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giovedì 6 settembre 2018

Bond oggi: è tempo di switch dai variabili in $ ai Cct?


Per tre anni almeno un consiglio molto diffuso è stato quello di acquistare obbligazioni a tassi variabili in dollari. In effetti l’investimento è risultato positivo in termini di incremento delle cedole, ma meno (e in alcuni casi non di poco) come quotazioni. Il perché dipende da tanti fattori, primo dei quali la struttura di alcune emissioni che prevedono eventuali “cap”, cioè tetti per le stesse cedole.
Non poche - per esempio varie bancarie (Imi, Bnp, Citigroup, Credit Suisse, Goldman Sachs e altre) - prezzano ben sotto 100 e perfino non lontano da 90. Vicine alla parità si trovano solo le più tradizionali, ovvero a indicizzazione Libor + spread senza vincoli, che sono soprattutto di vecchia data e di solito prossime a scadenza.

Meno penalizzato invece il mondo corporate a tasso variabile, trattato in prevalenza sul mercato “Otc”.

Tassi vicini al top?

L’interesse in calo per i “t.v.” in dollari dipende soprattutto dal timore che la politica monetaria Fed sia arrivata a non poter più ipotizzare ulteriori incrementi futuri dei tassi.
Forse ancora due nel 2018 e magari uno nel 2019 ma poi si suppone uno stop. D’altra parte lo stesso Treasury a 10 anni non dà segnali di grande vivacità. Si aspettava ben oltre il 3% per metà dell’anno in corso e invece fatica a restare sul 2,9%. Di fatto da marzo si muove in una fase di lateralità continua.

Inoltre i segnali di un dollaro forte si stanno attenuando e quindi l’abbinata valuta/yield perde appeal per la categoria “floating rate”. 

L’occasione Cct

In questo quadro chi si trovasse ingabbiato in obbligazioni a tassi variabili espresse in dollari e deboli in termini di quotazioni può valutare l’occasione di uno switch sulla stessa categoria ma in euro, sfruttando l’attuale debolezza dei Cct.
Che hanno risentito moltissimo del calo dei governativi italiani per un semplice motivo: di fronte a rendimenti minimi, dovuti ai tassi Bce a zero, sono letteralmente crollati sotto il peso del doppio elemento bassa cedola/rischio Paese. La loro esposizione infatti ai fattori depressivi si dimostra inevitabilmente maggiore.

Nel mese di agosto si sono così visti crolli semplicemente impensabili soltanto due anni fa ma ancora ieri – pur in una seduta positiva per i titoli di Stato – alcuni Cct sono rimasti ben lontani dalla parità, dove - in linea teorica - dovrebbero collocarsi. Per esempio il Cct-Eu Tv Eur6m+0,95% Ap25 Eur (Isin IT0005311508) ha chiuso la seduta a 91,6 e il Cct-Eu Tv Eur6m+0,55% St25 Eur (Isin IT0005331878) è rimasto addirittura sotto quota 90, posizionandosi a 88,3, pur con un progresso dell’1,22%.

Così come i nostri tassi variabili governativi hanno evidenziato forti dinamiche ribassiste nelle fasi correttive dei mercati c’è da aspettarsi che un trend opposto si realizzerà in presenza di una progressiva normalizzazione. Inoltre la fine del Qe e un primo possibile timido rialzo dei tassi nel 2019 sono altri motivi che portano a guardare con un certo ottimismo nei confronti dei Cct e nel frattempo a valutare l’addio alle cugine d’oltre Oceano.
Fonte: News Trend Online

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