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lunedì 25 giugno 2018

Warren Buffett e Jamie Dimon: non bisogna avere visioni short


Wall Street apre ancora all'insegna dell'incertezza causata dall'ormai sempre più aspra e complessa guerra dei dazi, fatta di botta e risposta tra Wasington e Pechino. Uno scambio che potrebbe però abbattersi con ferocia anche sulle economie di altre nazioni e di altri continenti.
La view di Dimon e Buffett
Per questo motivo in molti preferiscono cambiare strategia e spostarsi su qualcosa che possa essere di più ampio respiro, magari guardando a quelle strategie suggerite da anni da un odi più grandi investitori al mondo e cioè Warren Buffett.

Questa volta, però, l'oracolo di Omaha ha trovato un alleato, Jamie Dimon di JPMorgan Chase (NYSE: JPM): entrambi infatti consigliano, non solo in quest'ambito, di sfruttare una visione più a lungo termine.
Famoso è il consiglio di Buffett sul comprare delle azioni come se il mercato dovesse chiudere il giorno dopo e riaprire dopo 10 anni: partendo da questo principio, perciò, il numero uno della Berkshire Hathaway ( NYSE: BRK-A ) ( NYSE: BRK-B ) e quello di JPMorgan hanno iniziato una sorta di “crociata” per convincere i vertici delle aziende a non pubblicare i report trimestrali sugli utili perché creano una visione ansiogena oltre che miope tra gli investitori i quali poi finiscono per prendere decisioni per soddisfare le esigenze nate da quei numeri a breve termine che a lungo andare non sono sempre i migliori per il business.
"I maggiori successi della nazione derivano sempre da investimenti a lungo termine: in entrambe le politiche e le strategie nazionali, una strategia efficace a lungo termine guida la crescita economica e la creazione di posti di lavoro"
Tra i problemi che si evidenziano con le pubblicazioni dei report e delle guidance anche il ritardo degli investimenti in alcuni settori chiave come quelli della tecnologia (dal momento che si preferisce aspettare che i numeri a 90 giorni migliorino), le assunzioni, la ricerca e lo sviluppo e, per ultima, anche un taglio delle società quotate in borsa perchè in molte non ce la fanno a reggere la concorrenza.
I numeri del passsato
La soluzione, dicono Buffett e Dimon, è che le aziende smettano di fornire indicazioni sulle strategie trimestrali. 
"Secondo la nostra esperienza, la guida trimestrale agli utili spesso porta a concentrarsi in modo sbagliato sui profitti a breve termine a scapito della strategia a lungo termine, della crescita e della sostenibilità".
Le statistiche dimostrano che l'acquisto di un titolo con una mentalità a lungo termine ripaga molto meglio, soprattutto in maniera più strutturata e sostenibile, del fluttuare continuo del e tra le azioni su base giornaliera.

In altre parole: più a lungo si tiene su un titolo, più grandi saranno i rendimenti del proprio portafoglio.
JPMorgan Asset Management ha rilevato che tra il 1950 e il 2013 i rendimenti dei mercati azionari erano in media dell'11,1% all'anno.
Durante quel periodo, l'anno migliore per le azioni ha avuto un rendimento del 51%, mentre il peggiore è stato una perdita del 37%. Nello specifico esaminando i rendimenti tra quelli che hanno investito con strategie annuali, quinquennali, decennali e ventennali, gli analisti hanno rilevato che coloro che detenevano asset in portafoglio per almeno 5 anni rischiavano in media, nel peggiore dei casi, una perdita annualizzata del 2% mentre potevano veder generare rendimenti annuali medi fino al 28% nella fascia più alta.

Non solo, ma maggiore era il periodo di possesso e migliori erano i rendimenti. Su un investimento a 20 anni, infatti i peggiori rendimenti annuali permettevano un ritorno del 6% mentre i migliori terminavano al 18%.

Fonte: News Trend Online

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