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mercoledì 8 agosto 2018

La guerra sui dazi non incide sulla bilancia commerciale cinese


La guerra sui dazi non incide sulla bilancia commerciale cinese

By Peter Rosenstreich
Se davvero è in corso una “guerra commerciale”, nessuno ha avvisato gli importatori/esportatori cinesi. La crescita delle esportazioni cinesi ha superato inaspettatamente le attese, malgrado i dazi USA e il grande spazio che i media hanno riservato alla retorica protezionista.
Anche le importazioni hanno mostrato un’accelerazione, suggerendo una solida domanda interna. Un aspetto chiave per il mercato era il surplus cinese nei confronti degli USA, sceso solo marginalmente. La bilancia commerciale cinese di luglio si è attestata a $28,05 miliardi, con le esportazioni balzate del 12,2% a/a a fronte del 10% previsto e le importazioni del 27,3% a/a (previsione: 16,5%).

Ironicamente per il presidente Trump, il sentiment negativo sugli scambi che da aprile ha fatto scendere il CNY del 10% contro l’USD, in realtà ha sostenuto le esportazioni. Tuttavia, visto che da nessuno dei due paesi arrivano segni di distensione, anzi ora cresce il dissenso su proprietà intellettuale, investimenti e trasferimento tecnologico, per la crescita cinese aumentano i rischi al ribasso.
Dal canto loro, le autorità cinesi si sono attivate iniettando ulteriore liquidità nel sistema bancario, indicando un ulteriore stimolo fiscale. Poiché la potenziale guerra commerciale è passata dall’essere un rischio di coda a uno scenario base, l’azionario, e nello specifico i titoli cinesi, sono vulnerabili a correzioni più marcate.

Noi crediamo che ora la Cina cercherà di negoziare con gli USA per evitare un’ulteriore escalation, ma l’esito è incerto. A questo punto, il rischio direzionale dello yuan (CNY) poggia su un equilibrio instabile.

NZD in lieve rialzo sulle attese di un aumento dell’inflazione

By Arnaud Masset
Mercoledì il dollaro neozelandese è fra le valute G10 con l’andamento migliore, dopo che il sondaggio della RBNZ ha mostrato che nel terzo trimestre sono cresciute le aspettative d’inflazione.

I manager delle aziende prevedono un moderato recupero; nel T3, le aspettative sull’inflazione annua media sono salito all’1,86% a/a, a fronte dell’1,8% di quello precedente, livello comunque inferiore all’obiettivo di medio termine della banca centrale. Le aspettative sull’inflazione a due anni sono cresciute marginalmente, al 2,04% dal 2,01% di tre mesi fa.
Nelle prossime ore la banca centrale australiana (Reserve Bank of New Zealand, RBNZ) annuncerà la sua decisione di politica monetaria.

Un leggero miglioramento delle aspettative d’inflazione non basterà però per far alzare i tassi d’interesse all’istituzione. Il tasso ufficiale OCR dovrebbe rimanere invariato al minimo storico dell’1,75%. Stando all’ultimo sondaggio, i partecipanti al mercato non credono che la RBNZ alzerà i tassi fino almeno al terzo trimestre del 2019 – una visione ottimista.
Gli speculatori vanno ancora corti sul kiwi; i corti speculativi netti si sono stabilizzati intorno al 45% di tutte le posizioni aperte.

Visto questo posizionamento estremo, il calo dell’NZD/USD è contenuto. Il rally dell’USD sta perdendo slancio. Ora la coppia NZD/USD scambia intorno a 0,6755, livello leggermente superiore al minimo della fascia a 3 mesi. Lo scenario più probabile sembra essere un ritorno verso l’area a 0,68-0,69.

Dopo le sanzioni di Trump contro l’Iran, salgono i contratti future sul greggio

By Vincent Mivelaz
Dall’inizio della settimana, i prezzi del petrolio sono in aumento, sulla scia delle sanzioni USA sulle merci esportate dall’Iran.

Malgrado le apprensioni su come la domanda potrebbe risentire delle continue tensioni commerciali fra USA e Cina o del piano russo-saudita per aumentare la produzione di greggio, sul mercato predominano le speculazioni sul calo dell’offerta, sebbene le attuali sanzioni non riguardino le esportazioni di petrolio iraniano (bensì acquisti in USD, industria automobilistica, carbone, metalli).
L’Iran, con il 5% della produzione totale di petrolio, è il terzo produttore dell’OPEC, quindi un importante attore nel settore, che può avere grande influenza sul mercato globale.

Tuttavia, giacché da novembre 2018 entreranno in vigore le sanzioni USA, potrebbe succedere di tutto. La forte opposizione espressa da Cina, India e UE rispetto alle sanzioni USA contro l’Iran potrebbe giocare un ruolo importante nei negoziati.
Dall’inizio della settimana, Brent, WTI e greggio di Shanghai hanno guadagnato rispettivamente il +2%, +1,11% e +4,51% e scambiano rispettivamente a $ 74,70, $ 69,25 e CNY 530,60 ($ 77,67).
Poiché le scorte di greggio USA, come emerso dai dati API, hanno mostrato una flessione pari a 6 milioni di barili (previsione: -3,3 milioni di barili) e i dati EIA sulle scorte, attesi per le prossime ore, sono visti in calo (previsione: -2,16 milioni), è plausibile un aumento dei prezzi del greggio.

Il WTI si dirige verso $ 69,90.
Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online

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