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venerdì 28 settembre 2018

Bond oggi: il Btp ama il rischio. Ieri segnali neutri. E ora?

 
La lettura dei media politici e finanziari fotografa un Paese sull’orlo di una crisi di nervi, con i Btp ritenuti in pesante “sell”, sebbene la verifica molto fredda dei loro grafici sia meno negativa, a cominciare da quello del Future (Francoforte: 923414notizie) long term. Cosa sta accadendo? Da alcuni giorni c’è debolezza ma niente più. Ora che si è avuta l’ufficializzazione di un deficit/Pil al 2,4%, di fatto già prezzato nei livelli attuali dei Btp, si manifesta però un dubbio, ovvero l’avvio di massicce vendite da parte di fondi soprattutto Usa, che avevano scommesso su un rapporto sotto il 2%. Che faranno? Alleggeriranno le loro posizioni o terranno botta di fronte alla svolta del Governo? Le prossime ore chiariranno le evoluzioni, sebbene su tutti i rischi aleggi quello più temuto dai mercati, in altre parole di uno scontro con Ue e Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) , pronte a fare fuori il Governo giallo verde attraverso il grimaldello spread, con in aggiunta qualche esternazione fuori delle righe di esponenti politici o delle istituzioni. 
I 2,8% a confronto
Il quadro a ieri sera dei Btp era tranquillizzante. Quello che ormai è diventato il benchmark dei governativi italiani, ovvero il 2,8% scadenza 2028 (Isin IT0005340929) ha sì evidenziato debolezza per tutta la giornata, chiudendo però la seduta con un marginale meno 0,43%, proprio a ridosso della media mobile a 10 sedute. Il minimo intraday a 98,65 lasciava intendere l’appoggio su un supporto di breve periodo, strutturatosi fra il 10 e il 14 settembre, con un segnale che sarebbe stato molto negativo; poi una netta ripresa in conclusione di giornata. Inevitabile il confronto con l’altro 2,8%, quello a scadenza 2067 (Isin IT0005217390), riuscito addirittura a restare sopra la m.m. 10, con scarsa volatilità intraday, chiudendo a 85,23. L’essere rimasto sopra il supporto degli 84,63 anche in corso di giornata è apparso positivo, così come aver addirittura chiuso sopra i livelli degli ultimi giorni. 
Future short term in affanno
Maggiori problemi l’ha evidenziato il Short term Future, che in una sola seduta ha rotto al ribasso la m.m. 10, il supporto dei 110,27 e una trendline ribassista sopra cui era riuscito a collocarsi nelle ultime sedute. Addirittura in giornata ha rischiato di scendere fino alla m.m. 40, rialimentando fantasmi di un mini crollo già vissuto nei mesi scorsi. Meno problematico il comportamento del Long term Future, allontanatosi da quel miraggio della m.m. 200 verso cui puntava, ipotesi non tanto irrealistica solo pochi giorni fa. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) suo caso imprescindibile la tenuta di quota 122,36, contro la chiusura ieri sera a 126,4, con un distacco quindi ancora significativo. 
Lo yield è il vero termometro
L’attesa vera riguarda tuttavia il rendimento del decennale. La chiusura al 2,916% si è allineata ai massimi di un trading range che dura da settimane. Gli indicatori tecnici a ieri sera indicavano una situazione ancora favorevole, con questi livelli di pivot point da monitorare: resistenza “daily” al 2,997%, “weekly” al 3,082% e “monthly” al 3,409%. La scala dei possibili innalzamenti è evidente. Aggiungiamo una curiosità: la media mobile a 200 sedute è ancora molto indietro e si ferma al 2,37%, il che testimonia come la congiuntura in corso sia da considerare anomala. Fieri a ieri è stato così. E oggi? 

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