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martedì 14 agosto 2018

Bond oggi: Turchia/Italia, che brutta partita!

 
La paradossale situazione venutasi a creare sui mercati, con i “shortisti” scatenati nell’operare su obbligazioni dell’emittente Turchia in dollari e in euro e – sebbene in misura minore – sui Btp lascia intendere che c’è un filo comune. Si è visto ieri, con i governativi di Ankara e Roma sotto pressione, sebbene i toni siano stati molto più accentuati sul primo fronte. La conseguenza è che si stanno determinando condizioni di mercato impreviste e imprevedibili, in cui i più azzardati “giocatori” cominciano a valutare se riprendere posizione soprattutto sui Turchia, in attesa di un settembre forse altrettanto caldo per i Btp. Volenti o nolenti dobbiamo quindi mettere in campo un parallelo di titoli da esaminare. 
Quelli turchi in $ o € su Tlx
Per i dodici Turchia in valute forti presenti sulla piattaforma italiana si è visto un trend correttivo generalizzato ma leggermente minore rispetto a quanto avvenuto per le emissioni di organizzazioni sovranazionali in lire, il che è anomalo considerando la forte differenza di valutazione di credito (BB- la Turchia, AAA le varie Bei, ecc). L’11,875% 15ge30 in dollari (Isin US900123AL40 – lotto 1.000) ha lasciato sul terreno negli ultimi giorni quasi venti punti, scendendo a 113 $, con un rendimento salito al 9,3%. I massimi dell’anno avevano registrato un picco a 163,7 $. Il 3,25% 14gn25 in euro (Isin XS1629918415 – lotto 100.000) è approdato a 83,9 euro, perdendo “solo” dieci punti in venti giorni, con uno yield al 6,2%. Il confronto fra le due diverse famiglie di Turchia dimostra come il mercato abbia centrato soprattutto le emissioni in dollari, certamente più liquide in confronto a quelle in euro. Fra i Turchia in dollari il più corto (7,0% 05gn20 – Isin US900123AX87 – taglio 2.000) ha inevitabilmente subito una minore pressione ribassista, cedendo circa otto punti nel periodo di osservazione e atterrando ieri a 96,7 $, con uno yield al 7,6%. La furia dei “sell” ha quindi determinato singolari occasioni, che meriteranno attenzione nelle prossime sedute. 
Giornata pesante pure per i Btp
I dieci peggiori “movers” della giornata dei titoli di Stato italiani hanno perso mediamente dal -1,93% al -1,30% su voci di dissidi all’interno del Governo. L’analisi evidenzia situazioni ora complesse, con un generalizzato deterioramento dei grafici, caduti in molti casi sotto livelli importanti. Il 2,8% scadenza 2067 (Isin IT0005217390) ha perso ieri l’1,16% scendendo a 83,7 euro ma soprattutto rompendo il supporto di 84,6 ed evidenziando una volta di più come la serie di minimi ascendenti in atto da inizio 2017 sia un ricordo del passato. Il trend è decisamente ribassista e confermato da un canale in tal senso attivo da mesi. In una giornata in cui si è avuta la riprova di un’accelerazione dell’inflazione anche in Italia, a sorpresa il mercato ha bastonato pure gli “inflation linked” Btp€i, con l’1,25% scadenza 2032 (Isin IT0005138828) che rileva un quadro problematico: crollato a 91 euro, ha rotto il supporto dei 91,93 euro, con un minimo di giornata a 90,93 euro. Tutti gli indicatori sono pervicacemente ribassisti, il che si ritrova anche su altri Btp€i lunghi. Tornando ai tassi fissi occorre analizzare quello che sta diventando il nuovo osservato speciale dai trader, ovvero il decennale 2,8% scadenza 2028 (Isin IT0005340929) entrato sul mercato a fine luglio: di dieci sedute ben otto sono state negative, con un movimento quasi soltanto ribassista, un minimo intraday ieri a 96,19 e una chiusura a 96,45. 
La partita assurda
L’impeto ribassista porta a ipotizzare che i venditori avranno ancora il sopravvento nel breve/medio termine, con probabilmente però una minore forza per i Turchia, le cui quotazioni sembrano esageratamente schiacciate per dichiarazioni perfino di alcuni operatori professionali. Occorre ora una fase di stabilizzazione, che se durasse per alcune sedute potrebbe anticipare un nuovo periodo accumulativo. La brutta sfida in corso, scatenata da fattori soprattutto politici, vede quindi Ankara avvicinarsi a un fine match, mentre Roma è destinata a restare in campo ancora per alcune settimane. 

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