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martedì 31 luglio 2018

La crescita Usa intravista da Trump è irrealizzabile


Mike Gallagher, amministratore delegato per Continuum Economics, azienda di consulenze finanziarie, ha minimizzato le previsioni stellari di crescita di Donald Trump, aggiungendo che le recenti politiche attuate dal presidente degli Stati Uniti fornirebbero solo benefici a breve termine per l’economia.

In breve i fatti

Venerdì scorso il presidente degli Stati Uniti aveva affermato che secondo lui i tassi di crescita della nazione potrebbero raggiungere l'8% se non addirittura il 9% (sebbene non abbia specificato se questa cifra si riferisse ad una crescita annuale o trimestrale) .

Stando alle sue dichiarazioni, infatti, il 4,1% del prodotto interno lordo registrato sul secondo trimestre e reso pubblico proprio venerdì dal Bureau of Economic Analysis sarebbe soltanto un primo trampolino di lancio. Queste considerazioni però vanno a scontrarsi con l’opinione della maggior parte degli analisti secondo cui, appunto, la previsione di crescita di Trump sarebbe insostenibile sul lungo periodo oltre che storicamente molto lontana, dal momento che gli Usa non hanno un PIL così forte dagli anni 80.
Secondo Gallagher, però dovrebbe essere difficile persino ottenere una percentuale di crescita del 3% sul lungo termine.

La sua visione, infatti, considera i provvedimenti fiscali presi dall'amministrazione repubblicana come un sostegno per l'economia solo sul breve è periodo: le aziende infatti, hanno più denaro da investire, in alcuni casi riescono ad aumentare anche i salari, il che permette ai cittadini di avere un reddito aggiuntivo da poter immettere nell'economia reale, aumentando i consumi, voce che riguarda il prodotto interno lordo per oltre tre quarti del totale.
Sarebbe stata questa la molla che ha fatto nascere quel 4,1% sul trimestre, reso noto proprio venerdì, ma i benefici, come detto, sono solo temporanei.

Vento di breve

Attualmente, secondo la sua ipotesi i cambiamenti della politica fiscale hanno creato un vento favorevole con la riduzione delle tasse che può spingere l'economia fino al 2019; successivamente, dal 2020 in poi, si dovrebbero iniziare ad avvertire le conseguenze, conseguenze che potrebbero favorire l'insorgere di una crisi e di una contrazione economica, soprattutto se si pensa che la Federal Reserve continuerà ad aumentare i tassi d'interesse come è intenzionata a fare.

Alla luce di quanto detto perciò, sarà davvero difficile per l'economia a stelle strisce riuscire a toccare il 3%, anzi per la precisione secondo la visione dell'esperto, sarà molto più facile avvicinarsi al due percento invece del tre. Il problema principale, non solo per Gallagher ma per la maggior parte degli artisti si riferisce all’impatto della manovra sul deficit pubblico: se è vero che le aziende e le persone pagano meno tasse, è vero anche che il governo riceve meno denaro.

Contemporaneamente, però, il governo degli Stati Uniti non ha tagliato la spesa ciò significa che, guardando la totalità delle entrate, ci sono meno soldi per fare gli stessi investimenti, le stesse spese e pagare addirittura salari in aumento. Risultato: boom del deficit. E forte impatto sulla crescita. 
Fonte: News Trend Online

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