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venerdì 14 settembre 2018

BOND EMERGENTI - SocGen: Lira turca, Rand, Ringgit malese le più vulnerabili al Dollaro forte

FATTO
Il Dollaro (Eu/Usd 1,162) si allontana dai massimi dell'anno dopo il dato relativo all'aumento dei prezzi alla produzione Usa inferiori alle attese: +2,8% contro +3,2%.

Oggi pomeriggio sono attesi i dati sui prezzi al consumo, le stime si posizionano a +2,8%.

Si è attenuata leggermente l'aspettativa di una accelerazione della traiettoria del rialzo dei tassi da parte della Fed. Di conseguenza le valute dei Paesi emergenti tornano a respirare.

Société Générale ha fotografato il comparto, classificando le singole valute in base a una serie di parametri interni che misurano: debito estero a breve termine, debito denominato in valuta estera, posizioni fiscali e di debito, adeguatezza delle riserve e posizione dei titoli esteri in possesso. Ne esce il quadro seguente.

La Lira turca, il Rand sudafricano e il Ringgit malese sono tra le valute emergenti più vulnerabili agli alti tassi di interesse negli Stati Uniti.

La Rupia indiana e la Rupia indonesiana sono a rischio, anche se in misura inferiore.

Peso messicano, Peso cileno, Real brasiliano, Peso colombiano, Corona ceca, Fiorino ungherese e Zloty polacco hanno una vulnerabilità media.

Baht thailandese, Won sudcoreano, Yuan cinese e Rublo russo hanno bassa vulnerabilità.

L'analisi non prende in esame il caso estremo del Peso argentino, che ha appena ricevuto il sostegno straordinario del FMI (50 miliardi di dollari).

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Perché esiste da sempre una stretta correlazione tra i movimenti del Dollaro Usa e delle valute emergenti? Proviamo a spiegarlo in breve.

Molti Paesi emergenti si indebitano in dollari per finanziare un deficit spesso strutturale. Se l'economia statunitense cresce in modo robusto (come sta avvenendo), a sua volta la Fed ha bisogno di "raffreddare" l'inflazione alzando i tassi. Ovviamente,
più la Fed alza i tassi, più il dollaro rischia di spiazzare le valute dei paesi emergenti, i cui governi si trovano costretti a pagare rendimenti sempre più elevati per non fare scappare la liquidità.

EFFETTO
Per misurare l'andamento del mondo delle obbligazioni emergenti si fa spesso riferimento all'indice JP Morgan EMBI Global Core, che misura la performance delle obbligazioni governative emergenti denominate in dollari più liquide. I paesi che possono far parte del listino sono quelli classificati dalla Banca Mondiale come emergenti.

Dato che tutti i bond sono denominati in dollari, l'indice è soggetto alle oscillazioni del cambio Euro/Dollaro.

Sul mercato sono disponibili strumenti in grado di consentire l'investimento nel mondo delle obbligazioni dei Paesi emergenti, massimizzando la diversificazione e riducendo il rischio "Paese emittente".

Tra quelli disponibili a Piazza Affari, si può utilizzare il seguente:

ETF iShares JPMorgan EM Bond Hedged
Isin: IE00B9M6RS56
(EMBE.MI)

Da inizio anno -11%
A 1 mese -1,2%

Analisi tecnica
Negli ultimi tre anni il movimento risulta inserito nell'ampio canale decrescente (tratteggiato in blu), all'interno del quale si alternano movimenti di segno opposto della durata di circa sei mesi (tratteggiati in rosso).

Stando al ritmo evidenziato, si può ipotizzare da qui in avanti una fase di assestamento nel range compreso tra 89/91 punti cui farà seguito un rimbalzo che ha come obiettivo la parte alta del canale.

Quadro da rivedere in caso di discesa sotto area 88.

Lo strumento elaborato da iShares punta a replicare la performance dell'indice JP Morgan EMBI Global Core comprando un campione rappresentativo di titoli obbligazionari del mondo emergenti.

I Paesi più rappresentati sono: Messico (5,9%), Indonesia (4,9%), Turchia (4%), Argentina (3,9%), Filippine (3,80%), Colombia (3,5%), Brasile (3,4%), Russia (3,40%).

L'82% è rappresentato da titoli di Stato emessi in Dollari, il 17% circa da bond corporate.

La durata media delle obbligazioni in portafoglio supera i 10 anni per il 35% del totale, è tra 7-10 per il 26%, sotto i 5 anni per il 29% circa.

Per quanto riguarda il rating, il 35% dei bond gode di un rating medio BBB, il 22% è a BB e il 23% a B.

L'Etf, lanciato nel 2008 e domiciliato in Irlanda, distribuisce dividendi su base mensile. Lo yield a 12 mesi è 4,70%.
Le commissioni totali annue sono pari allo 0,50%.

www.websim.it


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