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giovedì 19 luglio 2018

I gestori puntano sempre meno sull'equity. Come e dove investire


I gestori internazionali sono sempre più cauti nei confronti degli asset rischiosi e in particolare delle Borse. La conferma giunge dall'ultimo sondaggio realizzato da Bank of America-Merrill Lynch che tra il 6 e il 12 luglio ha coinvolto 231 partecipanti che gestiscono masse per circa 663 miliardi di dollari.

Nelle indagini degli ultimi mesi era già emerso un atteggiamento progressivamente più prudente dei fund managers che nel sondaggio di luglio hanno di fatto rimarcato in maniera ancora più decisa le loro posizioni. 
I gestori fanno sapere di aver ridotto le loro posizioni sul mercato azionario al livello più basso da quasi due anni, basti pensare che gli investimenti sull'equity globale sono scesi del 14% e solo il 19% degli intervistati ha detto di voler aumentare la sua esposizione al rischio.


Da segnalare che il posizionamento sulle Borse europee è ai minimi da dicembre 2016, con un calo del sovrappeso dal 20% al 12%, e la situazione potrebbe anche peggiorare nel caso di un'escalation sul fronte dei dazi. Maggiormente apprezzato invece l'azionario americano, sul quale è aumentato ai massimi da febbraio 2017 il numero di gestori in sovrappeso.  
Ai minimi da quasi due anni anni anche le attese sulla crescita economica e sui profitti societari, basti pensare che solo l'11% dei partecipanti all'indagine prevede una crescita più rapida il prossimo anno, e la stessa quota si aspetta che gli utili aziendali non segneranno un incremento superiore al 10% nel 2019.


Diversi sono i motivi alla base di questa view piuttosto pessimistica, segnalando che il principale rischio sui mercati è rappresentato dalla guerra commerciale, l'evento che fa più paura dopo la crisi del debito sovrano del 2012. 
Il secondo rischio per quasi il 20% degli intervistati è dato da un eventuale errore della fed e della BCE, mentre una percentuale più bassa e precisamente il 6%, cita la minaccia di una crisi del debito in Europa e nei mercati emergenti.

Con riferimento in particolare al Vecchio Continente, le principali paure riguardano la crisi in seno al Governo Merkel e i timori legati alla situazione politica in Italia.  
Da segnalare che la scarsa fiducia negli asset di rischio è da ricondurre anche all'appiattimento della curva dei rendimenti Usa che si trova sui minimi da 8 anni.

Nel complesso però tra azionario e obbligazionario i fund managers accordano una certa preferenza al primo, perchè quasi l'80% di loro si aspetta un aumento dell'inflazione nei prossimi 12 mesi e una prospettiva di questo tipo è negativa per il mercato obbligazionario. 
A livello settoriale i gestori puntano sui titoli difensivi, vendendo invece quelli ciclici, con una rotazione di portafoglio che porta a scommettere maggiormente sui beni di largo consumo e sul comparto della sanità, a danno di una minore esposizioni ai titoli bancari.


Confermata la scommessa sull'high-tech, tanto che il 33% dei gestori ha fatto sapere di voler aumentare la sua esposizione su questo settore. 
Per quanto riguarda infine le materie prime, già a giugno era emersa una maggiore esposizioni con un sovrappeso del 7%. Dall'indagine di questo mese è venuto fuori che il 17% degli interpellati crede che le quotazioni dell'oro siano troppo basse e non rispecchino più i fondamentali. 
Fonte: News Trend Online

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