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lunedì 3 settembre 2018

Bond oggi: il punto sul $ e su quelli nel biglietto verde




Un po’ di debolezza ma niente più. Il dollaro resta bloccato fra la per lui resistenza sull’euro di 1,1567 e il supporto di 1,174, apparsa ancora una volta più coriaceo di quanto si pensasse, sebbene scalfito solo in “intraday” martedì 28 scorso. Un vero consolidamento per il biglietto verde avverrebbe comunque al ritorno del cross sotto 1,134, corrispondente al punto di appoggio su cui è terminato il 15 agosto il trend di rafforzamento di inizio del mese scorso.

Per ora si intravede una fase altalenante, in attesa del meeting del board della Fed di fine settembre, quanto sarà annunciato quasi certamente un nuovo aumento dei tassi. Un possibile fattore di spinta per il dollaro sarà questo, seppur si intravedano nuvoloni neri sulla politica monetaria d’oltre Oceano.
Tornando comunque alla divisa è il caso di segnalare come il primo pivot point di resistenza (sempre ragionando in chiave di dollaro) su base mensile – importante punto di riferimento da prendere sempre in considerazione – sia posto a 1,1355, il che lascia intendere che l’area appunto di 1,134/1,135 va vista come possibile punto di arrivo, solo oltre il quale partirebbe una nuova fase di consolidamento per la divisa d’oltre Oceano.

Probabilità? In calo.

Vicini al top?

L’economia Usa va bene, il Pil accelera (ultimo dato +4,2%), l’inflazione è al 3% e la disoccupazione sotto la barriera del 4%: tutto farebbe pensare in un ulteriore movimento accelerativo per i tassi ma si cominciano a sentire voci timorose che ciò succederà.
L’inizio del 2019 potrebbe portare a uno stop nel rialzo del costo del denaro, come a dire a un primo segnale che l’attuale impostazione della curva dei rendimenti comincia a preoccupare. Il differenziale di yield fra 10 e 2 anni, relativamente ai Treasuries, è sceso allo 0,24%, cioè di nuovo sui minimi storici, il che non è un bel indizio.

Questo perché il decennale evidenzia difficoltà a salire in termini di rendimento. Il picco al 3,115% di maggio è un ricordo lontano. Da allora si è innestata una forte retromarcia e l’area fra 2,80 e 2,9% è quella da cui non sembra voler restare. Il biennale invece è continuato a salire, attestandosi sopra il 2,6%, costituendo ancora una volta il segmento di scadenze cui si può guardare con maggiore interesse.

Quale tipo di operatività

Il quadro generale lascia intendere che alcune scelte possono essere più vantaggiose rispetto ad altre:
  1. continuare a considerare i bond in dollari solo con il supporto di una copertura sul cambio: la più semplice consiste in un conto corrente specifico, grazie al quale si stemperano almeno le variazioni di cross riferite all’incasso delle cedole, sebbene i vantaggi possano essere anche altri;
  2. cominciare a incassare eventuali plusvalenze sui tassi variabili, malgrado in vari casi si avverta nuova debolezza sulle relative quotazioni;
  3. volendo operare con bassi rischi puntare su scadenze biennali, che oggi garantiscono rendimenti dignitosi;
  4. iniziare a valutare la parte lunga delle scadenze con emissioni ad alto rating.

    In presenza di un eventuale stop nel rialzo dei tassi avrebbero margini per un rimbalzo delle quotazioni. 
Fonte: News Trend Online

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