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venerdì 14 settembre 2018

Azionario: in vista un calo tra 5-20% per colpa dei dazi


12.35: Piazza Affari oscilla sulla parità con un un saldo parziale che si attesta a 0,05%(20.857 punti) sullo sfondo di un'Europa sostanzialmente in salita e che vede il Ftse 100 di Londra a +0,25%, il Dax di Francoforte e il Cac 40 di Parigi entrambi allo 0,4%.

Le banche centrali 

Il tutto mentre lo spread scende ancora a 235 punti e la moneta unica si rafforza, aiutata dagli ultimi dati sull'inflazione Usa (più debole del previsto) anche se l'onda di movimento più forte è quella presente sul dollaro che si sta leggermente indebolendo.

Per quanto riguarda l'Italia, l'attenzione è ancora alta nonostante un differenziale Btp-Bund in calo: ieri infatti, il governatore della Bce Mario Draghi ha sottolineato nella conferenza stampa seguita agli ultimi comunicati riguardanti le politiche finanziarie, che "Negli ultimi mesi, in Italia le parole sono cambiate molte volte.
Quello che noi aspettiamo adesso sono i fatti: Legge di Bilancio e la decisione parlamentare sul budget.” Questa, in estrema intesi, la posizione del numero uno della banca centrale europea il quale, oltre alla conferma dei piani sul graduale abbandono degli acquisti sui mercato con unn calo di 15 miliardi che inizierà a settembre per poi terminare definitivamente a dicembre, ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita del pil dell'Eurozona.

E se qualcuno come il commissario agli Affari Europei Pierre Moscovici nei giorni scorsi ha parlato di un problema Italia in seno all'Ue, di oggi la notizia di un nuovo record del debito pubblico che a luglio ha raggiunto quota 2.341,7 mld di euro, 18,4 in più sul livello di giugno.

Guerra commerciale

Guardando invece dall'altra parte dell'oceano non si estinguono le tensioni da guerra commerciale.
A poco sono servite le indiscrezioni che erano circolate sempre ieri e che parlavano di una richiesta di Washington a Pechino per riprendere le trattative iniziate a fine agosto per tentare di trovare una soluzione alla questione dei dazi: il presidente Usa Donald Trump ha seccamente smentito la cosa, nessuna pressione fatta dagli Usa sulla Cina.

Guerra commerciale, quindi, ancora all'orizzonte, tanto da spingere Jim BC Hagemann Snabe, presidente del consiglio di vigilanza Siemens a lanciare un avvertimento: nessuno esce vincitore da una guerra commerciale globale.
Le tensioni sulle tariffe commerciali, infatti, potrebbero influenzare negativamente la crescita globale e ciò potrebbe portare a conseguenze negative sull'intera economica globale. Usa inclusi.

Azioni Usa: in calo tra 5 e 20%?

Una prima conferma arriva dalla previsione dal titano degli hedge fund David Tepper secondo cui le azioni Usa potrebbero vedere presto un calo dal 5% al 20% se la guerra commerciale dovesse peggiorare.

Purtroppo chi investe deve ormai accettare il fatto che, a prescindere dalle mosse di entrambe le nazioni, i primi provvedimenti sono già in corso perciò è bene prendere confidenza con questa nuova realtà. Una realtà che riguarda non solo i rapporti tra Usa e Cina ma anche quelli con altre nazioni dal momento che la polemica con l'Europa non è ancora definitivamente chiusa, con il Canada sono ancora in corso trattative che, a differenza di quanto erroneamente previsto da Trump, non si sono chiuse nel giro di qualche giorno, mentre lo stesso tycoon non ha esitato a minacciare il Giappone per il suo deficit, e a individuarlo come prossima vittima di provvedimenti restrittivi sul settore auto.
Le azioni, tuttavia, sono ancora vicino ai massimi storici raggiunti a fine agosto.

L' S&P 500 è aumentato di oltre l'8,5% quest'anno, mentre il Nasdaq Composite è cresciuto del 16,3%.
Fonte: News Trend Online

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