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martedì 14 agosto 2018

Non solo Unicredit: ecco i titoli più esposti al rischio Turchia

 
In una giornata priva di dati macro di rilievo tanto in Europa quanto in America, e caratterizzata da volumi di scambio inferiori alla media per via del clima semifestivo legato al Ferragosto, il tema caldo che continua a dominare la scena sui mercati finanziaria è senza dubbio quello del crollo della lira turca e della crisi che sta colpendo il Paese guidato da Erdogan.
Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) il più colpito dalle turbolenze in Turchia
Da venerdì scorso uno dei mercati più penalizzati dalle vendite è senza dubbio Piazza Affari, non solo per le incertezze legate alla politica del nostro Paese, ma anche e soprattutto per la forte presenza di bancari al suo interno.
I titoli del comparto a livello europeo sono colpiti dalle turbolenze che stanno interessando la Turchia, per via dell'esposizione di alcuni gruppi a questa realtà.
Sul mercato domestico i riflettori sono puntati in primis su Unicredit che è tra gruppi maggiormente esposti al crollo della lira turca e più in generale alla crisi di Ankara.
Il gruppo guidato da Mustier ha una partecipazione di quasi il 41% in Yapi Kredi, la quarta banca privata della Turchia, con 788 sportelli e asset per 365 miliardi di lire turche.
Gli analisti di Medionanca Securities segnalano che Unicredit al momento ricava circa il 7% dei profitti stimati per il 2019 dalla controllata turca. La sensibilità del Common Equity Tier 1 è nell'ordine di -2 punti base per ogni 10% di deprezzamento della lira turca e di -1 basis point per ogni rialzo di 100 punti base di rendimento dei bond turchi.
Alla luce della situazione attuale, Mediobanca (Milano: MB.MI - notizie) parla di un impatto negativo contenuto sul Cet 1 di Unicredit, pari a 3-4 punti base. Anche nello scenario peggiore gli analisti parlano di un conseguenze gestibili per il gruppo bancario italiano, tanto da confermare sul titolo la raccomandazione "outperform", con un prezzo obiettivo a 22 euro.
Mediobanca: anche Recordati (Londra: 0KBS.L - notizie) , Astaldi (Londra: 0DMQ.L - notizie) e Cementir esposti alla Turchia
Unicredit però non l'unico gruppo italiano ad essere esposto alla Turchia, visto che tra le blue chips Mediobanca segnala anche Recordati, coperto al momento con un rating "neutral".
Recordati ha fatto il suo ingresso nel Paese di Edorgan nel 2011, con l'acquisizione di Frik Ilac, e dal 2015 ha realizzazione un nuovo impianto di produzione in Turchia che nel 2017 rappresentava circa il 7% delle vendite del gruppo.
In terra turca sono presenti anche due importanti gruppo industriali, uno dei quali è Cementir, per il quale la Turchia rappresenta circa l'8% dell'ebitda stimato per l'anno in corso. Per il momento gli analisti di Mediobanca Securities non cambiano idea sul titolo e mantengono invariata la raccomandazione "outperform".
Ben più cauta la view su Astaldi, al quale è riservato un rating "neutral": gli esperti dell'istituto di Piazzetta Cuccia ricordano che il gruppo ha due concessioni turche che devono essere vendute secondo i dettami del piano industriale: si tratta dell'autostrada e del ponte del Bosforo e dell'autostrada e del ponte del Goi.
I potenziali impatti della crisi turca sul petrolio
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) loro report, gli analisti di Mediobanca oltre ad indicare i nomi delle società più esposte alla Turchia, si sono soffermati a valutare anche i potenziali impatti della crisi del Paese sul petrolio.
Stando alle indicazioni fornite dall'Aie, ossia l'Agenzia Internazionale per l'Energia, la Turchia consuma circa 1 milione di barili al giorno di oro nero, corrispondenti a circa l'1% della domanda globale.
Il forte rialzo dei prezzi del Brent in lira turca da inizio anno probabilmente avrà ricadute negative sui consumi della materia prima nel Paese di Erdogan e questo potrebbe tradursi in una rivisitazione delle stime relative alla domanda globale di petrolio e di conseguenza ad una riduzione dei prezzi.
Mediobanca segnala però che circa il 4% dell'offerta globale di petrolio greggio passa attraverso la Turchia e di conseguenza qualsiasi spaccatura geopolitica in questa realtà potrebbe portare ad un premio al rischio più elevato per l'oro nero.

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