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mercoledì 22 agosto 2018

Wall Street: i prossimi target del super toro secondo BofA


Il presidente Donald Trump a sorpresa ha confermato la sua volontà di imporre dazi pari al 25% sulle auto in arrivo dall'Europa, il tutto nonostante i recenti colloqui (a quanto pare non positivi come inizialmente pronosticato) con il presidente della commissione europea Jean Claude Juncker.

I nuovi guai di Trump

Ma la scena continua ad essere occupata sempre dalle vicissitudini che riguardano l'inquilino della Casa Bianca.
Donald Trump, infatti, si è visto piombare addosso altre due tegole. L’ex capo della sua campagna elettorale, Paul Manafort è stato condannato per frode finanziaria (tra cui l'occultamento di capitali, l'evasione fiscale e frode bancaria) proprio mentre il suo ex avvocato personale si è dichiarato colpevole di violazione delle leggi sui finanziamenti elettorali confermando di aver pagato l'ex porno-star in arte Stormy Daniels per esplicita volontà di Trump per comprare il suo silenzio.

Ma chi guarda a questi sviluppi per un possibile impeachment, rimarrà deluso, più probabile, invece, che qualche pericolo arrivi da una possibile dichiarazione resa dallo stesso Trump che adesso, al contrario di quanto i suoi avvocati vorrebbero, potrebbe essere chiamato a deporre. I precedenti di Richard Nixon e del più recente Bill Clinton, fanno pensare anche al rischio per Trump di dire qualcosa di troppo, magari istigato dalle domande del superprocuratore Robert Mueller.

Trump, nei giorni scorsi, però, era stato al centro dell'attenzione anche per un altro motivo: il suo pressante malcontento verso la Fed, colpevole, a suo dire, di aver dato vita ad una politica di rialzo dei tassi che potrebbe rendere l'economia Usa meno competitiva proprio mentre si trova in fase di ripresa dopo la crisi decennale scoppiata all'indomani della crisi dei subprime, il 15 settembre 2008.

Fed e Trump

Dichiarazioni che arrivavano a pochi giorni dal simposio di Jackson Hole (durante al quale saranno presenti i governatori delle maggiori banche centrali) e che avrebbero potuto suscitare qualche paura circa un possibile rallentamento da parte del governatore Fed Jerome Powell circa l'iter del sistematico rialzo dei tassi, iter peraltro già abbondantemente fissato, con altri due aumenti previsti per il 2018 e che, a questo punto, dovrebbero essere annunciati presumibilmente tra settembre e dicembre.

Sebbene i rischi esterni provenienti dalla crisi con la Turchia e dalle attese per il Def italiano siano aumentati, nulla fa pensare che si possa arrivare ad un livello di incertezza tale da portare la Fed a rivedere le sue strategie. Questa, in estrema sintesi, l'idea di UBS. Inoltre un passo falso potrebbe anche dare messaggi negativi a Wall Street proprio mentre la borsa Usa ha infranto il record di un mercato toro che oggi vince il primato del più lungo nella storia della finanza a stelle e strisce.

La view di BofA

Numeri alla mano si parla di un bull market che è arrivato a 3.543 giorni di vita.

Ma se qualcuno teme per la sua inusuale longevità, altri pensano di poter essere ancora ottimisti. E' il caso degli analisti di Bank of America secondo i quali alcuni settori come i metalli industriali, o alcune piazze di scambio come quella di Madrid, Mosca, Brasile e Turchia oltre che Milano, così come le banche europee e giapponesi oppure energia e delle utilities a livello mondiale, sono ancora indietro rispetto ai livelli precedenti al crollo.
Ad ogni modo, stando al report della banca Usa, meglio evitare i facili entusiasmi almeno fino a quando le misure di stimolo messe in atto dalla banca centrale cinese on confermeranno i primi frutti.

Intanto il consiglio è quello di sfruttare posizioni difensive con titoli tripla A, bond governativi Usa a breve termine e, sul fronte valutario, guardare al dollaro in rafforzamento su un euro intimorito da tensioni sui Btp italiani. Per chi invece punta sull'azionario, meglio essere cauti sui tecnologici FAANG (Facebook , Apple , Amazon , Netflix e Google) dal momento che difficilmente potranno correre ancora.
Per quanto riguarda Wall Street, l'indice S&P 500 potrebbe toccare i 3000 punti a fine 2018. Allargando la visuale, pollice in su per il petrolio, top fra le materie prime, e in ottica di asset allocation globale, semaforo verde per il Giappone, l'Asia in generale e i Paesi emergenti, nonostante il drenaggio della liquidità da parte della Fed.
Fonte: News Trend Online

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