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martedì 28 agosto 2018

ENI poco mosso dopo novità da più fronti. La view degli analisti


Anche la seduta odierna si è conclusa con il segno più per ENI che, dopo aver guadagnato circa un punto percentuale venerdì scorso, si è fermato poco sopra la parità oggi. ENI ha terminato gli scambi a 16,432 euro, con un progresso dello 0,2% e oltre 4 milioni di azioni trattate, contro la media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 10 milioni di pezzi.

ENI si è mosso sostanzialmente in linea con l'indice delle blue chips, in una giornata in cui il petrolio non ha fatto registrazioni variazioni di rilievo, mantenendosi a ridosso dei valori del close di venerdì scorso. 
Il titolo non ha risentito più di tanto delle indicazioni arrivate dall'agenzia Reuters, a cui il capo dell'attività di esplorazione di Equinor ha fatto sapere che il gruppo ritarderà l'avvio dell'importante campagna esplorativa nel Mare di Barents, per via di alcuni problemi con l'impianto di perforazione.

Quest'ultimo avrebbe dovuto perforare un pozzo per il gruppo ENI, vicino al suo giacimento petrolifero Goliat. 
Intanto a catalizzare l'attenzione su ENI oggi sono state anche le indicazioni riportate venerdì scorso sempre da Reuters. Quest'ultima ha segnalato che Abu Dhabi National Oil Co (ADNOC) e? in trattativa avanzata con piu? di un potenziale acquirente, tra cui ENI, per vendere una partecipazione di minoranza nelle attivita? di raffinazione.
Nel piano industriale di ADNOC, il downstream sara? valorizzato tramite partnership che le permetteranno di raggiungere mercati di sbocco e di estendere la capacita? nella petrolchimica.

La capacita? di raffinazione di ADNOC e? di 900mila barili di petrolio al giorno, suddivisa in due impianti, a cui se ne aggiungerebbe uno nuovo da 600mila barili entro il 2025.
Gli analisti di Equita SIM ritengono che la partnership fra ENI e ADNOC possa avere una serie di benefici. In primis l’esposizione di ENI nella raffinazione e? piu? limitata rispetto alle integrate europee, per cui ristabilirebbe un maggiore equilibrio fra upstream e downstream.

In secondo luogo gli impianti di ADNOC hanno un evidente vantaggio di costo per dimensioni e integrazione con l’upstream. A ciò si aggiunga che la rete distributiva di ENI potrebbe risultare un naturale mercato di sbocco per la raffinazione di ADNOC. 
In ultimo ENI potrebbe offrire un know-how strategico nella chimica nei prodotti intermedi e speciali.
Al momento e senza dettagli piu? precisi, la SIM milanese non ritiene che la notizia abbia effetti rilevanti sul titolo.

Valutando la raffineria al costo di sostituzione, circa 15mila dollari per 1.000 barili al giorno, la cessione di una quota ipotetica del 10% della partecipazione in ADNOC Refining potrebbe costituire un investimento da 1,35 miliardi di dollari per ENI, una cifra che non sposterebbe di molto il gearing della società.

Non cambia la view di Equita SIM su ENI che resta un titolo da acquistare, con un prezzo obiettivo a 18,5 euro.
Fonte: News Trend Online

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