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martedì 7 agosto 2018

EUR/USD in rialzo, ma i broker puntano ancora sul dollaro


Con la seduta odierna stiamo assistendo ad un tentativo di recupero dell'euro-dollaro che prova a risalire la china dopo ben sei sedute consecutive in flessione. Non più tardi di ieri la moneta unica è scesa nei confronti della valuta statunitense sui minimi di fine giugno e a  poca distanza dall'importante area supportiva di 1,15 lambita sul finire del mese di maggio.
Quest'oggi il cross ha provato a mettere sotto pressione la soglia di 1,16, che è stata anche violata frazionalmente, senza essere riconquistata al momento, visto che il cambio viaggia appena sotto tale valore.


Dopo aver tentato un allungo in direzione di area 1,175, da fine luglio l'euro-dollaro ha avviato un movimento correttivo che lo ha spinto ieri a poca distanza dai minimi dell'anno. 
A sostenere il biglietto verde hanno contribuito diversi fattori, tra cui le rinnovate tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, ma anche le indicazioni arrivate dai verbali della Fed che hanno confermato l'attesa di quattro rialzi dei tassi di interesse quest'anno da parte della Fed.

Lo shopping sul biglietto verde è stato favorito anche dai buoni dati sul lavoro Usa diffusi venerdì scorso e ancor prima dalla forward guidance da colomba ribadita dal presidente della BCE, Draghi, a luglio.   
Nelle ultime ore stiamo assistendo ad un rafforzamento dell'euro nei confronti del dollaro, ma secondo gli esperti di Danske Bank la moneta unica resta vulnerabile alle tensioni commerciali che invece rappresentato un elemento di supporto per il biglietto verde.


Gli esperti credono che qualsiasi discesa del cross al di sotto dell'importante soglia di 1,15 dovrebbe essere limitata sia nella portata che nella durata, anche se non si può escludere a priori una rottura netta del livello segnalato. 
Danske Bank ritiene che i timori sulla prossima legge di bilancio in Italia non dovrebbero avere ricadute rilevanti sull'euro nel breve termine, segnalando al contempo che le posizioni rialziste sul dollaro sono ormai agli sgoccioli.

Alpari di Danske Bank, anche Commerbank crede che le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina possano essere positive per il dollaro, sebbene i mercati restino incerti sulle reali conseguenze del conflitto. 
L'idea degli analisti è che la valuta Usa continuerà a salire fino a quando la Federal Reserve reagirà in modo normale ad un incremento dell'inflazione dovuto a prezzi più alti delle importazioni, oltre che ad un ulteriore riscaldamento dell'economia americana, man mano che i prodotto importati saranno sostituiti con quelli domestici.


A detta di Commerbank in uno scenario di questo tipo la Banca Centrale Usa potrebbe essere costretta ad alzare i tassi in maniera più decisa e questo offrirebbe ancora sostegno al biglietto verde.   
Gli analisti però sono altresì convinti che potrebbe essere rischioso e non poco continuare a scommettere su un ulteriore rafforzamento del dollaro nel medio termine.
In primis perchè i recenti guadagni sono arrivati da investitori che puntavano ad aggiudicarsi asset americani, e in secondo luogo perchè non ci sono segnali evidenti che suggeriscano una forza del biglietto verde. 
Commerzbank segnala infatti che i dati empirici mostrano come deficit di bilancio e commerciali elevati siano positivi per la valuta Usa in un primo momento, ma in seguito portano debolezza.  
Nel breve comunque il vento continua ad essere a favore del dollaro che, come evidenziato dagli analisti di Swissquote, continua ad essere la valuta più forte sul mercato.


A loro dire questa tendenza non sembrerebbe destinata a concludersi a breve, visto che la valuta americana continua a beneficiare delle tensioni che si stanno riversando sulle altre monete, e il riferimento è alle sanzioni commerciali, alla Brexit, ai timori di destabilizzazione dell'area euro, all'esposizione ai prezzi del petrolio o dei tassi.
Alla luce di ciò gli esperti di Swissquote segnalano che il dollaro risulta essere ancora il porto sicuro cui guardano gli investitori.
Fonte: News Trend Online

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