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venerdì 17 agosto 2018

EUR/USD in rialzo, ma nel breve il dollaro resterà protagonista


Anche in quest'ultima seduta dell settimana prosegue il recupero dell'euro-dollaro che non più tardi di due giorni fa ha aggiornato i minimi dell'anno, scendendo ad un soffio da quota 1,13. La tenuta di questo livello ha visto un ritorno degli acquisti sulla moneta unica che nei confronti del biglietto verde sta provando a riposizionarsi al di sopra di quota 1,14.

A dare un certo sostegno all'euro oggi sono le indicazioni in chiaroscuro arrivate dal fronte macro Usa, dove il Superindice a luglio è salito più del previsto, mentre la lettura preliminare della fiducia Michigan è scesa inaspettatamente, deludendo le attese. Nessuna sorpresa invece dall'inflazione che a luglio ha mostrato un'accelerazione in linea con le stime rispetto al mese precedente.


Il recupero avviato dall'euro-dollaro dai minimi di due giorni fa è certo ben poca cosa rispetto alla strada persa fino ad ora, considerando peraltro che diversi analisti nutrono non pochi dubbi sull'effettiva ripresa della moneta unica a breve. 
Proprio quest'oggi gli esperti di ING hanno segnalato che se l'euro-dollaro dovesse chiudere la settimana al di sotto di quota 1,14, invierebbe un segnale di conferma del trend ribassista in atto.

Dai dati sui flussi degli Etf si apprende che gli investitori sull'equity UE si sono coperti dal rischio valutario e questo secondo ING indica che c'è una forte incertezza sulla direzione ultima dell'euro. 
Dubbi che a detta della casa olandese sono giustificati non solo dalla crisi turca, ma anche dalla situazione politica in Italia, dove a breve si potrebbe assistere ad uno scontro con l'Europa relativamente alla legge di bilancio in arrivo.


Per poter assistere ad un recupero più corposo dell'euro-dollaro bisognerà attendere che si verifichino diversi eventi. E' questa la view di Societè Generale secondo cui perchè il cross possa tornare sopra quota 1,18 o anche oltre la soglia di 1,20, bisognerà avere una stabilizzazione dei mercati emergenti, non dovrebbero esserci intoppi nei negoziati sulla legge di bilancio in Italia e dovrà essere raggiunto un accordo sulla Brexit tra Unione europea e Regno Unito.

Un altro fattore che potrebbe aiutare arriverebbe dagli Stati Uniti, con un percorso di soli tre rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed.  
Intanto il dollaro si sta affermando come bene rifugio definitivo, stando alle indicazioni degli analisti di Commerzbank. Questi ultimi si aspettano un ulteriore rafforzamento del biglietto verde visto che la Fed non arresterà il processo di normalizzazione della sua politica monetaria a seguito dell'eccessivo irrobustimento della divisa Usa.


La stessa Commerzbank però segnala che nel lungo termine il biglietto verde dovrebbe finire sotto pressione a causa della riforma fiscale voluta da Trump, la stessa che ha portato fino ad ora ad un flusso di capitali verso gli Stati Uniti e ad una forza di medio termine della valuta americana.  
A vedere ancora un dollaro forte nel breve sono anche gli economisti di Mirabaud che nei prossimi tre-sei mesi prevedono una buona performance dell'economia e della valuta a stelle e strisce.


Guardando più avanti nel tempo però c'è il rischio che l'economia americana si surriscaldi, anche se questo al momento non è lo scenario di base di Mirabaud.
Infine, a confermare l'attuale interesse per il biglietto verde è anche Mitsubishi Financial Group, secondo cui gli investitori sono affamati di dollari, ma questo scenario potrebbe cambiare rapidamente.
Gli esperti segnalano che gli spread tra i rendimenti dei titoli di Stato sono diventati un driver meno affidabile per il mercato valutario, visto che con la presidenza Trump si è interrotta la correlazione tra l'andamento dei titoli di Stato Usa e quello della valuta Usa. 
Fonte: News Trend Online

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