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giovedì 23 agosto 2018

Goldman cambia idea e ribassa le stime per i decennali dei G10

 
Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) ha rivisto le sue previsioni sui rendimenti dei titoli di stato decennali per le economie del G10. Se ad inizio anno, complice una crescita forte e un'altrettanto forte rialzo dell'inflazione, ii rendimenti dei decennali erano previsti in salita, adesso le cose sono cambiate e quelle stesse stime sono state riviste al ribasso per i rendimenti dei bond di stato dei paesi del G-10. 

Le previsioni di Goldman Sachs
Da Londra a Tokyo
Nell'ultima riunione della Fed i tassi sono stati confermati nella forbice tra l'1,75% e il 2% ma Goldman guarda oltre e parla di 6 aumenti etro la fine del 2019. Per quanto riguarda Londra, invece, i rendimenti dei titoli a 10 anni chiuderanno all'1,45%, secondo Goldman, proprio a causa delle incertezze circa un accordo sulla Brexit. Non sono esenti dalla revisione nemmeno i titoli di stato giapponesi che sul decennale arriverebbero allo 0,12% contro l'attuale livello dello 0,094%. Non è un mistero che Goldman tema non poco i risvolti che la politica italiana potrebbe avere di qui a poche settimane, in particolare con la presentazione del documento di Economia e Finanza previsto per settembre e dopo il quale, secondo la maggior parte delle agenzie di rating, sarà possibile avere un quadro più completo e concreto delle misure che il governo Conte vuole mettere in atto. E decidere eventuali downgrade.
La preoccupazione per l'Italia
Nello specifico Goldman Sachs teme che qualora Lega e M5S fossero intenzionate a realizzare l'agenda proposta nel contratto di governo, il rapporto deficit-Pil dell'Italia arriverebbe ad oscillare tra il 6,4% e il 7,4% del Pil nel giro di 12 mesi. Le cose non cambierebbero tanto nemmeno di fronte ad un'applicazione parziale delle riforme presentate in campagna elettorale: anche in questo secondo caso il deficit-Pil sfiorerebbe pericolosamente il famoso limite del 3% imposto dall'Ue e ben oltre l'1,2% indicato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria e imputato alla debolezza della crescita del Pil.
Intanto la mattinata sulle borse europee è stata contrassegnata da una generale debolezza causata anche dai dati sull'economia dell'Eurozona: le stime flash del Pmi di agosto di Markit, hanno infatti evidenziato una crescita (l'Ihs Markit Pmi Composito di agostosi è fermato a 54,4 in aumento dai 54,2 precedenti) ma si tratta in realtà di una crescita ben più lenta di quanto pronosticato da inizio anno. Il dato, a sua volta, è stato ulteriormente zavorrato sia dalle aspettative di crescita futura delle aziende in calo ai livelli di due anni fa sia dai numeri del Pmi manifatturiero in calo a 54,6 da 55,1 a luglio. A limitare il danno, però, la dichiarazione della stessa IHS Markit che ha sottolineato come il risultato arrivasse da un campione di intervistati inferiore al solito. In tutto questo, alle 13.20 Piazza Affari era in calo dello 0,5% mentre il Dax viaggiava non lontano, a -0,09% e il Ftse 100 in leggera controtendenza a +0,02%. 

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