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martedì 3 luglio 2018

Salva la Merkel, salvi i mercati


La settimana finanziaria è partita male in Europa, per colpa delle convulsioni interne che hanno colpito il Governo tedesco, alle prese con il duro braccio di ferro tra la signora Merkel ed il suo Salvini, il ministro degli Interni Seehofer, leader bavarese della CSU, tradizionale alleata di governo della CDU della Merkel.
La contesa riguardava il pugno di ferro che Seehofer voleva adottare contro i migranti che entrano in Germania dopo aver chiesto asilo in un altro paese. Sono i cosiddetti “movimenti secondari”, che, secondo il trattato di Dublino il paese di primo ingresso dovrebbe impedire, dato che ogni migrante accolto ha l’obbligo di attendere la fine del processo di valutazione del suo diritto di asilo rimanendo nel paese che l’ha accolto.

Nella realtà i paesi dove più massicci sono gli ingressi (Italia, Spagna e Grecia) hanno spesso chiuso un occhio alle frontiere, non ostacolando il trasferimento di migliaia di migranti verso le destinazioni che loro gradiscono, che sono per la gran parte i paesi del nord Europa, in primis la Germania.
Il duro Ministro dell’interno tedesco ha dapprima dato un ultimatum alla cancelliera, ingiungendole di imporre in sede di Consiglio Europeo un accordo generale vincolante obbligasse tutti i membri UE ad ostacolare i movimenti secondari e a riprendersi i migranti entrati in Germania illegalmente.

In caso di insuccesso, avrebbe emanato una norma unilaterale di respingimento alla frontiera per questi migranti. La Merkel è riuscita la scorsa settimana ad ottenere solo accordi bilaterali con 14 paesi, tra cui Spagna e Grecia, ma non con Italia e i 4 birichini di Visegrad. Perciò Seehofer si è dichiarato insoddisfatto ed ha minacciato di mandare a gambe all’aria il governo Merkel.
E’ partita allora una lunga trattativa per salvare capra e cavoli.
I mercati hanno vissuto la mediazione con un’angoscia iniziale piuttosto consistente, che ha causato arretramenti ben superiori al punto percentuale per tutta la mattinata, in cui si è scontato anche il ribasso consistente avvenuto sui mercati asiatici per colpa della guerra commerciale combattuta da Trump, che minaccia nuovi inasprimenti anche nei confronti dell’Europa, oltre che della Cina.
Poi, nel pomeriggio, la situazione è un po’ migliorata e l’indice tedesco Dax, dopo che in mattinata si era nuovamente riavvicinato al minimo di giovedì scorso nei pressi di 12.100 punti, ha cominciato a rimbalzare, contenendo il ribasso di giornata ad un’entità ben inferiore al punto percentuale (-0,55%).  Segno che si annusava la possibilità di un compromesso che avrebbe salvato la Cancelliera.

E così è stato in tarda serata. I due litiganti si sono accordati per istituire “centri di transito” dove raccogliere chi entra in Baviera dal confine austriaco, dove verranno controllati i documenti e rispediti all’Austria quei migranti che non hanno il diritto di entrare in Germania.
Così la libera circolazione di Schengen, voluta dalla Merkel, viene formalmente garantita e la stretta per respingere i migranti, voluta da Seehofer, viene rafforzata. Merkel salva il governo, ma si indebolisce e cede in buona parte alle pretese dell’alleato. A questo punto c’è da attendersi il rimbrotto del terzo alleato della coalizione, i socialisti della SPD, che magari verranno rabboniti con qualche altra concessione.

Insomma, ci ritroviamo una Merkel sempre più “andreottiana”, che tira a campare, abbassando continuamente il suo profilo di statista e sporcando sempre più l’adesione ai principi europeisti. Ma è comunque una Merkel ancora viva e, date le alternative sulla piazza, i mercati sono ben contenti che sopravviva.
Perciò in serata il future sul Dax ha recuperato ancora.
Del resto anche in USA la debolezza iniziale si è trasformata in rimbalzo, anche grazie ai buoni dati provenienti dall’Indice ISM dei direttori agli acquisti del settore manifatturiero, che segnala un robusto livello di 60,2 in giugno, assai meglio del già alto 58,4 previsto .

Se pensiamo che oltre 50 le aspettative sono per la continuazione della crescita, constatiamo che tra i manager USA l’ottimismo è decisamente più marcato che tra quelli europei.
Pertanto possiamo dire che per ora i supporti grafici hanno retto sui principali indici azionari.
Stamane sui mercati asiatici, dopo una iniziale ripetizione del forte calo di ieri, un tentativo di rimbalzo pare materializzarsi, per cui possiamo ipotizzare un’apertura positiva per gli indici europei, che scontino lo scampato pericolo di ritrovarsi orfani della Merkel.
Poche parole di commento sulla nostra Piazzaffari.

Le fibrillazioni del governo tedesco ieri hanno dato l’impressione di danneggiare più l’indice italiano di quello tedesco. Il pericolo di essere additati come la causa delle difficoltà della Merkel, per il mancato accordo sui movimenti secondari, ha penalizzato il nostro listino , che è stato tra i peggiori della giornata, ed ha perso quasi un punto percentuale a fine seduta, mentre al mattino ne perdeva due.
In serata è arrivato finalmente il “decreto dignità”, tanto atteso e sbandierato per settimane, che avrebbe dovuto mettere in mostra i pentastellati e Di Maio, dopo che per un mese la ribalta è stata occupata dal solo Salvini.
Mi ha colpito l’assenza al Consiglio dei Ministri proprio di Salvini, andato al Palio di Siena, per non intromettersi nella “riserva di caccia” dell’alleato di Maio, quasi a segnare i rispettivi territori: sui migranti comanda lui e sulle spese assistenziali faccia pure Di Maio.
Brillantissima come sempre la presenza muta ed “assente” di Conte, sempre più appiattito nella parte di “Arlecchino servitore di due padroni”.
La montagna delle promesse di Di Maio ha partorito il classico topolino: una stretta sui contratti a termine e alla somministrazione; l’aumento degli indennizzi sui licenziamenti illegittimi; multe per chi prende aiuti dello stato e poi sposta le attività all’estero; divieto alla pubblicità di giochi e scommesse.
Un po’ poco rispetto alle roboanti promesse (“demoliremo il Jobs Act”), ma è comunque meglio di niente e soprattutto per la prima volta si vede qualche norma per aiutare chi è in difficoltà, dopo che per settimane si sono visti solo provvedimenti che favoriscono la morte in mare di chi scappa dalla guerra e dalla fame.

Non è un caso che dopo il blocco di tutte le ONG che salvavano i naufraghi, ogni giorno ci porta qualche centinaio di affogati, senza che nessuno ne attribuisca la responsabilità a coloro che bloccano i porti e vietano i salvataggi. E’ sempre più penosa l’accondiscendenza di gran parte dei media verso il nuovo padrone ed ormai rasenta il servilismo.
Se è vero che ci attendono 30 anni di governo leghista, promessi domenica da Salvini, non oso pensare a come diventeranno giornali e tv.
Non credo comunque che i mercati se ne occuperanno. Né degli affogati, né dei giornali e nemmeno del decreto dignità.
Ci aspettano al varco per vedere quanto i conti pubblici verranno devastati dalla legge di bilancio del prossimo anno, che dovrebbe ospitare Flat Tax, reddito di cittadinanza e riforma della Fornero.

Il tutto finanziato solo dal maxi-condono chiamato pace fiscale. Poi tireranno le somme. Fino ad allora la nostra borsa vivrà a traino delle altre.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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