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venerdì 24 agosto 2018

Mercati con un occhio a Jackson Hole: sorprese in agguato?


Il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, nel suo primo intervento al simposio di Jackson Hole, non dovrebbe farsi intimorire dalle parole pronunciate dal presidente Usa Donald Trump, il quale, qualche giorno fa in un'intervista, si dichiarava scontento delle politiche di rialzo messe in atto dalla banca centrale Usa.

Tensione tra Fed e Trump

Ma è anche innegabile che le parole del tycoon abbiano messo l'intero board Fed in una posizione delicata: un discorso troppo elusivo potrebbe far pensare ad una sudditanza dei vertici alla volontà presidenziale mentre una difesa strenua dell'indipendenza della banca centrale, invece, potrebbe suggerire, se non addirittura innescare, un clima di aperta diffidenza tra la Fed ela Casa Bianca.

Il tutto proprio mentre l'economia a stelle e strisce può finalmente vedere una ripresa costante che pone la disoccupazione al di sotto del 4% e l'inflazione core vicina ala soglia indicata dalla banca centrale del 2%. Al di là dei toni del discorso, però, tutti i rappresentanti della Federal Reserve hanno confermato che le dichiarazioni di Trump non saranno di ostacolo al processo di normalizzazione dei tassi di interesse.
Per questo motivo, ormai, i mercati, consci delle altre due strette previste per il resto del 2018, danno ormai per certo un aumento del costo del denaro nella prossima seduta di settembre.

Nello specifico si parla di una certezza a settembre, due probabilità su tre per l'ultimo intervento a dicembre e una su due di un di una terza stretta a 2019, anno in cui sono previsti altri 2 ritocchi (3 in totale per il prossimo anno), che porterebbero la forchetta dei tassi a 2,50%-2,75%.
Ma il presidente Trump si è spinto anche oltre affermando, non pi tardi di 24 ore fa, che in caso di una sua caduta anche i mercati verrebbero trascinati in una corsa al ribasso.

I timori di Jackson Hole

In quest'occasione, però, a Jackson Hole i rappresentanti delle maggiori banche centrali al mondo (esclusi assenti eccellenti come Mario Draghi per la Bce e Haruhiko Kuroda numero uno della BoJ) saranno però costretti a guardare alla realtà di una economia mondiale che, a differenza di quella Usa, ha ancora bisogno, se non proprio di qualche spinta, almeno ancora di un accomodamento.

Infatti, contraddicendo gli entusiasmi dello scorso anno, la situazione globale non sembra essere andata secondo quanto inizialmente sperato. A queste pressioni si aggiunga anche le politiche protezioniste messe in atto dalla Casa Bianca e la guerra commerciale che, ormai, è praticamente conclamata anche a livello ufficiale.
Di ieri, infatti, l'entrata in vigore della seconda tranche di dazi (aumento del 25% sulle tariffe doganali) da 16 miliardi che Washington ha imposto sulle merci cinesi in entrata, tranche alla quale la Cina ha risposto, esattamente un minuto dopo con misure perfettamente speculari, e che va a chiudere quella precedente di 34 miliardi scattata a luglio e che ha quindi portato il saldo parziale (altri provvedimenti potrebbero essere presto presi da entrambe le parti) a 50 miliardi.

Una nuova economia in vista

Ma non è solo la guerra commerciale a preoccupare gli ospiti di Jackson Hole.

Sullo sfondo anche l'aumento del trend riguardante il monopolio, trend che si sta rafforzando aiutato dalle maxi fusioni e dalla crescita spropositata di grandi nomi soprattutto in ambito tecnologico. La conferma arriva dal titolo dell'intervento di Powell “Monetary Policy in a Changing Economy”che aprirà i lavori del Congresso il cui tema principale è il cambiamento della struttura del mercato (Changing Market Structure and Implications for Monetary Policy).
Pur senza far nomi è impossibile non guardare a protagonisti come Amazon, Facebook, Netflix, Apple o Alphabet che da soli hanno avuto il potere di condizionare il mercato con la sola presentazione delle trimestrali: basti pensare al crollo di Facebook dopo numeri non esaltanti, frutto dei primi contraccolpi dati dallo scandalo dei dati sensibili, oppure al calo degli abbonati di Netflix, senza parlare della maxicapitalizzazione di Apple che recentemente ha superato il trilione di dollari stabilendo un record storico nella finanza mondiale.

Una presenza di nuovi giganti che indica anche un cambio strutturale della finanza, con nuove regole e soprattutto contraccolpi sui salari e l'occupazione.
Fonte: News Trend Online

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