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lunedì 16 luglio 2018

Analisi fondamentale settimanale per i prezzi dell’oro

Durante questa settimana gli investitori continueranno a focalizzare la loro attenzione sulla domanda per il dollaro statunitense e gli asset ad alto rischio. A giocare un ruolo predominante saranno anche i dati economici in uscita negli Stati Uniti e l’influenza che gli stessi avranno sui rendimenti dei titoli di Stato e sulla possibilità di un ulteriore innalzamento dei tassi da parte della Fed. Questa settimana gli occhi saranno poi puntati sulla testimonianza di fronte al congresso nelle giornate di martedì e mercoledì del presidente della Federal Reserve Powell che non mancherà sicuramente di discutere il futuro andamento dei tassi di interesse, il rafforzamento dell’inflazione e il potenziale impatto di una guerra commerciale sulla crescita economica statunitense.
I contratti future sull’oro sono scivolati al ribasso la scorsa settimana dopo che l’ascesa del metallo prezioso durante la prima parte della sessione non è riuscita ad attrarre un numero di acquirenti sufficiente a proseguire il ritracciamento tecnico iniziato durante la settimana terminata lo scorso 6 luglio. In chiusura di settimana i venditori hanno quindi spinto i prezzi al ribasso fino a quota 1.238,80$, livello su cui poi è iniziato un piccolo rally di copertura delle posizioni short.
Su Comex i contratti future dell’oro con scadenza ad agosto hanno chiuso a quota 1241.20$, in calo di 14,60$ o dell’1,16%.
Il catalizzatore da ricercare dietro la pressione delle vendite è stato un rafforzamento del dollaro statunitense. Dato che l’oro è un asset denominato in dollari statunitensi, il rafforzamento della valuta ne determina una limitazione della domanda da parte degli acquirenti esteri andando così ad indebolirlo.
A favorire un’ascesa del dollaro statunitense la scorsa settimana sono stati due fattori: in primo luogo la produzione statunitense e l’inflazione al consumo hanno supportato le aspettative relative ad un possibile ulteriore innalzamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. In secondo luogo, la minaccia dell’applicazione di ulteriori tariffe sui prodotti cinesi da parte degli Stati Uniti ha portato a un incremento della domanda del dollaro statunitense come asset rifugio.
I dati governativi statunitensi hanno mostrato che i prezzi della produzione sono cresciuti più del previsto durante il mese di giugno permettendo al dato di registrare la più grande crescita annuale degli ultimi sei anni e mezzo. Secondo il Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti, lo scorso mese, l’indice dei prezzi della produzione per la domanda finale è salito dello 0,3% dopo l’aumento dello 0,5% ottenuto a maggio. Ciò ha spinto l’aumento annuale del PPI al 3,4%, il maggior aumento registrato dal novembre 2011, mentre nel mese di maggio era cresciuto del 3,1%.
I prezzi al consumo sono saliti anche nel mese di giugno, è dal 2012 che non si verificava un ritmo annuale così alto, ed è l’indice che l’economia statunitense sta in una fase di crescita mai registrata dai tempi dalla Grande Recessione.
Secondo il governo, a giugno l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,1%, e l’aumento mensile del costo della vita è salito su base annuale al 2,9% dal 2,8%, segnando il livello più alto in più di sei anni. Un anno fa, il tasso annuo si attestava solo all’1,6%.
Il mese scorso il CPI core è cresciuto dello 0,2%, l’aumento annuale del tasso core è salito ad un più modesto 2,3%, il più alto indice di riferimento nell’ultimo anno e mezzo.
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Previsioni

Durante questa settimana gli investitori continueranno a focalizzare la loro attenzione sulla domanda per il dollaro statunitense e gli asset ad alto rischio. A giocare un ruolo predominante saranno anche i dati economici in uscita negli Stati Uniti e l’influenza che gli stessi avranno sui rendimenti dei titoli di Stato e sulla possibilità di un ulteriore innalzamento dei tassi da parte della Fed.
I trader dell’oro osserveranno attentamente i dati degli Stati Uniti, i report principali riguarderanno il core delle vendite al dettaglio, le vendite al dettaglio e i permessi di costruzione. Martedì e mercoledì è in programma la testimonianza del presidente della Fed, Jerome Powell, davanti al Congresso.
Durante la scorsa settimana il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha dichiarato in un’intervista di esser convinto che “l’economia sia in buono stato”, al momento con la disoccupazione al punto più basso degli ultimi vent’anni e l’inflazione finalmente si sta avvicinando all’obiettivo del 2% annuo, valore che corrisponde all’ideale stimato dalla Fed.
Inoltre, Powell ha dichiarato che i funzionari della Fed percepiscono il “crescente livello di preoccupazione” da parte degli uomini d’affari in seguito alle dure affermazioni dell’amministrazione Trump riguardanti l’imposizione di dazi verso numerosi paesi nel tentativo di sostenere i beni americani nei mercati.
Infine, Powell ha dichiarato di essere “molto soddisfatto dei risultati” del graduale aumento dei tassi d’interesse da parte della Fed.
Nella testimonianza al Congresso che terrà nelle giornate di martedì e mercoledì di questa settimana, non c’è dubbio che Powell si pronuncerà sulla politica dei tassi di interesse, la crescita dell’inflazione e il potenziale impatto che avrebbe una guerra commerciale sulla crescita economica degli Stati Uniti.
This article was originally posted on FX Empire

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