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venerdì 10 agosto 2018

La crisi turca spaventa le Borse: focus su banche dopo alert BCE

 
Finale di settimana in tensione per le Borse europee che, dopo la chiusura contrastata di ieri, hanno imboccato tutte la via delle vendite oggi. Al momento si difende meglio degli altri il Ftse100 con un calo dello 0,65%, lasciando più indietro il Cac40 e il Dax30 che arretrano rispettivamente dell'1,13% e dell'1,61%.
Piazza Affari in calo, si allarga lo spread BTP-Bund
Cade sotto il peso delle vendite anche Piazza Affari dove il Ftse Mib scivola sui minimi della scorsa settimana, presentandosi negli ultimi minuti a ridosso dei 21.330 punti con una flessione dell'1,36%.
Ad appesantire l'andamento del mercato italiano contribuisce l'allargamento dello spread BTP-Bund che viaggia in direzione dei 237 punti base, con inevitabili ricadute sui titoli del settore bancario, tra i quali il più colpito dalle vendite è Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) che lascia sul parterre oltre il 3% del suo valore.
Preoccupa la forte svalutazione della lira turca: la view degli analisti
I mercati finiscono sotto pressione per via dell'escalation delle tensioni commerciali e diplomatiche tra gli Stati Uniti e alcuni partner, tra cui la Cina, la Russia e la Turchia.
Proprio la situazione sempre più critica e delicata di Ankara sta pesando sulle Borse, spaventate dalla galoppante svalutazione della lira turca. Quest'ultima ha raggiunto nuovi minimi storici assoluti tanto nei confronti del dollaro quanto dell'euro, a causa del peggioramento delle relazioni con gli Stati Uniti, sull'onda della vicenda relativa alla detenzione del pastore americano Andrew Brunson in Turchia.
Gli esperti di T. Rowe Price spiegano che le turbolenze politiche tra Washington e Ankara hanno avuto l'effetto di far precipitare una situazione già di per sè molto difficile. Gli analisti affermano che i tassi di interesse reale effettivi in Turchia non sono ancora abbastanza elevati per stabilizzazione la lira a lungo termine.
L'idea è che se la Banca Centrale turca non rispetterà le aspettative del mercato per un'ulteriore stretta monetaria, sarà probabile che prosegua la fuga di massa dalla lira.
FT: BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) preoccupata per l'esposizione delle banche UE alla Turchia
Il sentiment degli investitori viene ulteriori appesantito anche dalle indiscrezioni riportate dal Financial Times, da cui si apprende che la BCE sarebbe preoccupata per l'esposizione di alcuni gruppi bancari europei alla Turchia, alla luce della violenta svalutazione della lira.
Stando a quanto riportato dal quotidiano britannico, già nelle scorte settimane il Single Supervisory Mechanism avrebbe iniziato a valutare le attività dei principali istituti di credito europei in Turchia. Al momento la situazione non è vista come critica, ma il timore è che le svalutazioni dei crediti turchi denominati in lira potrebbero erodere parte del capitale delle banche.
In base alle indicazioni del Financial Times, gli istituti di credito spagnoli sono esposti alla Turchia per 83,3 miliardi di dollari, seguiti da quelli francesi con 38,4 miliardi di dollari, cui si accodano le banche italiane con 17 miliardi di dollari.
Con riferimento ai gruppi più esposti si segnalano la spagnola Bbva (Londra: 931474.L - notizie) , la francese Bnp Paribas (Londra: 0HB5.L - notizie) e l'italiana Unicredit, presente in Turchia con una partecipazione del 41% in Yapi Kredi, la quarta maggiore banca privata del Paese guidato da Erdogan.
Risk-off sui mercati: acquisti sui beni rifugio
Tanto basta a spiegare il il clima di generale risk-off che si respira sui mercati finanziari e che interessa non solo le Borse. Se queste ultime sono appesantite soprattutto dal calo dei bancari, ripercussioni evidenti si registrano anche sul fronte valutario.
Gli strategist di Mps Capital Service evidenziano gli acquisti sui beni rifugio che favoriscono così il dollaro nei confronti dell'euro. Le indiscrezioni del Financial Times sui timori della BCE hanno avuto l'effetto di far scivolare l'euro-dollaro a quota 1,145, su livelli che non si vedevano ormai da luglio dello scorso anno.
La corsa ai beni rifugio appare evidente anche sul versante obbligazionario, dove assistiamo ad acquisti di Bund, con un conseguente calo del rendimento e al contempo di un allargamento dello spread con il decennale italiano, già sotto pressione da alcune giornate per via delle incertezze sulla legge di stabilità.  

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