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giovedì 23 agosto 2018

Su quali paesi e settori possono puntare le imprese siciliane?


L’effetto Trump sui mercati internazionali, il possibile rischio di guerre commerciali, la recente crisi turca e l’aumento di episodi di violenza politica. Su quali Paesi e settori possono puntare le aziende siciliane per cogliere le opportunità offerte dai mercati internazionali?
“Keep Calm & Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export a cura del Polo SACE SIMEST delinea, nonostante la presenza di diverse complessità, un quadro positivo per l’export italiano e delle sue regioni.
Dopo anni di difficoltà, l’export siciliano ha segnato una inversione di rotta, mettendo a segno un +30,4% rispetto al 2016 e superando i 9 miliardi di euro di beni venduti all’estero nel corso del 2017.

La Sicilia, oggi al secondo posto tra le regioni esportatrici del Mezzogiorno, ha dimostrato infatti un buon dinamismo in termini esportativi, grazie alle aziende regionali che si affacciano sui mercati globali. Tra queste, nel solo 2017 più di 400 imprese siciliane hanno usufruito dei prodotti assicurativi e finanziari messi a disposizione da SACE SIMEST. 
Il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, che lo scorso anno ha mobilitato oltre 93 milioni di euro a sostegno dell’export regionale, è presente in Sicilia con il proprio ufficio di Palermo, situato in via Principe di Belmonte 103/c, che agisce da unico punto di contatto con gli esperti di CDP e di SACE SIMEST per offrire approfondimenti su temi come l’accesso al credito, i prodotti assicurativi e finanziari, la gestione online dei finanziamenti e le nuove iniziative del Gruppo nella regione.
Se continuerà su questa strada, l’export regionale ha tutte le carte in regola per confermare la buona performance del 2017 anche nei prossimi anni, penetrando stabilmente nei mercati a più alto potenziale per il Made in Sicily, sia emergenti che avanzati.
Di seguito un focus sull’export della regione e una sintesi dei principali risultati pubblicati nel Rapporto Export 2018 di SACE.
La Sicilia è la seconda regione esportatrice del Mezzogiorno, decima su scala nazionale, grazie alla performance particolarmente positiva realizzata nel 2017 (+30,4%), trainata sia dai settori tradizionali del Made in Sicily quali prodotti agricoli, alimentari e bevande (cresciuti rispettivamente del 3,1% e del 5,7%) e prodotti raffinati sia dai settori tecnologici quali chimica e apparecchi elettronici (tutti cresciuti a tassi a due cifre).

I primi quattro mercati per l’export regionale nel 2017 sono stati Francia, Stati Uniti, Spagna e Turchia. Per quest’ultima, occorrerà maggiore cautela negli investimenti, alla luce della recente crisi economica che il paese turco sta attraversando.
Già il primo trimestre del 2018 ha confermato l’inversione di rotta, grazie a un incremento del 9,5% delle esportazioni regionali rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente.
Se proseguirà con lo stesso ritmo, l’export siciliano – forte dell’eccellente qualità dei suoi prodotti – potrà replicare il risultato positivo del 2017 anche nel prossimo quadriennio e consolidarsi sempre di più sui mercati globali.
Sebbene i principali partner commerciali della Regione siano mercati prossimi come Francia e Spagna (che hanno fatto registrare le migliori performance nel 2017, rispettivamente del +13,9% e del +41,4%), le esportazioni della Regione potranno trovare margini di crescita considerevoli anche al di fuori delle destinazioni tradizionali.
SACE SIMEST ha individuato infatti, per ciascuno dei settori traino dell’export regionale, diversi mercati emergenti che offriranno nei prossimi anni ottime opportunità alle imprese siciliane: per l’export degli apparecchi elettronici buone potenzialità sono offerte da Filippine e Marocco (entrambi hanno registrato importanti tassi di crescita e ad oggi coprono quasi il 10% dell’export di questi prodotti): i due Paesi rientrano tra le cinque geografie più promettenti identificate nel Rapporto Export di SACE SIMEST, per le quali si attende una crescita rispettivamente dell’8,9% e del 7,4% in media annua nel periodo 2018-2021.
Per il settore dei prodotti chimici, mercati interessanti sono Indonesia e India: quest’ultima rappresenta uno dei mercati più appetibili per l’export nostrano, su scala sia regionale sia nazionale, grazie al momento particolarmente positivo dell’economia indiana, testimoniato dall’implementazione del programma “Make in India”, dai crescenti investimenti nelle infrastrutture e dall’incremento dei consumi interni.

Nel Paese, dove è atteso un aumento del 7,2% medio annuo nel prossimo quadriennio, già nei primi mesi del 2018 si è registrato un ottimo +15,3%.
Relativamente ai settori più tradizionali del Made in Sicily, per alimentari e bevande le destinazioni più interessanti sono tutte fuori dall’Europa: in particolare in Asia (Cina e Giappone, dove nel 2017 sono stati esportati oltre 52 milioni di euro di prodotti).
Per i prodotti agricoli, invece, le aziende dovranno guardare principalmente ai Mercati europei (Polonia e Spagna).

 Le previsioni dell’export italiano per il 2018-2021

Quello delineato nel Rapporto Export 2018 di SACE SIMEST è un quadro di opportunità per le imprese italiane.

Nonostante le incertezze e il clima di tensione geopolitica, nel prossimo quadriennio l’export italiano continuerà infatti ad avanzare (+5,8% nel 2018 e +4,5% nel triennio successivo) sfiorando i 500 miliardi di euro già nel 2019 e superando i 540 miliardi nel 2021.
Lo Studio, che include le previsioni 2018-2021 sull’andamento delle esportazioni italiane per Paesi e settori e fornisce approfondimenti sui fenomeni globali a maggiore impatto, prospetta un quadro di vigile ottimismo per le nostre imprese esportatrici.

Da qui il titolo del Rapporto, un invito a puntare ancora sulla qualità del Made in Italy senza cadere negli allarmismi derivanti da un’ipotetica escalation protezionistica, il cui rischio di accadimento rimane ad ogni modo circoscritto (nell’ordine del 5-10%).
Lo studio contiene anche una mappatura delle geografie a più alto potenziale per esportazioni e investimenti italiani nel medio-lungo termine: 15 Paesi “irrinunciabili” (Arabia Saudita, Brasile, Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Indonesia, Kenya, Messico, Perù, Qatar, Repubblica Ceca, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Vietnam) che da soli hanno intercettato 95 miliardi di euro di vendite nel 2017 e 5 nuove promesse (Turchia, Senegal, Colombia, Filippine e Marocco) per le quali è attesa una crescita significativa nei prossimi anni.

Un ampio focus è dedicato al settore infrastrutturale, elemento chiave per rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia e aiutare il Paese a recuperare 70 miliardi di euro di “export perduto”.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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