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mercoledì 22 agosto 2018

Cassazione, l'assicurazione deve risarcire la vittima anche se il conducente ha investito di proposito

Uomo investito da un’auto (immagine d’archivio Getty Images)
Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, l’assicurazione deve risarcire la vittima di un investimento stradale anche se il conducente del mezzo ha commesso l’atto di proposito. La vicenda ha connotazioni notevoli, perché normalmente si pensa che in un caso del genere sia solo l’investitore a doversi occupare del risarcimento.
In realtà, secondo la sentenza 20786/18, sussiste un vincolo di solidarietà verso il danneggiato, visto che il rapporto con la compagnia ha ‘connotazioni pubblicistiche anche in ipotesi di guida dolosa’. In passato in diversi casi le assicurazioni hanno negato il risarcimento alle vittime e agli eredi, chiamandosi ‘fuori’ dalle responsabilità stradali dei conducenti rei di aver investito altre persone.
La norma generale definita dall’articolo 1917 del codice civile in tema di assicurazione escluderebbe dal risarcimento ‘i danni derivanti da fatti dolosi’, ma la norma non sarebbe più applicabile in quanto nell’Unione Europea vale il principio di solidarietà verso il danneggiato, con la facoltà della compagnia assicurativa di potersi rivalere nei confronti dell’assicurato.
Per chi causa un grave incidente c’è dunque la possibilità di dover risarcire sia le vittime, qualora il tribunale consideri comprovata la colpevolezza, sia la compagnia assicurativa, qualora essa ritenga di aver subìto un danno economico.
La sentenza è, nel dettaglio, un ricorso di un cittadino rivoltosi alla Corte d’appello di Caltanissetta. Tale tribunale ha rovesciato il primo verdetto del giudice di prime cure del Tribunale di Enna, facendo prevalere ‘l’uso improprio della vettura’ usata nei confronti del ricorrente come un’arma vera e propria. L’uomo ha subìto gravi lesioni fisiche. Per i giudici di legittimità ‘la copertura assicurativa persiste anche quando il sinistro configura una fattispecie rilevante sul piano penale perché si è verificato con dolo attraverso l’utilizzo dell’auto come strumento di offesa intenzionale’.
Oltre a questo, è stato richiamato l’elemento pubblico, in quanto gli incidenti stradali creano allarme sociale: per questo motivo la sentenza vuole creare un precedente verso una maggiore consapevolezza dei rischi connaturati a una condotta dolosa nella guida del veicolo, andando anche ad agire su un elemento nascosto nella fattispecie, cioè il portafoglio. Una doppia causa di risarcimento, verso la vittima e verso l’assicurazione, può agire come deterrenti a certi incidenti.
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