emissioni post 2018 verrebbe sempre trattata sul mercato secondario. 

Piace soprattutto alle banche

Le prime bozze di progetto, circolate in maniera confidenziale, avrebbero incontrato l’adesione degli operatori professionali, soprattutto bancari, che vedrebbero ridursi il rischio di volatilità dei Btp, con i benefici che ciò comporta al mondo del credito.

Un po’ di preoccupazione c’è solo sul fatto che parte della raccolta andrebbe certamente a svoltare dai classici prodotti gestiti a una forma di risparmio più semplice e vantaggioso in termini fiscali, con una possibile riduzione delle masse trattate. Il successo dei Pir azionari è stato un ottimo boccone per l’industria dei fondi.
I Cir potrebbero invece non esserlo. I maggiori ostacoli alla loro approvazione verranno quindi da questo fronte. 
Fonte: News Trend Online

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