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venerdì 24 agosto 2018

Cina, Dazi, Corruzione: guai di Trump coinvolgono i repubblicani


I colloqui appena iniziati tra la delegazione cinese e quella statunitense non sono stati sufficienti per far desistere l'amministrazione Trump dall'ufficializzare le nuove tariffe del 25% per il made in China in arrivo su suolo Usa. Una decisione che riguarda merci per il valore di 16 miliardi e alla quale Pechino ha risposto, come da prassi ormai, con misure speculari (nel vero senso della parola visto che sono aumentate esattamente un minuto dopo quanto fatto da Washington), che hanno imposto dazi del 25% su oltre 300 prodotti statunitensi in arrivo su suolo cinese.

Facciamo chiarezza

Nel vortice di botta e risposta, di minacce e rappresaglie è bene fare un attimo il punto della situazione: quello di oggi è il secondo tassello (il primo era quello da 34 miliardi scattato a luglio) della più ampia operazione da 50 miliardi nella guerra di proclami che le delegazioni, oggi al secondo giorno di trattative, sta tentando di fermare.

O per o meno di rallentare.
In tutto questo resta ancora aperta la questione, spinosa, dei vari scandali che hanno travolto l'amministrazione Trump e che, allargando la visuale, non riguardano solo l'ammissione di colpa dell'ormai ex avvocato di Trump, Michael Cohen e la condanna del suo ex manager della campagna elettorale Paul Manafort, ma tutto il partito repubblicano, travolto da una serie di scandali riguardanti diversi esponenti dei conservatori, accusati di violazioni, corruzione e malaffare.

Grane anche per i repubblicani

A rischio non solo la reputazione dell'intero partito ma anche e soprattutto, la maggioranza in entrambi i rami del Congresso che nelle prossime elezioni di medio termine previste per il 6 novembre potrebbe venir meno.

Il deputato repubblicano della California Duncan Hunter ad esempio, avrebbe veicolato fondi della propria campagna elettorale per spese personali fatte passare per contributi a cause di beneficenza, mentre quello di New York, Chris Collins è stato arrestato per insider trading. Guardando però alle implicazioni degli ultimi sviluppi sul caso Cohen l'avvocato si è detto disposto a cooperare con il procuratore Robert Mueller, dopo aver confermato sotto giuramento d'aver agito “in coordinamento e su istruzione” di Trump. 
Fonte: News Trend Online

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