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venerdì 14 settembre 2018

Bond oggi: cassaforte Bund, si vendicchia (forse)

 
Reazione immediata ieri del decennale tedesco alle parole di Draghi, che ha confermato come il primo aumento dei tassi in area Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) potrebbe avvenire alla fine dell’estate del prossimo anno: il rendimento è salito in pochi minuti dallo 0,409% allo 0,442% (+8%) per poi ridiscendere in serata allo 0,43%. Un segnale che non ha però convinto del tutto. L’analisi del Bund Future lo conferma. Seduta ribassista ma non tale da rompere il livello dei 159,03, che corrisponde – in termini di analisi tecnica – non solo a un primo sostanziale supporto ma anche all’attuale quota del SuperTrend. Ci vuole ben altro perché si passi a una fase realmente ribassista: ciò avverrebbe prima con la rottura del successivo supporto a 157,8 e poi con lo sforamento della media mobile a 200 sedute, che potrebbero fra l’altro corrispondere nell’arco di qualche seduta. Ma quanto più interessa è proprio il SuperTrend, improntato all’insù ormai da tempo e più precisamente dal 13 marzo scorso. Un periodo certamente lungo, che corrisponde a quello dell’estate 2016, quando il quadro generale era assolutamente differente e nessuno ipotizzava che il “rush” potesse proseguire in maniera così travolgente da portare al superamento dei160. 
Giorni probabilmente risolutivi
Ieri, dopo il movimento del primo pomeriggio ci si poteva aspettare una chiusura di seduta più netta, con una discesa verso i 159. In realtà il discorso di Draghi – come spesso avviene – ha lasciato intravedere panorami divergenti e alla fine quello meno ottimistico ha preso il sopravvento. Ciò non esclude che le prossime sedute potranno riportare vendite, perché la situazione del Bund è davvero esasperata. Lo dimostra un fatto: la quotazione del Future è oggi quasi doppia rispetto a quella del 2008-2008, allora in piena tempesta Lehman. Certamente nel frattempo si è avuto il Qe ma…se si analizza bene il grafico e si fissa sui 110 la barra di separazione fra trend rialzista e trend super rialzista di lungo periodo, la visione è ben più parossistica di quanto non si creda. L’indice azionario Dax ha performato in maniera altrettanto eccezionale ma con una volatilità nettamente superiore. Inoltre la sua impostazione lascia intravedere scivoloni di medio termine, mentre il Bund ammette correzioni ma non più di tanto. La relativa forza resta inalterata, seppur si possa supporre che un’operazione alleggerimento stia per avviarsi. 
Finito l’uspide del Btp?
Qualche nuovo dubbio sui nostri titoli di Stato è cominciato invece a circolare, sebbene anche ieri si sia vista una candela verde per il Btp long term Future (Francoforte: 923414 - notizie) , inserito però in un mini canale ribassista da tre giorni, che l’ha riportato sul supporto dei 125,1. E’ evidente che dopo cinque nette barre rialziste un po’ di debolezza era inevitabile. Ancora una volta è l’atmosfera politica a condizionare il mercato, che ha ritrovato fiducia nei Btp Italia, collocati ai primi due posti dei migliori movers della seduta, con all’opposto i Btp€i in testa alla classifica dei peggiori. Queste contraddizioni confermano l’incertezza degli investitori di fronte anche alle dichiarazioni di un Draghi quanto meno sorprendente in relazione a un’inflazione ferma all’1,7% su base annua nel prossimo triennio. Si è avuta l’impressione che finanche la Bce non sappia con esattezza valutare i mutamenti futuri, con quell’identico valore in un arco temporale così esteso che sa quasi di numeri ipotizzati a caso. Se perfino il prestigioso centro studi della Banca centrale di Francoforte è in palla figurarsi cosa possono ponderare gli uomini di strada, professionisti o meno della finanza che siano! 

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