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mercoledì 18 luglio 2018

Il problema delle obbligazioni


Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds di Pictet Asset Management, spiega che il quantitative easing ha rivoluzionato il mondo del reddito fisso. Tuttavia, nonostante le banche centrali stiano cominciando a ritirare le loro politiche monetarie di emergenza, il QE non sparirà completamente.
Per gli investitori, sarà quindi necessario adottare nuove regole.
Nel corso degli ultimi 10 anni di QE, gli investitori obbligazionari sono stati, sotto molti punti di vista, delle vere e proprie cavie - spiega Andres Sanchez Balcazar -. Hanno infatti partecipato a un enorme  esperimento nell’ambito del quale le banche centrali hanno operato un’espansione dei bilanci per fornire liquidità al mercato, finendo per essere proprietarie di oltre il 20% delle obbligazioni globali in circolazione.

L'aggiunta di regole più severe ha determinato un cambiamento nella struttura del sistema finanziario, che ha reso le banche una fonte di credito decisamente meno importante.
Nel 2007, i prestiti bancari rappresentavano il 61% degli strumenti di debito nelle società non finanziarie.
Lo scorso anno, lo stesso dato era pari al 45%.
Ora, gli investitori si trovano a dover fare i conti con il QE. Ormai il quantitative easing, oltre ad essere uno strumento essenziale al servizio delle banche centrali che desiderano sostenere le economie in caso di scarsa efficacia dei tagli dei tassi, è diventato, grazie agli elevati livelli di debito pubblico (che toccano il 120% del PIL fra i Paesi del G-7), un'importante misura di sicurezza quando i mercati  faticano  ad assorbire nuove emissioni di obbligazioni.
E possiamo quindi enunciare la prima, nonché la più importante, delle 8 lezioni che ci aiuteranno a muoverci meglio nel nuovo mondo del QE: il QE durerà a lungo.
L'insegnamento successivo è che  la legge dei rendimenti decrescenti rimane valida anche sotto il QE - spiega Andres Sanchez Balcazar -.

Le prime misure di stimolo sono più efficaci di quelle successive, il che potrebbe rivelarsi preoccupante se la prossima crisi si dovesse ripresentare prima che le banche centrali abbiano avuto il tempo di rifornirsi di sufficienti scorte  monetarie.
Per di più, dato il ruolo permanente, benché variabile, del QE, è importante che gli investitori dimentichino le previsioni per il PIL quando si parla di ciclo creditizio.
Essi dovrebbero, piuttosto, prestare attenzione ai bilanci e alle indicazioni delle banche centrali. Tenere d’occhio questi fattori è necessario poiché il QE ha disconnesso il ciclo creditizio da quello economico.
Inoltre, è importante mantenere una grande flessibilità.

Gli investitori non dovrebbero semplicemente affidarsi alla liquidità del mercato per soddisfare le loro esigenze di investimento. Le banche centrali hanno ridotto la liquidità nei mercati  nel tentativo  di sostenere i bilanci delle banche, perciò gli investitori devono essere pronti ad assorbire ulteriori scosse nel futuro.
In quinto luogo: è utile ragionare in maniera leggermente diversa, assumendo un approccio “contrarian” o acquistando asset poco "amati" - spiega Andres Sanchez Balcazar -.

Il brutto può essere bello. Prima del QE, gli investitori avrebbero tratto vantaggio da investimenti nei settori che avevano registrato le performance migliori nell’anno precedente. Dopo il QE, invece, comprare i “perdenti”, ovvero gli asset meno amati ma non per questo privi di valore, si è rivelata la strategia migliore.
Il sesto insegnamento sul QE è che la curva di rendimento conta.
In qualità di investitori, la vostra decisione più importante riguarderà la duration, oppure se aumentare o diminuire la sensibilità del vostro portafoglio alle variazioni dei tassi di interesse. Prima della crisi, il posizionamento sulla curva e le decisioni di duration andavano praticamente di pari passo.

Allora, gli investitori avevano due opzioni di base per la strategia riguardante la curva, a seconda degli sviluppi della politica della banca centrale: se si aspettavano tagli dei tassi, avrebbero utilizzato strategie di irripidimento della curva con una flessione più rapida dei tassi a breve rispetto a quelli a lungo termine; con tali strategie, infatti, le obbligazioni a breve scadenza dovrebbero sovraperformare quelle a scadenza più lunga.
Se, invece, gli investitori prospettavano un aumento dei tassi, avrebbero predisposto operazioni di appiattimento della curva con un più rapido incremento dei tassi a breve termine, una strategia pensata per trarre vantaggio da un’ondata di vendite di debiti a breve termine. Tuttavia, da quando è iniziata la crisi, altri tipi di strategie sulle curve sono diventate altrettanto comuni a causa dell’acquisto delle obbligazioni da parte della banca centrale.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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