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giovedì 5 luglio 2018

Gli investimenti delle aziende continuano a crescere


Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia nella scorsa primavera, nel 2017 la ripresa delle vendite delle imprese industriali e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti si è intensificata sia sui mercati interni sia su quelli esteri. Il rafforzamento ha trainato la domanda di lavoro, cresciuta a un ritmo analogo a quello dell’anno precedente.
I prezzi di vendita hanno ricominciato a crescere in misura più sostenuta, sospinti, nella valutazione delle imprese, dai corsi delle materie prime e dal rafforzamento della domanda.
Secondo le imprese il ritmo di crescita delle vendite resterebbe robusto nel 2018, ancorché più moderato rispetto all’anno scorso; si consoliderebbe la dinamica dei prezzi.
Gli investimenti hanno continuato a crescere, trainati soprattutto dall’aumento della spesa delle piccole e medie imprese.

I piani di spesa per il 2018 prefigurano un’accelerazione, prevalentemente per effetto dell’intensificarsi del ritmo di accumulazione delle imprese con almeno 500 addetti, che nell’ultimo biennio hanno fornito un contributo sostanzialmente nullo alla dinamica complessiva.
Nel 2017 la produzione delle imprese edili con almeno 10 addetti ha continuato a diminuire, sebbene in misura inferiore rispetto all’anno precedente, per effetto del calo nella produzione di opere pubbliche solo in parte compensato dalla ripresa del comparto residenziale.
Il saldo tra le quote di imprese che giudicano le condizioni di accesso al credito in miglioramento e in peggioramento resta positivo e sostanzialmente invariato per il complesso del settore industriale e dei servizi; quello per le imprese edili è positivo per il secondo anno consecutivo e in miglioramento.

L’industria in senso stretto e i servizi privati non finanziari

Nel 2017 il volume complessivo delle vendite delle imprese con almeno 20 addetti dell’industria in senso stretto e dei servizi è tornato a crescere a un ritmo sostenuto dopo il marcato rallentamento dell’anno precedente (2,3 per cento, da 0,3 nel 2016).

La crescita delle vendite ha riguardato i due terzi delle imprese (circa metà lo scorso anno). L’accelerazione, più intensa di quanto prefigurato dalle attese riportate dalle imprese nella rilevazione precedente, ha interessato sia la componente interna sia quella estera ed è stata diffusa nei principali settori e in tutte le classi dimensionali; è stata più marcata per le imprese con almeno 500 addetti.
L’andamento delle vendite è stato particolarmente sostenuto nel comparto della metalmeccanica (4,1 per cento), favorito anche dalla presenza di incentivi all’acquisto di beni di investimento.
Nel 2017, la variazione media dei prezzi di vendita praticati dalle imprese è quasi raddoppiata, all’1,7 per cento, dopo essere stata al di sotto dell’1 per cento per un quadriennio.

L’accelerazione dei prezzi è stata diffusa: per la prima volta da cinque anni, più del 50 per cento delle imprese ha riportato una variazione positiva. La quota, in termini di fatturato, delle imprese che hanno ridotto i propri prezzi è ulteriormente diminuita (dal 22 al 15 per cento), mentre è ancora aumentata, dal 25 al 35 per cento, quella delle imprese che li hanno aumentati di almeno il 2 per cento.
Alla crescita dei prezzi hanno contribuito soprattutto l’andamento dei corsi delle materie prime e quello della domanda; per contro, le imprese che nel 2017 hanno ridotto i propri prezzi di vendita riconducono più frequentemente la propria decisione alle politiche di prezzo dei principali concorrenti.

I prezzi di vendita praticati dalle imprese hanno accelerato in tutti i principali comparti, in misura più marcata in quello energetico ed estrattivo (4,8 da 0,5), particolarmente interessato dall’aumento dei prezzi delle materie prime.
La quota di imprese che ha realizzato un utile nel 2017 è ancora salita, al 75 per cento (73 nel 2016), un valore storicamente elevato.
Il saldo tra le quote di imprese in utile e in perdita, ampiamente positivo in tutti i principali raggruppamenti, è aumentato in misura particolarmente intensa nel comparto dei servizi, mentre si è ridotto per le imprese di maggiori dimensioni e nel settore della chimica e della gomma e plastica.
Per l’anno in corso, le imprese manifatturiere e dei servizi non finanziari prefigurano una dinamica ancora sostenuta delle vendite all’estero e un rallentamento di quelle sul mercato interno; il fatturato complessivo continuerebbe a crescere, ancorché a un ritmo più moderato.

L’incertezza intorno alle vendite attese sarebbe tornata a crescere lievemente, soprattutto tra le piccole imprese dei servizi.
I prezzi continuerebbero a crescere, a un ritmo analogo a quello del 2017 nella manifattura e nei servizi (rispettivamente, 1,8 e 1,2 per cento) e più contenuto nel settore energetico ed estrattivo (2,2 per cento).
Circa il 50 per cento delle imprese prevede di aumentare i prezzi di almeno l’1 per cento: un quarto di esse riconduce la decisione all’andamento della domanda complessiva e quasi la metà a quello dei corsi delle materie prime.
Nel 2017 la spesa per investimenti è nuovamente aumentata (2,7 per cento, 3,6 nel 2016).

Essa è cresciuta in misura più intensa tra le imprese con meno di 500 addetti, mentre tra quelle di maggiori dimensioni è rimasta sostanzialmente stabile e inferiore a quanto inizialmente pianificato. La spesa è stata superiore alle attese per le imprese tra 20 e 199 addetti, per quelle più esposte alla domanda estera e nei settori dei servizi maggiormente dipendenti dai flussi turistici.
L’attività d’investimento è stata, come ogni anno, molto difforme tra imprese: nel 2017, il 75 per cento della spesa complessiva è stato realizzato dal 23 per cento delle imprese con il più alto rapporto tra investimenti e fatturato, una misura dell’intensità del processo di accumulazione indipendente dalla dimensione aziendale.
Poco più della metà delle imprese, la cui spesa rappresenta il 70 per cento circa degli investimenti complessivi, ha beneficiato di almeno una delle misure di incentivo in vigore nel 2017 (Nuova Sabatini, credito d’imposta, super-ammortamento, iper-ammortamento o altro).

Come nel 2016, la misura più utilizzata è stata il super-ammortamento, finalizzato a sostenere gli acquisti di nuovi beni strumentali. Quasi un terzo delle imprese che hanno beneficiato degli incentivi, i cui investimenti rappresentano poco più di un decimo di quelli complessivi, ha dichiarato che almeno parte della spesa è stata realizzata grazie ad essi.
Si può stimare che almeno un decimo della spesa aggregata per investimenti rifletta l’adozione, da parte di poco più di un terzo delle imprese intervistate, di tecnologie avanzate, fra cui le più diffuse sono risultate il cloud computing e l’e-commerce.

Il ricorso alle agevolazioni per gli investimenti per gli acquisti previsti dal piano nazionale Impresa 4.0 (che recepisce le misure di sostegno avviate già a partire dal 2016) è stato più frequente tra le imprese di maggiori dimensioni e tra quelle della metalmeccanica, della chimica e farmaceutica, della gomma e plastica.
Circa tre quarti delle imprese utilizzatrici di tecnologie avanzate considerano trascurabile o ignoto l’effetto che esse avranno nel prossimo triennio sui prezzi dei prodotti o sull’occupazione della propria impresa; poco meno di un quinto di esse prevede invece una moderata riduzione dei prezzi mentre una quota pressoché analoga prefigura un aumento dell’occupazione.
I programmi delle imprese per il 2018 prefigurano un’accelerazione degli investimenti al 5,3 per cento.

Questa accelerazione è riconducibile all’intensificarsi dell’attività di accumulazione tra le grandi imprese, che nell’ultimo biennio hanno fornito un contributo pressoché nullo, e nei settori in cui la spesa per il 2017 è stata maggiormente ridimensionata rispetto a quanto pianificato (energetico ed estrattivo, chimica, farmaceutica gomma e plastica).
Lo scostamento rispetto ai piani formulati lo scorso anno è dipeso, nella maggior parte dei casi, da fattori relativi all’organizzazione interna dell’impresa e, per un terzo delle imprese, da variazioni della domanda attesa; coloro che hanno realizzato più di quanto programmato attribuiscono un ruolo significativo anche alle modifiche della normativa legata agli incentivi fiscali.
La domanda di nuovi prestiti resta piuttosto debole: tra il secondo e il primo semestre del 2017 il saldo percentuale tra la quota di imprese che hanno aumentato la domanda di prestiti e quella di coloro che l’hanno ridotta è stato pari a 7 punti percentuali, un valore in linea con il biennio precedente, ma contenuto rispetto al passato.

Per le imprese con almeno 500 addetti il saldo, negativo nelle due rilevazioni precedenti, si è riportato in linea con la media complessiva. Tra le imprese che hanno aumentato la propria domanda di credito, i due terzi hanno indicato come determinante rilevante di questa scelta l’esigenza di fondi per la realizzazione di investimenti fissi.
Il saldo delle quote di imprese che esprimono giudizi di miglioramento e peggioramento delle condizioni di accesso al credito è stabile attorno agli 11 punti percentuali.

L’85 per cento delle imprese che ha fatto domanda per un finanziamento ha ricevuto l’intero importo; la quota di imprese cui è stato negato, totalmente o parzialmente, un finanziamento, si è stabilizzata al 14 per cento (36 per cento nel 2012, nel mezzo dell’ultima recessione).

Le imprese di costruzione Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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