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mercoledì 4 luglio 2018

Imu-Tasi, studio Uil: a giugno versati oltre 10 miliardi


Con l'acconto versato lo scorso Giugno il conto complessivo dell’IMU/TASI è pari a 10,3 miliardi di euro (20,4 miliardi di euro il conto totale).
Oltre 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati), si sono presentati alla “cassa”, per l’acconto dell’IMU/TASI.
Il costo medio complessivo dell’IMU/TASI su una “seconda casa” ubicata in un capoluogo di provincia, spiega Guglielmo Loy – Segretario Confederale UIL – sarà di 1.070 euro medi (535 euro da versare con la prima rata di Giugno), con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città.
Se si prendono in considerazione i costi dell’IMU/TASI sulle prime case cosiddette di lusso (abitazioni signorili, ville e castelli), sempre ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio è di 2.610 euro (1.305 euro con l’acconto), con punte di oltre 6 mila euro.
Chi possiede una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie), dovrà versare l’IMU/TASI con l’aliquota delle seconde case con un costo medio annuo di 56 euro  (28 euro con l’acconto), con punte di 110 euro annui.
La media dell’aliquota applicata per le seconde case tra IMU e TASI, commenta Guglielmo Loy, ammonta al 10,4 per mille, ed in molti Comuni (480 municipi di cui 18 Città capoluogo), è stata confermata “l’addizionale TASI” (fino ad un massimo dello 0,8 per mille), introdotta per finanziare negli scorsi anni le detrazioni per le abitazioni principali, così da portare in questi Comuni l’aliquota fino all’11,4 per mille.
Questi dati emergono dal Rapporto IMU/TASI 2018 elaborato dalla UIL – Servizio Politiche Territoriali.

IL COSTO DELL’IMU/TASI SECONDE CASE NELLE CITTA’ CAPOLUOGO

Secondo i risultati del rapporto il costo maggiore in valore assoluto per una seconda casa a disposizione si registra a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro.
Valori più “contenuti”, invece, ad  Asti con un costo medio di 580 euro; a Gorizia con 582 euro; a Catanzaro con 659 euro; a Crotone con 672 euro; a Sondrio con 674 euro.

IL COSTO DELL’IMU/TASI SECONDE PERTINENZE NELLE CITTA’ CAPOLUOGO

Per una seconda pertinenza della stessa categoria catastale a Roma si pagano mediamente 110 euro annui (81 euro per una cantina o 139 euro per un box-posto auto); a Milano 99 euro annui (76 euro per una cantina, 122 euro garage o posto auto); a Bologna 96 euro annui (68 euro per una cantina, 123 euro per un garage); a Firenze 95 euro annui (67 euro per una cantina, 122 euro per un garage); a Napoli 95 euro annui (67 euro per una cantina, 123 euro per un garage).

LE ALIQUOTE DELL’IMU/TASI SECONDE CASE NELLE CITTA’ CAPOLUOGO

Stante il blocco delle aliquote anche per l’anno in corso le aliquote non hanno subito rialzi, ma non hanno nemmeno subito ribassi.

In nessun capoluogo si è utilizzata, infatti, questa opzione e, quindi, sono state riconfermate le aliquote dello scorso anno.
18 Città hanno confermato l’addizionale della TASI sugli altri immobili, per cui in questi Comuni  le aliquote superano quella massima dell’IMU (10,6 per mille).
In particolare Roma, Milano, Ascoli, Brescia, Brindisi, Modena, Potenza, Rieti, Savona, Verona, hanno scelto l’aliquota dell’11,4 per mille; Macerata l’11,3 per mille; Terni e Siena, l’11,2 per mille; Lecce e Massa l’11 per mille; Agrigento il 10,9 per mille; Caltanissetta il 10,7 per mille.
Altre 70 Città capoluogo, sempre sulle seconde case, applicano l’aliquota del 10,6 per mille tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Bari.

CONCLUSIONI

Sulla fiscalità comunale, ed in particolare la tassazione della casa si pone la questione se, e come,  alleviare il peso per i contribuenti meno  abbienti e, conseguentemente, chiedere un contributo maggiore a chi ha più disponibilità.
Una tesi, questa, che avrebbe fondamento, se non ci trovassimo però di fronte a due paradossi: un alto grado di infedeltà fiscale e valori catastali e che non corrispondono al valore reale dell’immobile.
Prima bisogna partire, quindi, dalla revisione dei criteri che regolano valori catastali vecchi ed iniqui con una riforma che non deve, comunque, significare maggiori prelievi, ma una diversa e più equa ripartizione del prelievo sugli immobili in base al valore reale.
Il tutto accompagnato con una lotta “senza se e senza ma” all’evasione fiscale anche con un maggiore impegno dei Comuni a questa attività
Sarebbe necessario, conclude Loy, che ogni livello di Governo, nazionale e locale, fosse dotato di un’imposta propria ben individuata.
Approfittando del blocco degli aumenti delle aliquote delle imposte e tasse regionali, provinciali e comunali, occorre riprendere il cammino interrotto per completare il quadro della finanza locale, in quanto negli ultimi anni, dall’abolizione della TASI sulla prima casa in poi, stiamo assistendo ad un ritorno della finanza derivata costituita dai trasferimenti dello Stato che rischia di ingessare i Bilanci degli Enti Territoriali.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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