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venerdì 6 luglio 2018

Azionario Emergente, cosa aspettarsi per il futuro?

Jan Boudewijns, Head of Emerging Equity Management di Candriam Investors Group, speiga che dopo alcuni anni di performance positive, il rally dei mercati emergenti è stato colpito da numerose difficoltà nel secondo trimestre. L’effetto congiunto di un trend di crescita globale meno sincronizzato (nonostante la costante e forte crescita statunitense) e delle iniziative economiche e geopolitiche dell’amministrazione Trump (tagli alle imposte USA, sanzioni nei confronti di Russia e Iran, attriti con i principali partner commerciali) ha alimentato le aspettative di rialzo dei tassi d’interesse statunitensi, di volatilità del prezzo del petrolio e di rafforzamento del biglietto verde.
Di conseguenza, diversi mercati emergenti e le relative valute, soprattutto quelli caratterizzati da posizioni esterne con fondamentali più deboli, hanno iniziato a subire pressione nelle ultime settimane.

Inoltre, con il 2018 ricco di appuntamenti elettorali importanti per i mercati emergenti, le notizie politiche in arrivo da Turchia, Messico, Brasile, Malesia, ecc. hanno aumentato l’incertezza. Anche la recente situazione politica italiana non ha contribuito a rafforzare il sentiment, soprattutto nei mercati dell’Europa dell’Est.
Durante questo periodo, i mercati emergenti più grandi con fondamentali più solidi, come Cina, Corea del Sud e Taiwan, hanno comunque continuato a registrare una performance discreta. Tuttavia, non sorprende che alcuni investitori mettano in discussione le prospettive dei mercati emergenti come asset class.

Cosa dobbiamo aspettarci dunque per il futuro?
Riconoscendo che queste problematiche hanno aumentato la volatilità generale dei mercati e che la selezione dei Paesi, dei settori e dei titoli rimarrà importante, diversi fattori supportano il nostro ottimismo relativo sui mercati emergenti nel medio e lungo termine.
  • Ai livelli attuali, le azioni dei mercati emergenti rappresentano un’opportunità interessante per gli investitori di lungo periodo - spiega Jan Boudewijns -.

    Mentre gran parte del mondo sviluppato sta sperimentando le ultime fasi del ciclo espansionistico, le economie emergenti si trovano ancora in una fase inziale del ciclo e sono sostenute da una solida crescita economica e degli utili.
  • Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2018 le economie dei mercati emergenti dovrebbero crescere a un ritmo vicino al 5% della crescita del prodotto interno lordo (PIL), quasi il doppio rispetto ai mercati sviluppati.
    Non sorprende che la Cina, sempre più dominante non solo come seconda economia mondiale ma anche come principale destinazione delle esportazioni dei paesi emergenti, continuerà a costituire il driver principale della crescita dei mercati emergenti.
  • Nonostante le attuali preoccupazioni sulla solidità dei fondamentali, il rapporto medio debito/PIL nei mercati emergenti è ancora sano e risulta persino in calo in molti Paesi.

    Inoltre, il rischio inflazionistico rimane ampiamente contenuto grazie alle innovazioni tecnologiche rivoluzionarie che continuano a frenare la crescita dei salari.

Crescita degli utili solida con valutazioni interessanti

La presenza di condizioni economiche favorevoli e la crescita degli utili rappresentano fattori determinanti per i rendimenti azionari - spiega Jan Boudewijns -.
Mentre ci avviamo verso un nuovo ciclo di mercato, i rendimenti azionari dei mercati emergenti dovrebbero beneficiare di trend demografici secolari, di livelli di debito societario più contenuti e dell’intensificarsi degli scambi commerciali tra le economie emergenti. Inoltre, nonostante il dollaro USA resti un driver importante, il livello d’indebitamento in dollari delle società quotate dei mercati emergenti, soprattutto quelle asiatiche, si è ridotto dalla crisi del 2013, grazie al maggiore rigore sull’uso del deleverage e delle spese in conto capitale.
Secondo l’MSCI, la crescita degli utili e dei ricavi delle azioni dei mercati emergenti dovrebbe superare quella dei mercati sviluppati nel corso del 2019.

Noi prevediamo che, la crescita più forte degli utili proverrà dall’Asia (principalmente Cina e Corea del Sud) e dai settori dell’IT, dei materiali e dell’energia.
Ulteriori fattori a supporto delle azioni dei mercati emergenti sono le valutazioni interessanti rispetto alle medie storiche e ai mercati sviluppati (stando al CAPE: il rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo).

Sfruttare le inefficienze del mercato prestando attenzione al rischio

Per diversi anni, i rischi piuttosto che le opportunità derivanti dagli investimenti sull’azionario dei mercati emergenti, hanno fatto notizia e avuto la meglio sul sentiment degli investitori - spiega Jan Boudewijns -.

Tuttavia, con il raggiungimento di un’inversione di tendenza nel 2016, le prospettive di investimento nei mercati emergenti sono nettamente migliorate.
Nonostante le prospettive promettenti, gli investitori devono essere consapevoli dei rischi associati ai mercati emergenti, e la selezione degli asset rappresenta comunque un fattore fondamentale per la (sovra)performance.
Sussistono ancora rischi legati alle politiche monetarie delle banche centrali e quelli geopolitici, come il protezionismo e i dazi doganali. Noi continuiamo a monitorare le tendenze macroeconomiche globali e locali, le riforme normative e gli sviluppi (geo)politici, nonché la selezione dei titoli, in linea con il nostro approccio bottom-up.

Per quanto riguarda le società, la selezione dei titoli basata sui fondamentali, mantenendo la flessibilità necessaria per sfruttare le inefficienze del mercato e gestire il rischio, è e rimarrà un elemento sempre più importante. Noi riteniamo che gli investitori possano ottenere risultati migliori attraverso un approccio tematico che privilegi società di qualità caratterizzate da vantaggi competitivi e da una crescita strutturata solida e sostenibile.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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