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mercoledì 26 settembre 2018

Bond oggi: l’Australia con rating AAA, rende quanto l’Italia!


E’ un confronto che dura da mesi e anche più. In termini di rendimenti l’emittente governativo Australia – a rating AAA – uno dei più solidi del mondo, riconosce tanto quanto l’Italia (BBB): il decennale di Canberra, capitale del Paese, ha un yield infatti del 2,75% contro il 2,88% di quello di casa nostra.
In realtà fino alla crisi dei Btp di primavera era l’australiano a sopravanzare - seppure di poco - l’italiano, pur con un livello medio di rischiosità oltremodo più basso. Che deriva da tanti fattori: un debito/Pil solo al 42%, una costante crescita dell’economia e una bilancia commerciale agevolata dall’esportazione di commodities, di cui il Paese è ricco.

C’è logicamente però il fattore variabile della valuta di riferimento, che in prospettiva va a vantaggio ancora una volta dell’Australia. Il relativo dollaro attraversa infatti un’esagerata fase ribassista, dovuta solo in parte alla guerra dei dazi fra Usa e Cina, che impatta pure sul sistema economico locale, ma soprattutto all’instabilità politica e al differenziale dei tassi con Washington: 2% quello applicato dalla Fed contro l’1,5% di quello della Reserve Bank of Australia.

Uno spread del 25% non è poco e porta i capitali a preferire – almeno nella fase attuale – la destinazione statunitense. Storicamente il costo del denaro è sempre stato però più elevato nel Nuovissimo Continente, attestandosi sopra il 2% e spesso ben oltre.

Una valuta abbastanza stabile

Il cross Eur/Aud registra così dal 2013 una fase a netto favore della nostra divisa, sebbene i fondamentali sconfesserebbero la debolezza della moneta australiana, in precedenza piuttosto solida, con un trend non troppo volatile, come accaduto invece per altri dollari.

Ciò porta non pochi a prenderla in considerazione proprio perché il rapporto cambio/yield obbligazionario viene visto a favore delle emissioni in Aud. Lo è realmente? Sì, a due condizioni: si guardi al lungo termine con il progressivo reinvestimento delle cedole incassate; ci si protegga con un conto sulla specifica divisa, che solo alcune banche prevedono.
Non essendoci ancora un segnale di reale inversione del cross, l’operatività a cambio aperto potrebbe infatti comportare perdite di breve/medio periodo che un c/c in Aud sospenderebbe, mantenendo tutta la gestione al rapporto di avvio della posizione e consentendo di reinvestire i coupon a quella stessa quotazione, con sostanziali benefici nel tempo, tanto più ora che il dollaro australe attraversa una fase di instabilità.

L’importante supporto

L’Aud contro euro ha raggiunto un decisivo livello su cui si colloca (a 1,629) un’importante barriera più volte testata in passato e soprattutto fra il 2002 e il 2008.

Qui si giocherà una battaglia decisiva, confermata negli ultimi giorni da un micro tentativo di rimbalzo, non ancora sufficiente però per testimoniare l’avvio di un’inversione. Un’area in cui quest’ultima partirebbe è da collocare nella rottura di 1,58 Eur/Aud, sebbene una vera resistenza sempre per il dollaro australiano si identifichi sugli 1,553.
La distanza dalla quotazione attuale non è abissale ma richiede, per chi voglia essere più prudente usando il supporto dei segnali tecnici, la manifestazione di conferme di medio periodo. Logicamente c’è poi l’aspetto di quali bond scegliere e anche da questo punto di vista occorre un approfondimento adeguato.

Lo realizzeremo nei prossimi giorni. 
Fonte: News Trend Online

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