-

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

mercoledì 8 agosto 2018

Gli impatti delle tensioni commerciali sono reali o fittizi?


Fabiana Fedeli, Global Head of Fundamental Equities di Robeco, spiega che è sorprendente come tutto può cambiare quando in realtà poco è realmente cambiato. Siamo entrati in territorio pessimista (risk off): i mercati sviluppati sono tornati a sovraperformare i mercati emergenti, i quali risentono della potenza USA.
Inutile dire che, nel mercato azionario la qualità sta sovraperformando il valore.
Da un punto di vista dei fondamentali, non si è visto un grande cambiamento: il ciclo di crescita globale è ancora in miglioramento, i ricavi crescono (le aspettative per entrambi i mercati sviluppati ed emergenti sono attorno al 15% per l’anno), e anche i numeri sul commercio sono robusti.

Eppure, nonostante la maggior parte delle cose siano le stesse, si è unita al tavolo dei giocatori la paura.
Possibili minacce sono apparse all’orizzonte: una Fed più aggressiva, ostilità commerciali protratte e preoccupazioni geopolitiche - spiega Fabiana Fedeli -.
Nessuna di queste potrebbe fermare il ciclo di crescita globale ma, messe insieme e spinte al limite, potrebbero essere potenti elementi rivoluzionari. Un dollaro forte, un collasso delle valute di paesi dominati da ampi deficit correnti, un debole profilo di credito e un indice dell’attività manifatturiera in calo, sono sintomi piuttosto che cause di quelle stesse paure.
La domanda da chiederci è cosa succederà con le dispute commerciali, in modo particolare tra Cina e Stati Uniti - spiega Fabiana Fedeli -.

Abbiamo appena visto i primi aumenti tariffari di 34 miliardi di dollari di beni importati implementati su entrambi i lati. Ciò ha un impatto minimo su tutti e due i paesi da un punto di vista fondamentale, rappresentando meno dello 0,3% dell’attuale PIL cinese e facilmente compensato dagli stimoli.
Altri 16 miliardi di dollari sono in programma e saranno applicati a breve. Tuttavia, questi sono numeri piccoli. Quello che succede dopo è la chiave. A nostro avviso, poiché la posta in gioco è alta per entrambi i paesi, i negoziati sono probabili, ma il processo non sarà semplice.

Sia il presidente Xi che il presidente Trump probabilmente manterranno una posizione dura: Xi per far passare le dure riforme e Trump per aiutare il suo partito a vincere le elezioni a medio termine.
Cosa succederebbe se fossimo nel torto? Cosa succederebbe se le negoziazioni non si attuassero e Trump aumentasse le tariffe di altri 200 miliardi di dollari in importazioni cinesi? E allora forse la Cina si vendicherebbe con misure a discapito di società statunitensi che investono nel paese? Dobbiamo essere consapevoli dei rischi, e se tutti i negoziati fallissero, e scoppiasse una vera e propria guerra commerciale, i mercati azionari si troverebbero di fronte alla proverbiale doppia maledizione.

Da un lato, i guadagni potrebbero essere colpiti dal fatto che sia gli esportatori che gli importatori, a seconda di quale parte delle tariffe commerciali si trovano, soffrano. Dall'altra parte, potremmo aspettarci che le pressioni inflazionistiche aumentino negli Stati Uniti, spingendo la Fed ad alzare i tassi non in linea con il miglioramento della crescita economica (come ha fatto finora) ma per arginare l'inflazione.
Il risultato sarà, come spesso accade, duplice - spiega Fabiana Fedeli -.

Nessuno dei fattori fondamentali nella nostra struttura a cinque fattori è cambiato secondo i nostri team dei mercati sviluppati ed emergenti. Entrambi i mercati continuano ad avere risultati positivi a livello macro e di utili. Il team dei mercati sviluppati è orientato a essere meno ottimista.
Dal loro punto di vista, a meno che non si ottengano notizie positive sulle controversie commerciali, è probabile che la volatilità rimanga elevata, poiché il mercato sta scontando crescenti rischi di escalation nello stesso momento in cui ci aspettiamo un calo del sostegno della Banca centrale.
I nostri portfolio managers dei mercati emergenti vedono dati macro e utili immutati - spiega Fabiana Fedeli -.

Hanno abbassato il fattore sentiment a livello neutrale, poiché abbiamo visto deflussi da maggio e gli spread delle obbligazioni emergenti si sono ampliati. Hanno anche ridotto il fattore tecnico a neutrale e credono che la maggior parte degli investitori globali ora prenderà un approccio attendista per studiare cosa succede sul lato commerciale e sulla volatilità delle valute emergenti.
Ciò di cui abbiamo bisogno ora è una risoluzione delle tensioni commerciali per i mercati globali così da abbandonare la loro posizione pessimistica.

In merito alla relazione USA-Cina, non si può sapere cosa riserva il futuro, ma la mia ipotesi è che alla fine i mercati si abitueranno ai due paesi più potenti del mondo di volta in volta in disaccordo e, a seconda della battaglia, sceglieranno il vincitore.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

LA SETTIMANA CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.